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23) Le gocce di lacrime sul vetro

Lui era il mio primo insegnante. Solo lui sapeva tutti i miei segreti, le mie gioie e le mie paure

Lun 05 Dic 2011 | di Florie | concorso iPad

Ho chiuso i miei occhi per ricordare quell’uomo. Era un uomo che zoppicava con braccia e gambe grandi; sorrideva, mostrando un sorriso storto ma dolce. Lui era il mio compagno di gioco;  era come un fratello.
Sembra solo ieri quando abbiamo fatto un aquilone grande. Eravamo molto felici, ma per la fretta di giocare, non ci siamo resi conto che l’aquilone era troppo grande e non c’era vento sufficiente. Che delusione, siamo ritornati a casa in silenzio. Il desiderio forte di giocare ancora non ci dava pace. A un certo punto, lui ha preso una carta e l’ha piegata dai lati legandoli leggermente con un filo lungo. Siamo usciti di nuovo e ha lanciato la carta nell’aria e allo stesso tempo correva, tenendo il filo. Mi sono inondata di gioia mentre guardavo l’aquilone e gridavo:  “dài ancora… dài, corri... che bello!”.
Che bei ricordi di noi due! Non posso dimenticarli. Lui era il mio primo insegnante; mi ha insegnato a cantare, ballare, disegnare e scrivere. Solo lui sapeva tutti i miei segreti, le mie gioie e le mie paure. Lui è il mio superman; mi difendeva e mi proteggeva dal pericolo. È il mio miglior amico e sono molto orgogliosa di lui.   
Sorrideva mentre cantava, anche se era stonato; ma ogni tanto cantavo pure io con lui e sorridevamo insieme. Lui è il mio modello: libero, semplice, umile e soprattutto affettuoso. Mi ama tanto. Il suo amore per me è grande come il cielo. Qualche volta starnutiva così forte da rompere i timpani; una causa di risata per noi. Ogni sera, mi raccontava una serie di storielle così buffe da farmi tenere la pancia dalle risa. A lui piacevano le piante, gli animali e anche fotografare. Mi ha fatto tante foto anche mentre dormivo, è il suo hobby.
Improvvisamente però, quei bei giorni sono diventati come bolle di sapone… piccole bolle bruscamente portate via dal vento. Guardavo e non c’era più.  È rimasto solo un ricordo da tenere vivo nel mio pensiero.  Ho aperto i miei occhi, “ma è vero questo?” Domandavo in silenzio; ho fissato il mio sguardo su quel corpo posato sul letto in una stanza bianca; le sue guance infiammate, la sua pancia disidratata e le sue dita viola.  Non respirava più!  Mi sembrava solo un sogno; non potevo credere. Era forse ieri quando ho preso la merenda con lui; m’imboccava un pezzo di torta che mamma aveva preparato ed era molto contento.  Le mie lacrime scorrevano liberamente sul vetro della bara dove lui era deposto. “Per favore, papà, àlzati!”, ho supplicato; “svegliati! Perché dobbiamo giocare ancora”, ho gridato dal profondo del mio cuore; “perché tu, papà?, come faccio io?, per favore, papà svègliati! Fai sorridere mamma…. almeno in questo ultimo momento…..”.  

 
 
 
 

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