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Grenoble: in bici o in monopattino tra i monti di Stendhal

Alla scoperta della città francese sede delle Olimpiadi invernali del ’68, oggi vivace microcosmo multiculturale ad alto tasso italico

Lun 05 Dic 2011 | di Lucia Cosmetico | Mondo
Foto di 13

CAV. E la politica italiana, questa volta, non c’entra. C’entrano invece i Ciclisti ad Alta Velocità di Grenoble, la capitale delle Alpi francesi, che nel 1968 venne scelta come sede dei Giochi olimpici invernali ed oggi ospita alcuni dei più importanti centri di ricerca scientifici europei che attraggono giovani studiosi da tutto il mondo. “Ovunque ti volti, vedrai sempre le montagne", diceva Stendhal, illustre cittadino di Grenoble al quale sono dedicati un liceo ed un’università. E sarà proprio per l’onnipresenza vigile e protettiva di massicci montuosi naturalmente sportivi, che gli abitanti grenoblesi si distinguono per l’uso disinvolto e dinamico dei più diversi mezzi di trasporto. Possibilmente non inquinanti ed ecologici.

SURFISTI DI STRADA: IN BICI
In primis, appunto, le biciclette, che sfrecciano tra le strade su apposite corsie rigorosamente vietate alle auto. Private o a noleggio, semplici, multiple, reclinate o con mini-calesse posteriore per portare i bambini, le due ruote predilette dagli ambientalisti sono amate anche dalla polizia, che le inforca in rigida divisa da lavoro con caschetto in testa d‘ordinanza. 

IN PATTINI
Al secondo posto si segnalano i pattini e il monopattino: quest’ultimo, chiamato in francese ‘trottinette’ (da un giocoso ‘trottiner’ che sta per trotterellare), è adoperato in egual misura da grandi e piccini, spesso in formato unico e indivisibile. Anche i pattinatori del centro città sono capaci di raggiungere velocità da Gran Premio ed abilità da slalomisti tra pedoni, ciclisti, cani e relative deiezioni che, nonostante i vari ‘Espace Chien’ (‘Spazio-Cane’: aiuole con sabbietta), appaiono abbondanti.

CON LO SKATE-BOARD
A tagliarvi la strada mentre attraversate, però, potrebbe essere anche uno skate-boardista furioso, che si fa largo a falcate di gamba tra semafori e strisce pedonali: un vero surfista cittadino che non teme intoppi di percorso. I pedoni semplici sono i benvenuti, ma facciano attenzione a non debordare sulle corsie riservate alle biciclette, perché potrebbero rischiare di essere investiti. Specie se si fermano al centro della strada rapiti da qualche scorcio sulle cime innevate o su una delle tante finestre decorate da tendine in ferro battuto.

TELE-VISIONI: CHE BOLLE!
Al tramonto i monti si tingono di rosa come le Dolomiti e, se c’è la luna piena, può capitare di veder brillare la neve anche mentre calano le tenebre. Sono spettacoli naturali di intensa bellezza, che si possono contemplare da una mansarda ex ‘chambre de bonne’ (camera della domestica), tra le molte affittate a prezzi modici a studenti e professionisti di passaggio.

COME PETALI DI FIORE
Ma per abbracciare con lo sguardo Grenoble dall’alto bisogna provare l’ebbrezza della sospensione sulle ‘bulles’ (letteralmente ‘bolle’), che collegano attraverso una teleferica il centro con la sommità del monte dove si trova la Bastiglia. Non quella celebre parigina, che diede avvio alla Rivoluzione, ma una fortificazione dell’Ottocento che segna il paesaggio cittadino ricordando i tempi in cui ci si doveva difendere da nemici vicini. Da lontano le ‘bulles’ sono un elemento decorativo di grazia leggiadra: se ne vedono salire e scendere quattro-cinque alla volta, una dietro l’altra come se fossero i saliscendi di un pallottoliere ridotto oppure una serie di addobbi natalizi penzolanti tra il fiume (l’Isère) e il cielo. Quelle attuali vennero inaugurate nel 1976, andando a sostituire le vecchie cabine degli anni Trenta. Nelle ‘bulles’ si sta seduti al massimo in cinque, in assetto ‘petalo di fiore’ e con qualche leggero tremore anche se non si soffre di vertigini. I più coraggiosi osino occupare una ‘bulle’ da soli, e possibilmente la prima, così da avere tutto il brivido dei pionieri che ascendono o discendono un dislivello di 260 metri, che si può anche affrontare a piedi in un’ora con una barretta energetica di salvataggio.

 SOTTO IL TRENO A FAR LA SPESA
Per la spesa più sana e sostenibile, sono diverse le piazzette che nel fine settimana offrono prodotti genuini a chilometro zero. Tra quelli tipici del luogo, meritano una segnalazione le noci, i ravioli ripieni di spinaci o formaggi e la marmellata di rosa canina. Il mercato più fornito si dipana lungo sotto i piloni che sorreggono la ferrovia sopraelevata (‘Marché de l’Estacade’). 

MERCATI IN STILE LIBERTY
L’originale collocazione risulta ulteriormente abbellita da una serie di pitture murali che riproducono con colori vivaci su fondo giallo scene di mercato quotidiano, oltre che grappoli di verdura, frutta e fiori: un ‘liberty’ dei giorni nostri che valorizza una parte di città dandole un’anima certamente più allegra rispetto al grigio-cemento originale. Far la spesa sotto i ponti diventa così una felice immersione in un lungo serpentone animato da profumi e colori, dove l’occhio può divertirsi a spaziare tra la frutta fresca e quella dipinta. Ciascuno si serve da solo, con cestino di plastica da riempire a proprio piacimento, e si mette diligentemente in fila. Chi non avesse la pazienza di aspettare fino alla cassa, fotografi soltanto i piloni decorati e viva d’arte. 

SETTE LINGUE PER MILLE STUDENTI
Nella zona più moderna della città, a pochi passi dalla stazione dei treni, si trova la ‘Cité Scolaire Internationale’, che esprime in un vivace microcosmo la vocazione multiculturale di Grenoble. Qui arrivano gli studenti migliori, scremati da un esame che li seleziona rigorosamente a seconda del merito. Attualmente sono poco più di mille i ragazzi che frequentano questo collegio-liceo internazionale pubblico, che offre la possibilità di imparare più di una lingua già a partire dagli 11 anni. 

COME UN TRANSATLANTICO
Concepito come un lungo transatlantico a tre piani, esteriormente più simile ad un centro scientifico che ad un edificio scolastico, la ‘Cité Internationale’ è una piccola oasi di civiltà: silenzio, rispetto, decoro, pulizia, profonda coscienza educativa da parte degli insegnanti, spesso bilingui o stranieri temporaneamente trapiantati in Francia. Sei gli indirizzi linguistici: arabo, portoghese, inglese, tedesco, spagnolo e italiano, studiato spesso dai figli o nipoti dei tanti connazionali che si trovano a Grenoble (circa il 20% della popolazione grenoblese è costituita da italiani). 
Attaccata alla scuola c’è  la biblioteca municipale internazionale specializzata in sette lingue (le sei studiate a scuola più il francese): un vero paradiso per i poliglotti, ma anche per chi semplicemente sia curioso di provare a leggere un classico nella lingua originale. E dalla capitale delle Alpi francesi ci si può ritrovare, in poche pagine, in una fiaba delle “Mille e una notte”.         

 


GRENOBLE, CULLA DI RIVOLUZIONARI
Anche se la Bastiglia locale non c’entra con la fortezza parigina che venne assaltata il 14 luglio del 1789, Grenoble ha avuto un ruolo importante nelle fasi preparatorie della Rivoluzione francese. Il 7 giugno del 1788 i cittadini grenoblesi salirono sui tetti per tirare tegole in testa alle truppe reali, in seguito ad un editto che prevedeva una limitazione dei poteri del Parlamento. L’evento è ricordato su un quadro (‘La Journée des Tuiles à Grenoble, le 7 Juin 1788’) di Alexandre Debelle, conservato nella vicina cittadina di Vizille, dove tra l’altro si svolse la prima riunione dei ‘tre ordini’ all’interno di una delle sale del Castello che oggi ospita il Museo della Rivoluzione francese.

 


IL MUSEO DEGLI “AUTOMI MECCANICI”
Poetico. Divertente. Romantico. Struggente. Vietato lasciare Grenoble senza averlo visitato. Il ‘Musée des Automates’ (‘Museo degli Automi Meccanici’) è molto più simile ad uno spettacolo circense che ad un museo, perché chi entra non rimane semplicemente visitatore, ma si trasforma lentamente in bambino curioso e meravigliato delle più strane invenzioni della mente umana: dall’anatra che mangia, digerisce e spegne la fiamma con il becco (una creazione originale del Settecento riprodotta in anni recenti da un artista locale) all’organo ‘de Barbarie’, che funziona a manovella ed aziona una vera e propria orchestra di fiati, tamburi e suoni che evocano in pochi secondi caroselli, giostre ottocentesche, giocolieri e marionette. Ad inventarsi questo regno dell’arte meccanica spolverato di magia è Francia Lara, ‘mimo robotico’ ed artista decoratore che alla fine della visita conferisce a tutti uno speciale diploma in ‘Organo barbarico’: un titolo in più da far valere sul curriculum.


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