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Andrea Tornielli: 2012, profezie di vita

Giornalista de La Stampa: č l’anno della fine o l’inizio della speranza?

Mer 21 Dic 2011 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Le ansie catastrofiste e l’ossessione della crisi rischiano di privarci anche della speranza di un futuro migliore. Chi, se non la Madre della Vita, può donarci la Luce necessaria a confidare nell’Amore che tutto sostiene, svelando anche gli inganni di apocalittiche profezie? Due esperti giornalisti - Andrea Tornielli e Saverio Gaeta, tra i più quotati vaticanisti italiani - nel loro recente libro “A.D. 2012 La Donna, il drago e l’Apocalisse” (Edizioni Piemme) hanno analizzato i vari messaggi profetici che la Madonna ci ha lasciato nel corso dei secoli durante le Sue numerose apparizioni.

Andrea Tornielli, come mai suscitano tanto interesse queste presunte profezie sulla fine del mondo?
«La scomparsa di Dio dall’orizzonte dell’uomo, l’indifferentismo e il relativismo dei nostri tempi hanno reso l’uomo più vulnerabile non solo a miti e superstizioni, ma talvolta anche ad autentiche bufale, diffuse soprattutto attraverso internet, strumento straordinario ma talvolta pericolosissimo».
Cosa ti ha spinto alla pubblicazione dell’ultimo libro “A.D. 2012 La Donna, il drago e l’Apocalisse”?
«È una ricerca realizzata insieme al collega Gaeta per sbaraccare il campo da uno pseudo profetismo catastrofista che diffonde paure assurde su questo nuovo anno appena iniziato. Abbiamo cercato il senso della profezia cristiana attraverso l’analisi delle rivelazioni avvenute nelle varie apparizioni mariane, evitando di soffermarci su particolari e misteri delle singole visioni».

Qual è il filo rosso che lega le numerose apparizioni della Madonna avvenute negli ultimi decenni?
«Si capisce con chiarezza che stiamo attraversando una fase molto difficile e che l’umanità è in pericolo: se l’uomo non si converte e non cambia strada, andrà incontro all’auto-distruzione, una catastrofe immane certamente non voluta da Dio. Le apparizioni mariane, avvenute con frequenza sempre maggiore negli ultimi decenni, possono aiutarci ad aumentare la fede nella concreta e costante presenza di Dio nella storia: da molte cose capiamo che proprio nel nostro tempo c’è una particolare, costante e materna vicinanza di Maria nei nostri confronti. Le Sue apparizioni, vagliate e riconosciute come autentiche, sono un chiaro segno dell’intervento di Dio per questa nostra generazione allo sbando, a partire proprio dall’Europa che fu cuore e motore della civiltà cristiana».

C’è qualcosa che accomuna i vari protagonisti delle visioni mariane?
«Nel corso dei secoli i messaggi di Maria sono sempre arrivati attraverso i più piccoli, umili e semplici. Proprio quelli ai quali Gesù dice che appartiene il Regno dei Cieli».
Le profezie mariane hanno trovato riscontro in importanti vicende storiche?
«Non c’è dubbio, ma è difficile fare una sintesi: come testimoniato anche dal Beato Giovanni Paolo II, la Madonna illumina profeticamente gli avvenimenti storici che costituiscono l’ambito di una grande lotta tra il bene e il male. Possiamo citare come prima grande apparizione di Maria nell’era moderna quella avvenuta nel 1531 a Guadalupe in Messico, poco dopo l’arrivo dei conquistatori europei: accompagnata da grandi segni, suggellò di fatto il meticciato. Dalla fine dell’800, non a caso in concomitanza con la Rivoluzione francese, inizia invece un periodo molto intenso di apparizioni mariane, tre delle quali, quelle di Rue du Bac, La Salette e Lourdes, sono avvenute proprio in Francia, con alcune profezie molto precise che si sono puntualmente avverate».
   
I riflessi delle apparizioni della Madre di Gesù arrivano fino ai nostri giorni?
«Certo, basti pensare che il Novecento si apre con le famose apparizioni di Fatima, avvenute nel 1917 alla vigilia della Rivoluzione di Ottobre. In quell’occasione a tre piccoli pastorelli Maria parla della Russia e degli “errori” che avrebbe sparso nel mondo; inoltre, preannuncia la Seconda guerra mondiale e rivela un segreto sui rischi di martirio di un Pontefice futuro, concretizzatosi poi nell’attentato a Papa Wojtyla. Più tardi la Madonna farà sentire in vari modi la Sua presenza con straordinario tempismo storico: ad esempio, in concomitanza con l’avvento del nazismo, oppure a Kibeho in Africa dove preannuncia le orribili stragi del Ruanda, fino all’inizio, nel 1981, delle apparizioni a Medjugorje, tutt’ora in corso. Lo stesso Papa Benedetto XVI ha collegato alcuni messaggi della Vergine agli attuali scandali interni alla Chiesa».

Quale atteggiamento assumere di fronte alle profezie mariane?
«Le visite e i messaggi della Madonna devono essere visti come inviti al ravvedimento di una madre premurosa. Dobbiamo essere consapevoli che l’uomo, pregando, può cambiare il corso degli avvenimenti storici; la preghiera unita alla testimonianza personale può essere più importante di tante decisioni prese da personaggi potenti. Per di più, leggere i messaggi donatici da Maria è un buon antidoto alla paura: è stolto voler conoscere il futuro e leggere tante strampalate profezie che ci sono in giro. La fine del mondo può arrivare per ognuno di noi in qualunque momento: l’importante è vivere bene il tempo presente, sapendo che Dio è il Signore della storia, nella quale la vittoria del bene è una certezza, una partita già vinta. Non sappiamo né quando né dove, ma neanche quanto ognuno deve personalmente soffrire e partecipare alla lotta».

Che valore possono avere i messaggi divini per una persona non credente?
«Sono uno stimolo a non nascondere sotto la coltre delle abitudini e delle banalità le domande vere che riguardano anche la nostra anima e che la realtà ci pone di fronte. Sono questioni appartenenti a tutta l’umanità: ormai anche le neuroscienze dimostrano che questi interrogativi non sono influenzati da fattori culturali o religiosi, ma sono insiti nell’essere umano che desidera naturalmente l’infinito. Solo chi, anche non credente, ha il coraggio di mettersi in discussione può trovare delle risposte: ecco perché Papa Benedetto XVI afferma che gli agnostici in ricerca possono essere più vicini a Dio dei cristiani che vanno a Messa per abitudine».

Da esperto vaticanista, quale ritieni sia oggi il rapporto tra la Chiesa, i mass media e i bisogni della gente?
«La Chiesa si è resa conto che non è più scontata l’esistenza della Fede nella società moderna; ritengo sia giunto il momento che faccia anche una profonda autocritica, perché produce troppi discorsi, nutrendosi spesso di messaggi autoreferenziali che la gente comune non capisce. Invece, proprio in un momento di grande smarrimento come quello attuale, le persone sono molto interessate alla comunicazione di ciò che è essenziale del messaggio cristiano, come la storicità dei Vangeli o le ragioni della Fede: i credenti, soprattutto se giornalisti, hanno una grande responsabilità in questo».

Come comunicare il significato profondo del messaggio evangelico?
«Senza diventare un teologo o un evangelizzatore, chi fa comunicazione dovrebbe almeno chiedersi: “di cosa hanno bisogno le tante persone disperate che oggi non sanno dare un senso alla loro esistenza?”. La Fede deve incontrare i bisogni concreti della Persona; è dunque necessaria la testimonianza diretta e la creazione di piccole comunità, vive ed affascinanti, che possano risvegliare il cuore degli individui. Tutti abbiamo bisogno di incontrare quello sguardo di Gesù che era innanzitutto pieno di misericordia: gli uomini e le donne di oggi hanno bisogno di sentirsi amati, accolti ed abbracciati per quello che sono».

Come hai scoperto la tua vocazione di vaticanista?
«Sono sempre stato educato alla Fede, ma la scelta della mia professione è dovuta piuttosto ad una passione nata da ragazzo. Con la mia famiglia andavo sempre in vacanza in montagna a Falcade (Bl), vicino al paese natale di Papa Luciani: all’età di quattordici anni vissi in prima persona la festa e l’emozione per la sua elezione al Soglio Pontificio. Da allora ho iniziato a collezionare notizie sui conclavi e a studiare la storia della Chiesa: tra i vari libri che ho scritto sono affezionato soprattutto a quelli sulle biografie dei Papi».

La professione condiziona la tua Fede?
«Per la mia Fede forse sarebbe meglio che non mi occupassi del Vaticano: probabilmente vivrei meno conflitti interiori sulla pubblicazione o meno di certe notizie. Nella Curia e nella Chiesa di tutto il mondo ci sono tante persone bellissime ma, come in ogni ambiente, anche delle negatività. Non mi permetto di giudicare i singoli individui, perché devo anzitutto guardare la negatività che è dentro di me, ma comprendo la sacrosanta tendenza della gente a scandalizzarsi per molte cose. I cattivi esempi però aumentano in me la certezza dell’origine soprannaturale della Chiesa, che altrimenti non avrebbe mai potuto resistere per più di duemila anni a tanti misfatti».

Quali sono i mali principali che affliggono la Chiesa?
«Anzitutto dobbiamo gioire delle migliaia di persone laiche e religiose che in tutto il mondo ogni giorno aiutano spiritualmente e materialmente tantissimi bisognosi. Detto questo, oltre l’orrendo crimine della pedofilia e l’amoralità di certi comportamenti, a mio parere oggi il male principale della Curia di un certo livello è il “carrierismo”, molto diffuso ed in aumento negli ultimi anni. Tutti noi c’impegniamo per progredire nella nostra carriera lavorativa, ma trovo bruttissimo che ci siano sacerdoti che agiscono allo scopo di ottenere la nomina a vescovo, cardinale o altro: non sono mai umili e credono di essere sempre i migliori, incapaci di riconoscere il proprio peccato. L’altro grande male è la diffusione all’interno della Chiesa di un dissenso corrosivo e di un forte relativismo, con la conseguenza che in molti dicono di sapere come devono andare le cose senza rispettare la guida del Papa».        

    




VATICANISTA PRECOCE
Andrea Tornielli, nato a Chioggia nel 1964, è sposato ed ha tre figli; la sua passione per la storia della Chiesa e le gesta dei Pontefici, sbocciata fin da ragazzo, lo porta in breve a diventare uno dei più quotati vaticanisti italiani. Scrittore prolifico, ha pubblicato più di quaranta libri, tra i quali le biografie di vari Papi e due dedicati all’attuale Santo Padre: “Benedetto XVI. Il custode della fede” (Piemme 2005) e “Attacco a Ratzinger” (Piemme 2010, scritto con Paolo Rodari). Scrive sul quotidiano La Stampa, collabora con varie riviste italiane e internazionali ed è molto attivo sul web, dove ha un seguitissimo blog (Sacri Palazzi) e, insieme al noto scrittore Vittorio Messori, tiene una rubrica sul sito www.labussolaquotidiana.it


GLI INVITI DELLA MADRE
Nel suo ultimo libro “A.D. 2012 - La Donna, il drago e l’Apocalisse” (scritto con  Saverio Gaeta  - Ed. Piemme) Tornielli, di fronte al proliferare di catastrofiche previsioni della fine del mondo durante questo nuovo anno, tenta un’analisi del significato della profezia cristiana attraverso i messaggi scaturiti dalle varie apparizioni della Madonna. Qual è la motivazione della costante presenza di Maria nella storia dell’umanità, in particolare negli ultimi due secoli? Le tante e crescenti apparizioni mariane, soprattutto da quella francese di Rue du Bac nel 1830 fino a quelle odierne e prolungate di Medjugorje, devono essere vagliate tenendo conto anche delle difficoltà di interpretazione, così come del rischio di fanatismo e strumentalizzazione. Secondo gli autori non c’è dubbio che si tratti di inviti premurosi che la Madre di Gesù ci rivolge per salvarci dall’incombente autodistruzione. Con una urgenza e una premura che fanno pensare ad una sorta di “ultimo appello” per ritornare alla Vita e a Dio.   
 


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