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Lasciamoli perdere!

La fissazione di far vincere bimbi e ragazzi nello sport fa male

Mer 21 Dic 2011 | di Francesco Buda | Bambini
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Lasciamoli perdere. Non serve l'ansia competitiva dei grandi riversata sui piccoli, con la scusa dello sport. Da accaniti ultras dei propri pargoli, gli adulti li spingono a vincere. Spesso a tutti i costi. Fino ai casi estremi dei genitori che procacciano e somministrano sostanze illegali ai figli minorenni, come quella mamma in provincia di Como che dopava la figlia 15enne nuotatrice, o quella coppia di Padova che faceva ozonoterapia per autotrasfusione alla ragazzina facendole rischiare l'embolia, presso uno studio medico. O i campioncini del tennis, due fratelli di 15 e 17 anni, pompati dal padre assistito dal medico “specializzato” in doping a Rimini, già noto alle cronache giudiziarie. Casi limite, che raccontano di una diffusa ed esasperata ossessione del podio pagata dai ragazzini. Inseguire un pallone, correre, giocare, muoversi diventano una condanna al risultato: se non vinci, non vali.  «Spesso sono i genitori che facilitano il doping – dice il Manuale di formazione “La tutela della salute nelle attività sportive e la prevenzione del doping” dell'Istituto Superiore di Sanità - perché pretendono dai figli una carriera sportiva da campioni, da ottenere a tutti i costi. È talmente forte la proiezione su di loro e l’ansia di raggiungere il successo che per realizzare il proprio sogno sono disposti anche ad accettare che i ragazzi facciano uso di sostanze illecite, rimuovendo o minimizzando le possibili conseguenze. Altre volte l’uso viene fatto a insaputa dei genitori, ma causato dalla pressione psicologica esercitata sui ragazzi dalla famiglia, per paura di deludere le aspettative in loro riposte». D'altro canto «può essere proprio il disinteresse della famiglia a far crescere la voglia di affermarsi nel giovane che finisce per ricorrere al doping, senza che in casa nessuno se ne accorga». Serve dunque una attenzione sana, una partecipazione rispettosa, che parta dall'amore, capace di cogliere come il bimbo o il ragazzo è. Le sue potenzialità non sono quelle che pretendono, prevedono o si attendono gli altri. Sono le sue e basta. La sfida è coglierle e sostenerle.

STRESSATI DALLE ASPETTATIVE
Nel 2003 da una ricerca di Demoskopea emerse che il 7% dei 13.360 ragazzi tra i 13 e 18 anni intervistati dichiarava di fare uso di sostanze dopanti, su consiglio di amici o dello stesso allenatore. Oggi, in Italia, nella fascia di età tra i 12 e i 15 anni uno su tre “dichiara di aver assunto nell'ultimo anno integratori non proteici (sali minerali, vitamine)” e in media il 6% dichiara di aver assunto integratori proteici (creatina, aminoacidi), con punte dell'11% tra le femmine 15enni. E tra gli studenti preadolescenti e adolescenti, vanno molto i farmaci senza ricetta medica, con picchi preoccupanti tra i 14 e i 15 anni, con impennate del 45% tra le ragazzette, quasi una su due! Lo attesta l'indagine “Sport pulito” curata nel 2010 dalla professoressa Caterina Pesce dell'Università di Roma “Foro Italico”, con l'Unione italiana sport per tutti per contrastare le sostanze “ergogeniche”, cioè che pompano le prestazioni atletiche, lecite e illecite. «Se i ragazzi percepiscono che i loro adulti significativi li spronano ad impegnarsi nello sport per apprendere e divertirsi, senza enfatizzare la prestazione, la loro propensione a far uso di integratori che incrementano la prestazione atletica non sarà la stessa di quei ragazzi che invece percepiscono i propri genitori fortemente interessati alle loro prestazioni e poco tolleranti verso gli errori», si legge nei risultati dell'indagine “Sport pulito”. Per accontentare mamma e papà, l'allenatore e i grandi, per dimostrare di essere all'altezza delle aspettative, si ricorre agli aiutini. Alla faccia della vera espressione personale e del gioco! E il divertimento affoga nel carrierismo precoce.

DOPING? NO, PRESSING!
Al di là del doping chimico-farmacologico, su bambini e ragazzi incombe quello molto più comune del pressing psicologico. Uno stress esistenziale che danneggia i nostri piccoli, i giovani e giovanissimi. Adombra l’anima e martella il corpo. «Dirigenti ed allenatori: hanno cominciato ad avere come unico scopo la scoperta di nuovi talenti – si legge nella “Indagine al di sopra di ogni sospetto” dell'Istituto superiore di Sanità -, con tutte la conseguenze che questo implica: tesseramento precoce dei bambini, selezione di quelli più promettenti con conseguente emarginazione di quelli che di talento non ne possiedono abbastanza, specializzazione precoce, aumento della frequenza e degli impegni di allenamento e gare. Il modello diviene dunque quello del campione». E addio gioco e autostima! È questo il vero “doping”. «I casi di minori dopati sono rarissimi, mentre c'è un abuso di integratori, ma è arrivato il momento di fare una riflessione sull'attività sportiva offerta ai bambini, un'attività assolutamente inadatta alle loro esigenze, lo sport di solito non è a misura di bimbo», spiega ad Acqua & Sapone Alessandro Donati, icona internazionale dello sport pulito, consulente dell'Agenzia mondiale antidoping e membro della Commissione di vigilanza, consulente di varie procure della Repubblica. È stato dirigente responsabile del Dipartimento Ricerca e Sperimentazione del CONI, che oggi critica duramente. «Ai piccoli viene imposto un modello che gli fa fare le cose dei grandi... pensi a un bimbo messo in una piscina a fare su e giù per ore. C'è una iperspecializzazione degli sport, catalogati e irregimentati a compartimenti stagni, mentre i bambini per loro natura avrebbero bisogno di una moltepilicità di esperienze motorie. Tutte le forzature derivano da questa deviazione di partenza».

CONI: CONTABILE DELLE MEDAGLIE
È come se a scuola si studiasse solo matematica, o scienze, o storia anziché sperimentarsi con le varie discipline. «Il sistema sportivo così concepito – insiste Donati, che ha allenato le squadre nazionali di atletica – difende i propri interessi, anche se non lo dice ufficialmente, mira ad avere il maggior bacino di utenza per poter reclutare talenti da avviare alla specializzazione  alle gare. Il Coni opera come un contabile delle medaglie. Il mondo dello sport non è tutto così, ma siamo in una paralisi culturale nella quale i bambini vengono immessi prematuramente in un sistema votato alla performance, alla prestazione che finisce per dimenticare proprio loro, i bambini, che hanno diritto al gioco, ad arricchire le proprie esperienze motorie e a svolgere le l'attività sportive senza essere messi in continuazione di fronte ai propri limiti e stimolati incessantemente degli adulti. Ma come si fa a non capire che i bambini messi precocemente in un sistema competitivo molto spinto rischiano di sviluppare dei veri e propri disturbi alimentari? O che finiscono nell'abuso di integratori, come le vitamine, proteine e così via diventandone dipendenti? Tutti prodotti che danno una senzazione di insufficienza personale e il bimbo o l'adolescente finisce per credere che lui da solo non ce la fa con le sue forze. Tutto questo clima di pressione sui piccoli che si salda perfettamente con gli interessi della case farmaceutiche e della politica che è molto addentro lo sport organizzato». E così da esperienze positive, liberatorie e gioiose, la piscina, il campo di gioco, la pista diventano avvilenti palestre di ansia e molestia per i ragazzini. Fabbriche di giudizi e compiti da svolgere alla perfezione.

UN ALTRO SPORT È POSSIBILE
«Spesso i genitori diventano tifosi esasperati», dice ad Acqua & Sapone Daniela Rossi, responsabile dell'Ufficio progetti dell'Uisp e del progetto “Mamma parliamo di doping”, che promuove lo sport amatoriale in tutta Italia, con 1.250.000 persone associate, 17.500 società sportive affiliate e 1.000 circoli, con la missione di dimostrare che "un altro sport è possibile". «La bellezza del gioco non vuol dire togliere l'agonismo, ma dev'essere in modo equilibrato. Se il giovane è frustrato perché non eccelle, si crea poi quel fenomeno del drop out, l'abbandono dello sport in adolescenza, in cui l'Italia primeggia in Europa anche perché si punta solo a selezionare i più bravi. I non vincenti si disamorano, perché non gli si offre divertimento, ma frustrazione e selettività eccessiva. Se possiamo lanciare un appello, è quello di giocare coi figli all'aria aperta, coltiviamo lo sport con loro, se possibile a scuola portiamoceli a piedi o in bici, teniamoli in movimento senza la centralità della prestazione. Che senso ha far fare due o tre sport al piccolo, se poi lo si tiene dentro casa tutto il resto del tempo?». E se proprio non ci riusciamo, invece che martellarli affinché vincano, lasciamoli perdere!         


INTEGRATORI INUTILI
“Non ci sono assolutamente dimostrazioni scientifiche che l'integrazione con vitamine, sali minerali, aminoacidi eccetera possano migliorare le performance sportive. Normalmente non c'è bisogno di alcuna integrazione alimentare per chi fa sport, soprattutto al livello amatoriale, non occorrono né vitamine, né sali minerali, aminoacidi e tantomeno farmaci. Anzi, hanno un prezzo su chi li assume: sovraccaricando il metabolismo di sostanze spesso inutili, provocano un dispendio di energie maggiore e uno sforzo in più per eliminarle», ci dice la dottoressa Roberta Pacifici responsabile del Reparto farmacodipendenze, tossicodipendenze e doping dell'Istituto superiore di sanità e membro della Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per le attività sportive. «Basta una sana ed equilibrata alimentazione come la dieta mediterranea - spiega l’esperta -, che è ricca di tutti gli elementi necessari per reintegrare le perdite da attività sportiva anche intensa. È importante variare i cibi: le vitamine sono nella frutta, i sali nella verdura, le proteine si assumono mangiando la carne e gli aminoacidi con la pasta». Quindi, cari mamma e papà, invece che gridare “vinci” a tutti i costi, è a tavola che potete sostenere i vostri piccoli atleti!


MAMMA FA MANGIARE, PAPÀ FA GAREGGIARE                        
La pressione dei genitori su figli produce effetti diversi a seconda che venga dalla mamma o dal papà. Lo rileva lo studio “Sport pulito” della Prof Caterina Pesce, dell’Univesrità Foro Italico di Roma con l’Uisp. I ragazzi che non vivono serenamente la pratica sportiva, ma percepiscono un atteggiamento della madre che li fa sentire inadeguati e li giudica a scapito del gioco, tendono a ricorrere più frequentemente agli integratori alimentari (sali minerali, barrette, bibite, vitamine, proteine, ecc.). Prendono poi più vitamine e sali quelli che vengono apprezzati dalla mamma quando hanno successo senza impegnarsi. I padri e gli allenatori, invece, sembrano influenzare la scelta dei ragazzi nel praticare sport agonistico.

 



DOPING: COME TI POMPO IL PARGOLO
«Ho visto dare ai bambini di 7-8 anni 250-3.000 milligrammi di guaranà», ha denunciato un ciclista su Striscia la Notizia, a novembre scorso. E dal guaranà, stimolante vegetale che può disturbare il cuore, il rischio è quello di una escalation verso ormoni e sostanze sempre più potenti e pericolose, in tutte le categorie.
Pochi mesi prima, ad agosto, i carabinieri avevano scoperto tra Napoli, Pisa, Prato e Latina un giro di sostanze dopanti e falsi certificati medici, anche per i minorenni: istruiti da un medico, stampavano certificati per l'idoneità agonistica, senza neanche visitarli, pur di farli gareggiare. 
«Un sistema per alterare in maniera fraudolenta le prestazioni agonistiche degli atleti», anche minorenni è quello messo su - secondo carabinieri e magistratura – per truccare le capacità sportive di grandi e piccini in mezza Italia. Con tanto di genitori ossessionati dal podio tanto che si sarebbero attivati per reperire farmaci o interventi vietati da somministrare ai figli minorenni o appena maggiorenni, insieme a un dirigente sportivo e due informatori medico scientifici e 54 indagati. Un pentolone scoperchiato nell'operazione “Anabolandia” a giugno 2011, dai Nas di Bologna, con perquisizioni e arresti tra Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Lazio, Umbria e Puglia. Tra i casi emersi nell'inchiesta, quello di un papà che faceva prendere ai figli di 15 e 17 anni, tennisti, un anabolizzante, un altro farmaco che stimola la produzione di testosterone e un ormone della crescita. Un altro papà accompagnava il figlio ciclista 20enne dal medico per farlo dopare con ormoni. Stessa cosa con un'altra giovanissima ciclista di 21 anni pompata con l'Epo (l'ormone eritropoietina).


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