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Simona Molinari: Sola me ne vo per la città...

Il nuovo album, il tour, i ricordi de L’Aquila e l’ironia amara della sua Napoli

Mer 21 Dic 2011 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Classe 1983 e già alle spalle un Sanremo, un tour internazionale, il Premio Lunezia Nuove Stelle come miglior album d’esordio, il Premio Carosone e il Premio Mogol. Simona Molinari ha da poco pubblicato il suo terzo album, "Tua", e ha scalato le classifiche con il tormentone "In cerca di te".

Come è nato questo album?
«è stato un work in progress. Se nel secondo album lo stile era jazz, in questo abbiamo voluto mischiare swing ed elettronica. Questo disco è un po’ più sanguigno, è la pura espressione di quello che sono e che mi appartiene. In questo disco ho deciso di aprirmi un po’ di più, di raccontare qualcosa in più di me. “Tua” è riferito all'Amore, all'Italia, alla Libertà, alla Musica, ma anche e soprattutto alla Gente che mi ascolta».

Cosa intendi?
«Credo che la Musica sia di chi ne ha bisogno. Non appartiene all'autore. Chi vuole ritrovarsi con me e sentirsi meno solo, può ascoltarmi e prendere ciò che vuole».

Cosa vuoi raccontare in questo tuo album?
«Ho voluto mettermi a nudo. Ho raccontato cose anche amare. Ho parlato di Amore, ma in senso più profondo. E poi ho parlato dell'Amore per l'Italia, nella canzone "Povera piccola Italia", nella quale descrivo le diverse facce della nostra nazione».

Come la vedi questa Italia?
«La vedo ferita, piena di risorse umane con un patrimonio che in tanti ci invidiano. La vedo bombardata e messa in crisi. Ma è un Paese fatto di gente volenterosa, che si rimbocca le maniche, che si fa valere».

Hai mai pensato di andar via da questa Italia?
«Non in maniera definitiva. Io viaggio molto e ogni volta che sono all'estero mi rendo conto di quanto amo questa terra. Quando sono lontana, mi mancano la nostra cultura, la nostra lingua, i nostri codici, il nostro modo di pensare. Spesso il nostro Pease viene accusato di essere bigotto, chiuso, anche a causa della presenza della Chiesa. Ma, quando sono all'estero, sento che mancano certi valori, il senso della famiglia, quell'altruismo che qui da noi c'è ancora».

Come stai vivendo il successo?

«In modo sereno: è il mio mestiere. So che è importante capire il mercato e le esigenze della gente che ti vuole ascoltare».

Quando hai sentito che qualcosa stava cambiando?

«Quando ho cominciato a girare il mondo e poi con Sanremo nel 2009».

Che ricordi hai di Sanremo?
«Di un ciclone! Ci sono voluti 6 mesi prima di capire cosa mi stava capitando!».

Tu sei nata a Napoli e cresciuta a L'Aquila: due città ferite per motivi diversi.

«Di Napoli ho quell'ironia amara tipica della sua gente. L'Aquila è la città in cui sono cresciuta e in cui ho coltivato la mia passione per la musica. Nonostante oggi viva tra Roma e Milano, sono entrambe parti di me. Quando c'è stato il terremoto, vivevo le sensazioni di gioia che mi aveva regalato Sanremo e il dolore per ciò che stava capitando. Il pensiero della mia famiglia in tendopoli per 8 mesi… è un dolore che mi porto dentro, come di Napoli mi porto dentro le sue contraddizioni».

Come è ora la situazione a L'Aquila?
«C'è un senso di rassegnazione: all'inizio c'era la voglia di lottare, di costruire. Poi le case che dovevano essere provvisorie sono diventate definitive. E di ricostruzione non si è più parlato».

Quali sono i luoghi de L'Aquila ai quali ti senti più legata?
«Sicuramente il teatro… A quel luogo sono legate le cose più importanti e più belle che ho fatto nella mia adolescenza. Sono legata a luoghi fisici, ma anche a luoghi dell'anima. Molti posti non ci sono più, ma continuano a vivere nella mia mente, nei miei ricordi. Come le case crollate degli amici. Come gli amici che, dopo la perdita delle case, sono andati via».

Torniamo alla musica: quando hai deciso che sarebbe stata il tuo futuro?

«Ad 8 anni! E allora ho cominciato a studiare e ci ho creduto! I miei genitori non mi hanno mai ostacolata, ma mi hanno sempre permesso di sbagliare! Mamma era preoccupata e timorosa, anche perché ci sono molti pregiudizi riguardanti questo mestiere…».

A marzo parti per l'Asia per un tour musicale: «Sono felicissima… si concluderà a Tokyo e poi farò dei concerti a Chicago».

Quale è la differenza tra il pubblico italiano e quello straniero?
«Il pubblico straniero è più aperto alle novità e alle cose particolari… In Italia, invece, c'è una lobby del rock melodico».

Quali argomenti vorresti affrontare nelle tue prossime canzoni?
«Ho parlato di tante cose, ma mi interesserebbe riuscire a descrivere i diversi punti di vista… Mi spiego: spesso si pensa che il proprio punto di vista sia il migliore e il più interessante. Poi, se guardi le cose da un'altra prospettiva, ti accorgi che assume delle sfumature impensabili… Ecco sto scrivendo una canzone proprio su questo!».                               


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