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Ligabue: ho il pubblico più bello del mondo

Il film in 3D, l’amore per l’Italia, Bruce Springsteen e il suo primo concerto a Campovolo

Mer 21 Dic 2011 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
Foto di 8

Ti guarda negli occhi, ti stringe la mano con forza, risponde con generosità e sincerità a tutte le domande. Questo è Luciano Ligabue, la più grande rockstar italiana, niente vizi e tanto talento. E dopo averlo conosciuto, la prima cosa che viene in mente da dire su di lui è che è una brava persona. Uno pulito, che viene dalla provincia italiana, quella più operosa (da Correggio, Reggio Emilia), simpatico e limpido. Evita le polemiche - non chiedetegli di Vasco, non vi risponderà - e si illumina se parla del fratello, che lavora con lui, o degli amici di sempre. E, soprattutto, ama quel pubblico che gli dà la benzina per quei live generosissimi ed esaltanti che sono la spina dorsale della sua carriera. Alla fine, dopo l’intervista vorresti invitarlo a pranzo, senza microfoni e senza obblighi professionali.

Come nasce “Ligabue Campovolo 2011 3D”, un film concerto, come negli anni ’70? Lo sai che i tuoi fan cantano e ballano in sala come in un live vero?
«Ero all’anteprima con i miei fan e lo spettacolo vero erano loro, è stato emozionante vedere che il film prolungava e ripeteva l’emozione del concerto. In genere non mi piace riguardarmi, ma ero molto curioso della reazione del pubblico e per questo 3D. Mi ha fatto uno strano effetto perché hai il concerto come se si svolgesse davanti a te e allo stesso tempo tanto cinema».
 
Emoziona moltissimo il momento in cui canti “Viva l’Italia”, soprattutto di questi tempi.

«Io vivo questo momento con l'apprensione di tutti, con il fiato sospeso e le dita incrociate. Ho fiducia in Mario Monti, anche perché non posso fare altrimenti: se sbagliamo ora, è finita. Quel pezzo fa ancora più male perché è una canzone d'amore per l'Italia che fa sentire anche tutta la mia, la nostra sofferenza, il dolore di vederla amministrata così male. Il nostro paese è bello da spaccare il cuore, ma si sta imbruttendo sempre di più, e questo mi provoca un sentimento lancinante, straziante. Odio l’incapacità di funzionare dell’Italia, al di là di ogni valutazione politica e ideologica. L’Italia è maltrattata da anni da una classe dirigente inadeguata».

Durante i concerti, mentre canti questa canzone, viene proiettato il tuo pantheon culturale, politico, artistico...
«Da quando la eseguo, ci è sùbito sembrato naturale abbinarla a delle foto. Se escludi Berlinguer e Moro, non ci sono politici, abbiamo tutti coloro che trovo siano stati importanti per questo paese, che abbiano lasciato una traccia, senza distinzioni né snobismi. Da Pasolini a Franco e Ciccio, da Demetrio Stratos a Giorgio Gaber e Alberto Sordi. Confesso però che il momento più emozionante, per me, è l’applauso immancabile che esplode quando arriva l’immagine di Borsellino e Falcone. Lì sento che quel pubblico, il mio, è il migliore del mondo. Sono il simbolo e la speranza di un’Italia migliore, da loro non potrei desiderare di più».

Questo lavoro in 3D è il prologo al terzo film?
«Non ho mai smesso di aver voglia di fare il regista, ma tornerò dietro la macchina da presa solo se avrò una storia. L'ultimo l’ho girato 10 anni fa, dovrei reimparare tutta la grammatica cinematografica che, nel frattempo, è profondamente cambiata. Insomma, per affrontare di nuovo un’impresa così lunga e totalizzante come il cinema, per accantonare per un anno tutto il resto, avrò bisogno di sentire l’urgenza di raccontare qualcosa che non posso tenermi dentro. Proprio come mi succede con la musica».

I REM si sciolgono. Vasco si dimette da rockstar. Fossati annuncia che va in pensione, Guccini comincia a pensare all’ultimo tour. Solo tu e Springsteen sembrate inossidabili!
«Ti ringrazio del paragone, ma lui è altra classe. Credo però che ci accomuni proprio la bellezza di chi ci segue, la forza che sanno darci, nei concerti e negli incontri, i nostri ammiratori. Sono loro la nostra benzina, è impossibile non aver voglia di cantare per persone così belle, non cercare di regalare loro la speranza che meritano. Mi danno un’energia incredibile, il cui motore è la mia gratitudine per loro. Riguardo a quello che dicevi sui miei colleghi, credo sia difficile mettere insieme tre casi così diversi, non possiamo farne un fenomeno. Posso dire però che ho scritto una lettera a Ivano perché l'ho trovato davvero molto signorile, una dote rara nel nostro ambiente. Fossati ha fatto questo passo con gran classe. Capisco che dopo decenni puoi volerti rilassare e finalmente andartene in giro senza dovere trarre da ogni tua esperienza qualcosa da scrivere. Perché, parliamoci chiaro, il nostro è un lavoro meraviglioso, ma non stacchi mai: anche le vacanze e le domeniche sono prese da questa ossessione».

Cos’è Campovolo?
«La mia storia, per questo ci sono tutti i musicisti della mia carriera sul palco. Lì più di due decenni fa suonai agli esordi, a 30 metri dall’aeroporto, davanti a qualche decina di persone e lo scorso anno, invece, erano 120.000. Pazzesco, una sensazione bellissima, anche perché sai meglio di me quanto sia difficile essere profeta in patria. E sono felice di aver convinto la casa discografica a mettere in commercio un cd triplo, per restituire l’emozione del live tutto intero, così come sono contento che nel film ci sia anche un accenno alla mia vita, ai miei amici di sempre. Anche se ho creato dei mostri, ora si sentono dei divi!».

Come fai a piacere a padri e figli?
«Ai miei tempi mai e poi mai mi sarebbe potuto piacere quello che amava mio padre, musicalmente. Allora avrei pensato che ci fosse qualcosa che non andava. Forse la musica e le generazioni erano diverse e ora sono felice di essere un terreno comune di comunicazione nelle famiglie, tra padri e figli che vengono insieme ai miei concerti. Mi emoziona, forse capiscono che dentro sono rimasto sempre fedele a me stesso».

Perché la musica è in crisi?
«Non credo alle tesi per cui la musica abbia solo un momento di difficoltà commerciale, la crisi nasce anche dall’intensità che non riesce più a produrre. Forse anche per la pirateria: la musica gratis è di sottofondo; quando compri un album, invece, gli dài attenzione. E se ti concentri su un disco, non fai qualcosa per la musica, ma soprattutto per te. Non è solo la digitalizzazione ad aver cambiato tutto, già il passaggio dal disco al cd, dalla puntina allo skip è stato determinante. Non credo, invece, che il proliferare dei greatest hits siano il peccato originale: il problema è che ormai con la musica non mangia quasi più nessuno. Ora essere bravi non basta, chiudono i club, quelli aperti vogliono solo le tribute band, capisci che fenomeni come i talent show, che pure non mi piacciono, sono necessari a molti per farsi sentire. Io sono stato fortunato, ho iniziato tardissimo, a 27 anni, ma allora i Comuni e i partiti pagavano ancora i palchi per far suonare i giovani».

Luciano Ligabue ha sogni nel cassetto?
«Certo! Scrivere, produrre, fare ancora musica come oggi».         




Quello tra palco e realtà    
                                        
Il Liga nasce il 13 marzo del 1960 a Correggio. Nipote di Marcello, eroe della resistenza emiliana, prima di arrivare al successo, prima come cantante e musicista poi come regista, si diploma in ragioneria, fa il metalmeccanico, gioca a calcio nelle serie inferiori, promuove eventi e diventa persino consigliere comunale per il Pds. Alla fine degli anni ’80, il suo successo locale prima con gli Orazero, il suo gruppo, poi come solista, si allarga a tutto il paese grazie a Pierangelo Bertoli che include “Sogni di Rock’n’roll” e “Figlio di un cane” in due suoi album e lo sponsorizza con il proprio produttore. Da qui nasce un ventennio di successi con film come “Radiofreccia” e “Da zero a dieci” e album come “Ligabue”, “Lambrusco, coltelli rose & pop corn”, “Sopravvissuti e sopravviventi”, “A che ora è la fine del mondo”, “Buon compleanno Elvis”, “Radiofreccia”, “Miss Mondo”, “Fuori come va?”, “Nome e cognome” e “Arrivederci, mostro!” e splendidi live come “Su e giù da un palco” e l’ultimo cd triplo “Ligabue Campovolo 2.011”.

 


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