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Ficarra e Picone: la nostra comicità mai volgare

Per la prima volta alla regia la coppia siciliana che a febbraio torna a teatro

Mer 21 Dic 2011 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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Due comici che piacciono soprattutto ai bambini. Per quel loro modo di far ridere innocente, dovuto a gag dall'efficacia eterna. “Perché, non ce ne vergogniamo, evitiamo con cura volgarità e parolacce”. Semplice, si può fare, e loro non seguono la moda. Vengono dal loro ultimo successo “Anche se è amore non si vede”: Valentino Picone è lo sdolcinato fidanzato di Ambra Angiolini - che brava nella commedia! - e Salvo Ficarra un dongiovanni che l'amore ce l'ha (quasi) sotto il naso. Storia semplice, gag immediate e l'amore del pubblico... c'è e si vede.
Li incontriamo su una terrazza romana: i due un po' si (e ci) prendono in giro, un po' parlano sul  serio. Una bella mattinata.

Ecco qui la coppia più bella del mondo per la prima volta dietro la macchina da presa... Non vi starete mica montando la testa?
«Certo che sì - parla Salvo -! É la prima volta alla regia, anche se in un certo senso l’abbiamo sempre fatta, scrivendo i nostri film. Questa volta abbiamo scritto in poco tempo e abbiamo usato meccanismi più simili a quelli delle gag. Ci è piaciuto metterci alla prova: era anche ora. Nei nostri film la comicità scatta nell’atto di tirar fuori i personaggi dai guai ed è stato bello tornare al nostro elemento di base: il prenderci in giro».

E nell'occasione emigrate! Traditori della causa meridionalista?
«Abbiamo fatto i soldi, che vuoi fare - ride Salvo -. Scherzi a parte, ci tengo a sottolineare la scelta della città in cui siamo andati a girare. Torino è interessante: negli ultimi tempi ha accolto persone e culture diverse e oggi dopo anni è diventata un melting pot tale che puoi trovarci tutto e tutti. Persino i cannoli con le cime di rapa. Una delizia!».

Voi, che avete sempre amato dare spazio alle donne sui vostri set, qui scoprite un'Ambra inedita, molto a suo agio nella commedia. Come mai questa scommessa?
«Devo fare i miei complimenti ad Ambra - spiega Salvo -, non era facile per lei reggere un ruolo ibrido, non solo comico, ma c’è riuscita benissimo».
«Il difficile - continua Valentino - è stato giocare sulla comicità delle donne e non solo sulla nostra, quella cioè di una coppia comica riconosciuta che fa ridere “a prescindere”. Il pubblico verso di noi è ben disposto, ormai, mentre è molto più difficile mettere la risata su un'attrice che magari in questo genere non si è mai sperimentata. Ambra, poi, ci ha aiutati: io temevo che il mio fidanzato stucchevole non potesse causare tutta la rabbia del suo personaggio, non ci dormivo la notte: lei me lo ha confermato: troppo amore... stroppia e può diventare irritante. E poi lei era sempre in parte: né a me né a Salvo rivolgeva la parola quando sul copione litigava con i nostri personaggi!».

In un'Italia in cui tutti i comici sentono il bisogno di fare politica, voi ve ne tenete ben lontani. Come mai?
«Credo ci siano diversi linguaggi e differenti situazioni e in ognuna di esse ci comportiamo in maniera diversa - spiega Valentino -. Con “Striscia la notizia”, per esempio, parliamo di attualità, ma è un contesto di un certo tipo e ci vuole l’ispirazione giusta. Nel nostro primo film, “Nati Stanchi”, c’erano due politici che volevano portare la neve in Sicilia e promettevano di farla sciogliere in estate: il loro partito si chiamava Forza Noi. Un'intuizione, ci venne spontaneo e lo mettemmo. E tra i soggetti che abbiamo considerato prima di questo ce n’era anche uno in cui eravamo noi due politici, ma poi ci piaceva poco e l’abbiamo scartato. Qui c'è il fidanzato di Diane Fleri che è un americano, e gli americani te li immagini proprio come lui: esagerati, che esportano la democrazia. Non è un po' politica anche questa? E poi noi parliamo sempre di extracomunitari, li critichiamo... ma ci avete mai pensato che più extracomunitari di loro non ce ne sono?».
«Ma sì - Salvo -, gli americani te li immagini sempre con troppi denti per sorridere, gradassi e con 500 chili di vitamine sempre appresso. Io ricordo sempre “Non ci resta che piangere” in cui Benigni e Troisi le tentano tutte per convincere Colombo a non scoprire l'America. Forse avevano ragione!».

Pescate nel classico per fare comicità moderna. Vi sentite degli innovatori?
«Non crediamo di aver portato chissà quale innovazione - continua Salvo -. Giochiamo sugli equivoci che nascono in amore, con un titolo venuto fuori da una battuta sul set. Abbiamo fatto molte citazioni e gli unici paletti che abbiamo riguardano il nostro stesso divertimento: non tagliamo nulla di quel che ci fa ridere, facciamo tutto col massimo dell’impegno. Se abbiamo voglia di fare e c’è una storia da raccontare, non ci tiriamo indietro. Come diceva mio nonno: che una cosa la fai bene o male, perdi lo stesso tempo, tanto vale farla bene. E al cinema è ancora più importante: se a teatro fai una stupidaggine, passa e la sera dopo la correggi, al cinema rimane per sempre. E poi al cinema non puoi aggiungere quelle bellissime battute che ti vengono sempre dopo».

Il vostro rapporto con la critica com'è?
«Le recensioni degli altri - spiega Valentino - le leggo sempre dopo perché non voglio rovinarmi la sorpresa: spesso i critici, come i trailer, svelano troppo dell'opera. Quelle dei nostri film cerco di leggerle a mente lucida, a distanza di settimane o addirittura mesi, per capire se il critico ha ragione o torto. Credo che oggi quel che si scrive su internet e sui media indipendenti rappresenti la piazza vera, il polso del pubblico».

Non rischiate di diventare troppo seri dopo tutto questo successo? Vi hanno persino invitato a tenere una lezione all'Università!
«Siamo stati all’Università - spiega Salvo - ed è stata una grande esperienza, c’erano tanti studenti venuti a vederci. Certo, erano così numerosi perché non gli sembrava vero di avere una scusa per perdere due ore di lezione, ma va bene lo stesso: io per farlo, a scuola, un giorno andai a vedere “Kaos” dei fratelli Taviani, e mi piacque pure. C'erano anche Franco e Ciccio, straordinari. A che punto è arrivata la cultura, comunque, se chiamano noi… (ride di gusto - ndr). In verità credo che sia una lezione deduttiva: i professori ci mostrano ai loro studenti per far loro capire come diventeranno se non studieranno! Dei fenomeni da baraccone!».
«Abbiamo provato a essere semplici, come sempre - spiega Valentino -, Caruso diceva che l'uomo di cultura finisce per essere ignorante, perché spesso non si fa capire dalla gente comune».

E ora cosa dobbiamo aspettarci dalla vostra strana coppia?
«Il prossimo progetto cinematografico - rispondono in coro - non te lo diciamo, perché sei un giornalista e hai la brutta abitudine di scrivere le notizie! Posso dirti che a febbraio saremo al Teatro Ambra Jovinelli di Roma con “Apriti cielo”, uno spettacolo sempre work in progress. Come il Ponte sullo Stretto!».                         
 




GALEOTTA FU TAORMINA
Il sodalizio tra Salvo Ficarra e Valentino Picone nasce a Taormina, in un villaggio vacanze. Ficarra è l'animatore, Picone è uno dei clienti. Con Salvatore Borrello mettono su il trio “Chiamata Urbana Urgente”. Passano in tv su Zero a Zero, Telenorba e Seven, poi nel 1998, anche in seguito all'uscita di scena del terzo, scelgono i loro cognomi come biglietti da visita. Arriva il successo: vincono BravoGrazie, riempiono i teatri, arriva “Zelig”, “Gnu” e “L'ottavo nano”. Dal 2002 conquistano anche il cinema, come attori (vedi “Baarìa” e “Femmine contro Maschi”) e anche come registi, sceneggiatori e protagonisti: “Nati stanchi”, “il 7 e l'8”, “La matassa” e “Anche se è amore non si vede”. Col grande schermo arrivano i grandi incassi, il grande affetto dal pubblico e persino la conduzione di “Striscia la notizia”.
 


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