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Liliana De Curtis: “Vi racconto mio padre”

La figlia di Totò e la lunga attesa per l’apertura del Museo in onore del padre nel quartiere Sanità, a Napoli

Gio 22 Dic 2011 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 7

Se chiudi gli occhi e la ascolti parlare, ti sembra di sentire lui: quella sua intonazione, quella voce roca, con quella cadenza, che sa di Napoli, di mare, Vesuvio, di miseria e nobiltà. Liliana De Curtis ha 78 anni ed è l'unica figlia di Totò. Sedute all’ombra dei pini di un villaggio di Baia Domizia, dove è stata invitata come madrina del “Premio Tv l’Altra Italia”, mi racconta i suoi progetti, i ricordi di figlia, il suo prossimo impegno letterario. «Sto lavorando ad un libro che raccoglie tutte le lettere che scrivono al cimitero a papà e devo dire che sarà un bel libro, ci sono delle lettere meravigliose!».

Cosa gli scrivono?
«Scrivono delle cose incredibili. Per esempio "ti raccomando mia figlia” o “ti raccomando i parenti". Oppure "ho litigato con mio padre, perché mi hanno rubato il portafogli". Da anni c’è un pellegrinaggio internazionale sulla sua tomba, che si trova al cimitero del Pianto! Non so quante migliaia di lettere abbiamo raccolto».

Che rapporto aveva suo padre con la morte?
«Straordinario. Pensa che la tomba la fece preparare prima di morire. Aveva con la morte quel rapporto che si intuisce nella Livella. Diceva: “questa è l’ultima dimora, voglio costruirmela bene, almeno sto tranquillo!”».

Cosa le ha insegnato suo padre?
«Il rispetto per gli altri e per quelli che lavorano per noi. Ho imparato a farmi sempre il letto, la mia camera e mi lavo da sempre i miei slip!».

Che tipo di padre era?
«Era molto serio in casa. Quando si levava i vestiti del set, del teatro, voleva stare solo con la sua famiglia. Amava la gente, ma non la confusione. Era sempre dell’idea di avere pochi amici a casa e poca gente. I rapporti veri erano quelli con Edoardo De Filippo, con il quale sono cresciuti insieme, con Peppino, Mario Castellani, che è stata la sua spalla».

Lei è cresciuta a Roma per un periodo anche con i suoi nonni, mentre suo padre era in Africa.
«Nel periodo della Guerra, quando papà partì per l’Africa, vennero i miei nonni a Roma. Il loro arrivo nella Capitale potrebbe essere un film: portarono la Sanità a Roma! Mio nonno ricordo che si sedeva sulla Savonarola che avevamo nel corridoio e sbuffava quando mia nonna gli diceva di portarmi al cinematografo. Ma poi mi portava. Prendevamo il 103: noi abitavamo a Viale Parioli. Andavamo a San Silvestro e da lì al cinema. Io volevo vedere i film 2 o 3 volte! E poi mi ricordo che in quel periodo imparai anche le canzoni napoletane: nel cassetto del comò di nonna c’era un canzoniere… Ricordo che impazzivo per “I’ te vurria vasà”».

E durante la Seconda Guerra mondiale?
«Papà prendeva me e una valigia piena di cibo e diceva: “chi vuole mi segua!”. Andavamo in un rifugio molto “bello”. Tra tutti era uno dei migliori!».
 
Che rapporto aveva con Napoli suo padre?
«Anche se viveva a Roma, Napoli era nel suo cuore. Era un napoletano vero, un figlio del popolo. Infatti lui è nato nel quartiere Sanità, da una portiera, che era bellissima!».

Cosa significa essere la figlia di Totò?
«In un luogo come Napoli dove trovo gente che mi ferma per strada perché sono sua figlia, perché mi vogliono baciare, è una cosa meravigliosa! Sono queste le cose che ti danno la forza di continuare ad essere la figlia di Totò!».

A dicembre vi era stata promessa l’apertura del Museo dedicato a suo padre…
«In realtà il Museo esiste da 15 anni, ma la burocrazia non ha permesso sino ad ora di aprirlo. Ora il Sindaco De Magistris ce l'ha promesso... Ma stiamo ancora aspettando. Napoli e il mondo amano Totò e il Museo sarà un punto di riferimento per i giovani del quartiere. Il Museo si trova a Palazzo dello Spagnolo: è un palazzo del 1600, con una superficie di 4mila metri quadrati distribuiti su tre livelli. Ce l’ha concesso la Regione Campania anni fa».

Cosa c’è nel Museo?
«Il Museo è stato allestito partendo dal presupposto che Totò amava i giovani. Quindi, oltre ad essere un Museo tradizionale, lo abbiamo strutturato come luogo in cui radunare i ragazzi e  tirarli fuori dalla strada. Voglio che i giovani imparino la musica e anche a fare i pizzaioli. Totò voleva dare loro qualcosa e quindi noi vogliamo dare speranza, fiducia ai ragazzi. Non a caso abbiamo scelto il quartiere dove lui è nato: un quartiere che è diventato difficile, ma che lo porta nel cuore! Pensa che il giorno in cui ricorre la sua morte, la gente non va al cimitero, ma va in pellegrinaggio alla Sanità».

A chi dovrebbe essere aperto?
«A tutti. Gratis per la gente della Sanità, per gli altri 2 euro! La gente si deve tenere caro questo Museo. È una speranza per i giovani, che hanno una energia che non ho mai visto altrove! E il quartiere di Totò è davvero stupendo: è un quartiere in cui i portali parlano. Ci sono dei palazzi incredibili. Pensa che lì Mozart andò a suonare da bambino… in quel quartiere c’è la storia di Napoli!».

Cosa le manca di suo padre?
«Le mani, perché lui non giocava con me. Non aveva questa mentalità di prendere un bambino e abbracciarlo. Ma mi appoggiava sempre le sue mani in testa. Questa mano mi manca. Quando mi metteva le mani in testa, poi mi baciava sulla fronte, mai sulle guance. Sentivo la sua protezione».

Ci sono alcune sue parole che le sono rimaste impresse nel cuore?
«Io lo chiamavo pulotto e lui Lilianuccia mia. Questo mi manca molto. La sua voce. Anche se tutti mi dicono che ho la sua stessa voce. Lui mi diceva sempre: “ricòrdati che il napoletano quando pesca, sta al sole, gli basta. Il sole, il mare sono tutto”. E non è importante questo? è la vita».  
 



FIGLIA DI UN FIGLIO DEL POPOLO
Nata il 10 maggio del 1933, Liliana De Curtis è la figlia di Totò e Diana Bandini Lucchesini Rogliani. Il nome Liliana fu scelto da Totò in ricordo di Liliana Castagnola, cui l'attore napoletano era stato legato sentimentalmente e che si era suicidata per lui. Sposata con il produttore cinematografico Gianni Buffardi, ha dedicato libri biografici alla memoria del padre, fra cui “Malafemmena”, pubblicato nel 2009 per Mondadori; “Ogni limite ha una pazienza”, pubblicato da Rizzoli. Nei prossimi mesi inaugurerà a Napoli, nel quartiere Sanità, il Museo dedicato al padre. (Nella foto durante il Premio Tv “L’Altra Italia”, del quale è stata madrina).
 


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