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Addio Amazzonia

Una legge potrebbe determinare una restrizione delle aree verdi e un aumento delle emissioni di co2

Ven 27 Gen 2012 | di Angela Iantosca | Ambiente
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Nessuno ne parla. Ma a dicembre il Senato brasiliano ha votato una legge che, se approvata dalla Camera, rischia di avere impatti fatali sulla foresta amazzonica e, di conseguenza, sull'ecosistema mondiale.
Il voto sul nuovo Codice forestale del Brasile, temporaneamente rinviato a marzo, stabilisce la quantità di foresta che può essere legalmente convertito a diverso uso. Inoltre prevede il condono delle multe per i responsabili dei disboscamenti illegali fino al 2008. Una decisione che ha suscitato le ire degli ecologisti. Come afferma anche Greenpeace, allentando le restrizioni sullo sfruttamento del suolo amazzonico, la nuova normativa porterebbe ad una drastica riduzione delle superfici verdi e ad un corrispettivo aumento delle emissioni di CO2. Da parte sua il governo brasiliano nega le accuse, sostenendo che la riforma incentiva il recupero delle aree gestite illegalmente e che in questo modo si compenserà il maggior impatto prodotto. Secondo Brasilia si riuscirà a mantenere il trend che ha portato la deforestazione in tutto il Paese da un picco di 28.000 chilometri quadrati annui ai 6.200 chilometri quadrati del 2010. Ora, la foresta è nelle mani della Presidente del Brasile che solo due anni fa si presentò alle elezioni promettendo la riduzione della deforestazione dell’80% entro il 2020…

DEFORESTAZIONE IN AUMENTO
Il 2011 è stato l’anno internazionale delle foreste, eppure, secondo la Fao, se il tasso di deforestazione era calato nel periodo 2000-2005, è risalito tra il 2005 e il 2010. Secondo il WWF, “continuando a ritardare le misure necessarie, perderemo 124,7 milioni di ettari di foreste entro il 2030, come se sparisse una superficie maggiore di quelle di Italia, Germania e Spagna messe insieme. Un ritardo anche solo di 10 anni per salvare le foreste significherebbe la perdita del doppio delle foreste entro il 2030, sacrificando almeno altri 69 milioni di ettari in tutto il mondo, e lo sprigionamento in atmosfera di almeno 24 gigatonnellate di CO2, senza considerare la perdita di biodiversità”.

RAPPORTO FAO
A livello mondiale, nel decennio 2000-2010, ogni anno circa 13 milioni di ettari di foreste sono stati convertiti ad altro uso, o sono andati perduti per cause naturali, rispetto ai circa 16 milioni di ettari l'anno perduti nel decennio precedente.
Nel decennio 2000-2010 è in Sudamerica ed in Africa che si è registrata la maggiore perdita netta di foreste, rispettivamente con 4 milioni di ettari e con 3,4 milioni di ettari.  Anche l'Oceania ha subìto una perdita netta, in parte dovuta alla grave siccità dell'Australia a partire dal 2000.
L'Asia, invece, nell'ultimo decennio ha registrato un guadagno netto di circa 2,2 milioni di ettari l'anno, dovuto in buona parte ai programmi di rimboschimento su larga scala attuati in Cina, in India e in Vietnam, che negli ultimi cinque anni sono riusciti ad espandere l'area forestale per un totale di quasi quattro milioni di ettari.  Tuttavia, la conversione di superficie forestale ad altri usi è continuata in molti paesi a tassi molto alti. In Nord America ed in America Centrale la superficie forestale è rimasta abbastanza stabile, mentre in Europa ha continuato ad espandersi, sebbene ad un tasso meno rapido rispetto al passato.

GRAN CHAO: ECOSISTEMA UNICO
Il Gran Chao è una regione che si estende lungo i confini nazionali di Argentina, Bolivia, Brasile e Paraguay e che solo nel 2011, secondo le stime della ONG Guyra Paraguay, è stato privato di 253.961 ettari di foreste, contro i 240.000 registrati nel corso del 2010. In quest'area, come apprendiamo da Survival, l’unica organizzazione mondiale a sostenere i popoli tribali di tutto il mondo, ad essere minacciato è il popolo degli Ayoreo: poco protetti da una legislazione ad hoc, gli indigeni finiscono sempre più per scontrarsi contro imprenditori stranieri che non trovano alcun ostacolo alle proprie pratiche di disboscamento, incendi, conversione di aree incontaminate in terreni destinati alle coltivazioni. Ma la persecuzione contro questa gente, che vive cacciando cinghiali e tartarughe, nutrendosi di miele e coltivando zucche, fagioli e meloni, viene da ogni parte e la denuncia presentata all'ONU sull'allarmante situazione in cui versa un'intera popolazione non ha ancora sortito alcun effetto. Nel frattempo la siccità avanza e gli Ayoreo hanno come unica possibilità di sopravvivenza quella di lavorare come braccianti sottopagati negli allevamenti di bestiame che occupano quelle terre che, fino a qualche anno fa, erano le case dei loro avi. Ad essere in pericolo anche la tribù di Indiani Awá che vivono nella regione nord-orientale dell’Amazzonia brasiliana. La loro sopravvivenza dipende esclusivamente dalla foresta, ma la loro terra si ritrova oggi invasa da un gran numero di taglialegna illegali e soffre uno dei più alti tassi di deforestazione di tutta l’Amazzonia.                      


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