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Susanna Tamaro: parlare con serietà e con serenità...

Inizia il mio viaggio con voi lettori di “Acqua&Sapone”

Mar 28 Feb 2012 | di Susanna Tamaro | Interviste Esclusive
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Ho un carattere piuttosto perfezionista e uno degli ambiti in cui si manifesta questa mia natura è proprio quello delle pulizie domestiche. Per questo frequento con una certa assiduità i negozi di articoli per la casa ed è stato proprio durante una di queste mie visite, qualche anno fa, che ho scoperto la rivista “Acqua&Sapone”. A dire il vero, le prime volte l’ho sfogliata un po’ distrattamente, pensavo fosse l’ennesimo femminile pieno di gossip e banalità alla moda, ma ben presto mi sono dovuta ricredere. Gli articoli che leggevo erano tutti interessanti e affrontavano argomenti seri, capaci di suscitare interrogativi e nuovi punti di vista. Che bella cosa, pensai allora, e, per di più, è gratis! Quale straordinaria provocazione, in un tempo in cui sembra che l’unico valore delle cose  sia quello monetario!
Insomma, “Acqua&Sapone” mi è stata da subito simpatica e ne sono diventata una lettrice assidua, rendendomi conto che, invece di scadere, come spesso succede in Italia, con il passare del tempo diventava sempre più interessante. Così, qualche mese fa, mentre passeggiavo nella campagna intorno a casa, mi sono detta: “Ma perché non provi a scriverci anche tu?”.
è vero,  potrei scrivere su riviste molto più ‘alla moda’, ma, oltre che perfezionista, il mio carattere è anche anticonformista e, dunque, amo tutto ciò che non è ovvio. Scrivere su “Acqua&Sapone” mi dà una sensazione molto particolare, una sensazione di intimità, di raccoglimento, un po’ come se mi trovassi con delle vecchie amiche intorno ad una tazza di té.
E non è forse di questo che abbiamo bisogno? Stare un po’ insieme a parlare, lontano dalle luci, dal fracasso, dalle ovvietà  che  ci vengono continuamente martellate dai mass media? Parlare con serietà e con serenità, due parole che, in un tempo di crisi come il nostro, sono  diventate sempre più necessarie. Viviamo un’epoca molto complessa, un tempo in cui ci vengono proposti continui cambiamenti nel nostro modo di vivere, mutazioni della cui importanza forse ancora non ci rendiamo conto. Per questo dobbiamo tenere gli occhi, la mente e il cuore aperti, dobbiamo essere perennemente vigili  per poter essere in grado di discernere ciò che ci viene offerto per il nostro bene da ciò che, sotto l’apparenza benigna, nasconde un volto distruttivo.
Non è facile, lo riconosco, perché le nostre giornate sono stracolme di informazioni ed è difficile orizzontarsi, saper scegliere, saper dire “questo sì, questo no”.
Persino per cercare una strada ormai ci affidiamo ad un satellitare,  a qualcuno che ci dice: vai a destra, a sinistra o torna indietro.
Non so voi, ma per quanto mi riguarda sono più le volte che mi sono persa usando il satellitare che quelle in cui sono arrivata tranquilla a destinazione. E poi, non dà ai nervi anche a voi quell’insopportabile vocetta che, persino quando siete in mezzo all’autostrada, continua a ripetervi: “Il prima possibile, fate inversione a U… fate inversione a U”?  Non sono molto abile con le novità tecnologiche, lo confesso, forse è per questo che, quando vado  a fare una gita in montagna, preferisco portare una bussola. La bussola indica il nord e il sud, l’est e l’ovest. I punti cardinali sono realtà concrete, inamovibili. Il lato degli alberi su cui cresce il muschio è il lato del nord, su questo non ci può essere alcun dubbio, alcuna inversione a U.
Ma, nella nostra vita interiore, nella nostra complessa, fragile e meravigliosa esistenza di esseri umani, qual è la bussola che ci permette di avanzare nella direzione giusta? La risposta è facile: il nostro cuore! La risposta è semplice, ma metterla in pratica non lo è altrettanto.
Dopo aver scritto “Va’ dove ti porta il cuore”, ormai 18 anni fa, continuavo a ricevere lettere da tutto il mondo che mi chiedevano: “Ma come si fa ad andare dove ti porta il cuore?”. Così ho capito che la cosa più ovvia è, in realtà, la più ardua da compiere. In quel libro, che forse alcuni di voi hanno letto, l’anziana protagonista Olga racconta di aver sentito spesso, da bambina, dentro di sé una voce ‘che le cantava dentro’ e che una volta, spinta da una sorta di gioia irrefrenabile, si era lasciata scappare un ritornello durante un pranzo. “Non si canta se non si è cantanti!”, l’aveva subito redarguita la madre, e quell’ammonizione così brusca  aveva bloccato per sempre il suo desiderio di cantare.
E cos’era quella voce, se non la voce del suo cuore?  
A tutti capita, soprattutto nell’infanzia, di percepire questa straordinaria sensazione di pienezza. Può durare qualche secondo, un giorno,  un mese, comunque è là, esiste,  e questa sensazione è la conferma che il nostro cuore è vivo, aperto e pieno di amore. Poi qualcuno arriva e ci dice: ‘Non si canta se non si è cantanti’ e tutto in noi  si spegne, il grigiore scende nella nostra vita. Così, invece di seguire il nostro cuore, cominciamo a seguire quello che gli altri vogliono da noi. La nostra vita allora diventa molto faticosa, andiamo da una parte e dall’altra senza avere mai chiara la direzione verso cui dirigerci, in tal modo accumuliamo errori e, con gli errori,  arrivano le tristezze. Ci  sentiamo  sempre più infelici, la nostra vita diventa un fardello che non riusciamo più a sopportare, senza peraltro riuscire a credere di potercene sbarazzare. Il nostro corpo, che è molto intelligente, cerca di darci dei segnali -  ci fa venire il mal di stomaco, l’asma, l’insonnia - , ma invece di ascoltarlo, prendiamo qualche pillola per far tacere i sintomi e andiamo avanti.
Eppure, il nostro cuore è sempre lì, nella calma e nel silenzio aspetta di parlarci. La sua energia è immutata, come la sua luce: forse è proprio questo che ci fa paura. In qualsiasi momento può svegliarsi e, come un vulcano rimasto troppo a lungo in sonno, iniziare a eruttare, sconvolgendo  così  le nostre vite e distruggere la pesantezza,  le convenzioni, le convenienze, le falsità. Quanto è difficile liberarsi della corazza che ci siamo costruiti da soli! Stiamo male, siamo infelici,  ma  questa condizione è l’unica che siamo in grado di riconoscere. è un po’ la nostra casa e le case non si lasciano, se non per uno sfratto, per un incendio, per un terremoto, per qualcosa che ci costringe, contro la nostra volontà, ad  abbandonarla, ad uscire.
Alla fine, paradossalmente, il malessere diventa una sorta di coperta calda. Siamo tristi, ma ci va bene così; non vediamo alcun senso nella vita, ma lo accettiamo. Ci sentiamo pieni di amarezza, ma non facciamo  nulla per scacciarla. Ci va bene così perché non riusciamo ad immaginare una condizione diversa e perché, intorno a noi, vediamo  che molte persone vivono nello stesso modo e questo, in qualche misura, ci dà  la conferma della ‘norma’.
Anch’io, un tempo, vedevo le cose in tale maniera e ho dovuto fare un lungo cammino  per  riuscire a liberarmi da questa tristissima prigione. Adesso che ho parecchia strada alle spalle, posso dire che il primo passo da compiere è proprio quello di aver nostalgia della propria infanzia, di quegli istanti in cui abbiamo sentito il nostro cuore come qualcosa di vivo e fondamentale,  e questo sentimento ci ha resi pieni di gioia.
Deve essere  la nostalgia di quella condizione ad indicarci il cammino. La via non è facile, certo, né priva di pericoli. Nei primi tempi  capiterà forse anche di rimpiangere la propria  corazza di infelicità, ma poi,  vedendo la nostra vita cambiare, ci sentiremo via via più sicuri, più consapevoli e guarderemo con doloroso stupore la nostra condizione di una volta. “Com’è stato possibile?”, ci chiederemo:  eravamo pieni di ricchezze e ci sentivamo poveri; eravamo pieni di energia e ci sentivamo deboli!    
 



LA SCRITTRICE PIÙ LETTA
Susanna Tamaro nasce nel 1957 a Trieste. Si diploma in regia. Negli anni Ottanta collabora saltuariamente con la RAI. Esordisce nel mondo della letteratura con il suo primo romanzo, “La testa fra le nuvole”. Nel 1990 esce “Per voce sola”. Nel 1991 si dedica al romanzo per bambini con “Cuore di ciccia”, pubblicato dalla Mondadori. Nel 1994, dopo tre anni di silenzio, pubblica il suo più grande successo, il romanzo sentimentale “Va' dove ti porta il cuore”. Vende oltre 14 milioni di copie in tutto il mondo. Nel 1996, la regista Cristina Comencini ne trae un film, con Virna Lisi e Margherita Buy. Nel 1996 inizia a tenere una rubrica sul settimanale Famiglia Cristiana nel quale affronta realtà solitamente ignorate dai grandi media. Lascia la rubrica nel 1998, raccogliendone però i numeri più salienti nel libro “Cara Matildha - Non vedo l'ora che l'uomo cammin”, edito dalle Edizioni Paoline. Nel 1997, un brano da lei scritto, “Il respiro più grande”, cantato da Tosca e musicato da Ron, partecipa al Festival di Sanremo. Lo stesso anno pubblica un altro best-seller, “Anima Mundi”, storia di un'amicizia che riesce a restistere e a superare l'onda travolgente della Storia.
Il 16 ottobre dà vita alla Fondazione Tamaro che cura diverse iniziative e progetti di solidarietà e volontariato. Il 27 settembre del 2006 viene pubblicato “Ascolta la mia voce”, nuovo successo internazionale: i suoi diritti sono venduti in più di dodici Paesi.


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