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Ci salverà il green job?

Le professioni legate all’ambiente non conoscono crisi. E le aziende spesso non trovano candidati

Mar 28 Feb 2012 | di Maurizio Targa | Soldi
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Letteralmente significa lavoro verde. Non c’è una definizione precisa e condivisa in tutto il mondo per individuarne le varianti, ma in generale per “green job” si intende un lavoro che abbia qualche attinenza con l’ambiente. Qualsiasi attività, insomma, che contribuisca al risparmio energetico, riferita al settore delle rinnovabili o anche che abbia a che fare con la tutela del territorio e della biodiversità. I green jobs sono quindi svariati, anche grazie alla rinnovata attenzione ambientale che ha portato alla crescita delle attività ad esso connesse, e appare sempre più chiaro come i lavori verdi possano dare nuova linfa ad un’economia segnata dalla crisi e dal rischio default.  A confermarlo il Rapporto GreenItaly, curato da Symbola e Unioncamere, secondo il quale il 23,9% delle imprese italiane (circa 370mila aziende, di cui 150mila industriali e quasi 220mila di servizi), tra il 2008 e il 2012, ha investito o investirà in tecnologie e prodotti green, scegliendo di coniugare qualità, innovazione e sostenibilità. E non solo: delle 227 mila assunzioni riconducibili alla sostenibilità ambientale previste per il 2012 in modo trasversale su tutta la nostra penisola, circa la metà, pari a 97.600 unità (il 16,4% del totale), sono legate alle “professioni verdi” in senso stretto, ossia quelle dei settori delle energie rinnovabili, della gestione delle acque e rifiuti, della tutela dell’ambiente, e ancora mobilità ed edilizia sostenibile, efficienza energetica.

L’edilizia è la più verde
Quali i settori maggiormente interessati alla green economy? In cima, in termini percentuali, si colloca quello delle costruzioni (oltre il 70% delle assunzioni programmate); a ruota spicca la domanda di professioni verdi da parte dell’industria manifatturiera (più della metà del fabbisogno complessivo). E ancora rispetto alle dimensioni delle imprese, emerge a chiare lettere come siano più consistenti le richieste nelle microimprese (da 1 a 9 addetti) e nelle piccole (da 10 a 49), ed inoltre, dato per certi versi sorprendente, che la domanda più elevata di figure professionali green arrivi dalle imprese del Mezzogiorno (38% contro il 32 del Nord ed il 30 del Centro). Un'altra caratteristica spicca con forza: le imprese più ecocompatibilmente orientate tendono a consolidare il rapporto di lavoro: hanno infatti formalizzato con i lavoratori in entrata nel 2011 in professioni riconducibili alla green economy contratti a tempo indeterminato in misura molto maggiore (nel 48% dei casi contro il 43%) rispetto a quelli impiegati in mansioni d’altro tipo.

Potenzialità fonti rinnovabili
Molto più di una speranza: parola di sindacato
Per una volta i dati industriali e sindacali concordano: anche lo studio realizzato dall’Osservatorio Energia e Innovazione dell’IRES-CGIL “Lotta ai cambiamenti climatici, efficienza energetica” parla chiaro, definendo molto consistenti le potenzialità di sviluppo delle fonti  rinnovabili presenti a livello nazionale, specialmente nelle regioni del Mezzogiorno: a partire dallo sviluppo della geotermia in Campania, del solare, dell’eolico e delle biomasse, con un contributo netto all’incremento occupazionale diretto da oggi al 2020 di 9.000 unità solo nel meridione, che a livello nazionale dovrebbe raggiungere 12.000 unità nette permanenti. Considerando poi, anche l’occupazione indiretta e quella temporanea, secondo le proiezioni IRES, si raggiungerebbero al 2020 le 60.500 unità circa.
Nella prospettiva di massima potenzialità delle opportunità – continua lo studio - l’occupazione italiana nel settore delle rinnovabili può raggiungere, secondo le più rosee  aspettative, le 250.000 unità, con una predominanza delle biomasse, del fotovoltaico e dell’eolico, e in termini di valore aggiunto si stima che l’industria italiana potrà realizzare un fatturato medio annuo compreso tra i 2,5 e i 5,5 miliardi di euro l’anno per i prossimi dieci anni. Inoltre, il forte sviluppo delle energie rinnovabili comporterà una grande trasformazione delle reti elettriche di trasporto e distribuzione, che dovranno offrire più elevati parametri di sicurezza, affidabilità e ottimizzazione del servizio.
Ecco i più cercati (e spesso non trovati).

Le professioni più richieste
Ma quali sono le professioni più richieste? Riguardano in parte figure nuove, in parte specializzazioni di professioni già esistenti legate a nuove tecnologie, ai crescenti bisogni socioeconomici ed alle necessità ambientali. In particolare i più gettonati sono l’auditor esperto in emissioni di gas serra in atmosfera; il tecnico superiore per industrializzazione, qualità e sostenibilità dell’industria del mobile; lo statistico ambientale, l’operatore marketing delle produzioni agroalimentari biologiche, il risk manager ambientale, l’ingegnere dell’emergenza, il progettista di architetture sostenibili e l’esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali.

Fabbisogno insoddisfatto
Le imprese però segnalano difficoltà a reperire il 30,3% dei green jobs in senso stretto e il 28,1% delle figure riconducibili alla green economy (+8 punti percentuali circa rispetto alle difficoltà di reperimento lamentate in generale nel reperire personale specializzato) e, andando ancor più a fondo nell’indagine, si apprende che circa il 20% del fabbisogno in entrata di green jobs rischia di rimanere insoddisfatto a causa di un’inadeguata preparazione dei candidati, per lo più non connessa a competenze acquisibili on the job o, per dirla in italiano, non apprendibili “sul campo”, a differenza di quanto avviene invece con frequenza per altre mansioni.

La scuola si attrezza
L’offerta formativa, per fortuna, si sta adeguando, se si pensa che nell’anno accademico 2011/2012 sono stati attivati 193 corsi di laurea in 54 atenei proprio inerenti la sostenibilità ambientale (oltre un terzo di essi sono al Sud). Sempre nell’ambito green, nel periodo 2002-2010 sono stati istituiti 91 dottorati di ricerca sul tema e, su 59 Istituti tecnici superiori, partiti o in avvio proprio in questi mesi per l’anno scolastico venturo, ben 17 riguardano l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile. E non nascono solo corsi pensati ad hoc per acquisire competenze specifiche, ma: anche le piazze d'incontro tra domanda e offerta hanno mostrato interesse per i lavori verdi; lo si è constatato con la nascita, già nel 2010, del primo portale per i lavori verdi (www.yeslife.it), seguito a ruota da altri siti e da sezioni specifiche all'interno dei grandi portali di ricerca ed offerta di lavoro. Molto più di una speranza, quindi, per un Paese geograficamente fortunato e con forte potenziale in relazione al fotovoltaico o l’eolico come il nostro; l’apporto e l’ulteriore sviluppo della green economy, conclude il rapporto, non potrebbe per le casse tricolori essere altro che benefico... Peccato, aggiungiamo noi, che al governo si continui a pensare quasi esclusivamente al nucleare! Insomma, se ancora non sapete cosa fare del vostro futuro, ma sapete di avere un cuore verde... perché non pensare ad un green job? 

 



È BOOM DEL LAVORO VERDE
Gli ultimi dati Unioncamere-Movimprese sulla dinamica settoriale mostrano, in controtendenza a quanto accade in numerosi altri settori industriali, un forte  dinamismo nel settore energetico. Si evidenzia infatti un tasso di sviluppo delle imprese del 16,8% su base annua, e complessivamente, nell’ultimo anno, il numero delle imprese del settore è cresciuto di 700 unità. Nel Lazio le aziende energetiche sono più che raddoppiate (+126%), in Puglia crescono del 20%, nelle Marche del 19, in Basilicata del 18, in Emilia Romagna del 15%.


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