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Claudia Gerini: com' bello far l'amore...

Quella volta che mi offrirono la conduzione del grande fratello

Mar 28 Feb 2012 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
Foto di 4

L'ha scoperta, di fatto, Carlo Verdone. Tutti la ricordiamo ancora per quel suo “'O famo strano” in “Viaggi di nozze”, ma nel frattempo Claudia Gerini ha regalato splendide interpretazioni per Sergio Castellitto, Sergio Rubini, Marina Spada e il marito Federico Zampaglione. Ha un piccolo record: è la prima protagonista femminile di una commedia italiana sentimentale in 3D. E possiamo dirvi che questa splendida quarantenne, anche con questa nuova tecnica, è straordinariamente bella e sensuale. Come vedremo in questa chiacchierata, Claudia ama rischiare, ha dato il volto persino a un videogioco. Le piace affrontare con coraggio la vita.

Un bel rischio interpretare questa casalinga  in “Com'è bello far l'amore”, vero?
«Un po' sì, è vero, il mio personaggio era una sfida, Fausto Brizzi me l’ha proposto raccontandomelo e poi abbiamo aggiunto insieme tante sfumature. Qui si parla di due persone che vogliono stare insieme e non lasciare morire il matrimonio per una sorta di “assopimento” fisico, per un calo del desiderio che però non è, in questo caso, mancanza d'amore. Io stessa sono una mamma-moglie che cerca e vuole tirare fuori il suo lato piccante: mi piace spogliarmi dei ruoli seri della vita di tutti i giorni e volermi bene, stupire il mio compagno e divertirmi con lui. E questo film, affrontando il tabù sesso, racconta certi momenti con toni ironici, ma anche dolci e romantici. In noi, ovviamente, c’era un po’ il timore di essere volgari, ma non lo siamo stati affatto, a mio parere».

Lei è felicemente sposata. Qual è il trucco di Claudia Gerini per un matrimonio felice?
«Lasciare un velo di mistero, di non detto, è molto importante per me. Quando si sta insieme da tanto tempo, è difficile non farsi “invadere” nell’intimità, ma è comunque necessario. Va bene condividere, ma non raccontare tutto, soprattutto le storie passate vanno evitate. E poi bisogna lasciare all’altro la voglia di scoprire ancora qualcosa di te, qualche tratto della personalità un po’ celato, qualcosa che incuriosisce. Questo è possibile mantenendo le proprie aspirazioni, proseguendo sempre sulla propria strada, che sia però parallela alla vita dell’altro. Questo però non va confuso con la mancanza di lealtà o sincerità, che trovo assolutamente necessarie in un rapporto di coppia».

In un film così ha avuto qualche momento di imbarazzo?
«Imbarazzo no, ma abbiamo vissuto momenti carini e buffi, penso soprattutto alla lunga, divertente ed impegnativa sequenza nel locale di Max (Filippo Timi), in cui mi esibisco in uno sfrenato burlesque. Amo lo spettacolo e a mio parere una performance del genere ti aiuta a stare bene con te stessa, a conoscere il tuo corpo e ad accettarlo. è importante conoscersi, sfidarsi».

Lei lo fa anche nella vita. Quanto è difficile essere moglie e madre?
«Parecchio, mi sento sempre in colpa se ho l'impressione di trascurare le mie figlie per il lavoro. Per fortuna tra nonni, babysitter, asilo il modo di organizzarci si trova sempre. Nell'educazione cerco di essere molto attenta e, allo stesso tempo, di essere molto attenta al loro carattere: già da piccoli i bambini lo hanno molto forte ed è importante anche farsi “guidare” da loro. E giocare tanto con loro è fondamentale: una cosa che amo molto di Federico è la fantasia con cui gioca con le bimbe».

Sei la prima diva italiana in 3D. E anche la prima che, tempo fa, ha provato a diventare protagonista di un videogioco.
«Ero stupita, non avevo mai sentito parlare di niente del genere. Mi piace il mondo del videogioco, ho doppiato un gioco della Playstation, “Heavy Rain”, davo la voce a Madison Paige, un personaggio bello e molto drammatico. E così ho pensato che anche l'Asia di questo “cinevideogame” italiano (Zairo) era una sfida molto affascinante. è molto diverso da personaggi che mi proporrebbero produttori e registi italiani, è una dea ex machina, a lei fanno capo vari momenti criminali cruciali della storia. Una Mata Hari moderna, una donna tremenda. Ho accettato anche in vista del fatto che credo molto nel futuro dei videogiochi, è un tipo di intrattenimento sempre più centrale nelle nostre vite. Coinvolge tutte le fasce d'età, visto che siamo in un paese di bamboccioni (sorride), ha un grande futuro dato che qui rimaniamo fino a 40 anni a casa. Ho fatto vari personaggi, non solo quelli ordinari e borghesi, ma questo mi affascina tanto: peccato che non mi do all'action vero, sono anche un'appassionata di arti marziali, pratico con profitto il tae kwon do. Sono cintura blu! E poi c'è in programma una distribuzione mondiale».

Non è che sta cercando alternative, visto la terribile crisi produttiva del cinema italiano?
«Conosciamo bene qual è lo stato di salute del cinema italiano. Abbiamo registi capaci, attori di talento, produttori meno audaci di quello che potrebbero essere, non ci sono fondi. Ma il pubblico ama il cinema italiano, lo abbiamo visto. E ci sono stati film splendidi: quelli di Virzì, di Luchetti, di Castellitto, Sorrentino e Garrone. Manca l'investimento dall'estero, mancano leggi che tutelino il cinema. Se ci fosse sostegno vero da parte delle istituzioni, sarebbe tutto diverso; se si desse un aiuto agli esordienti e alla programmazione dei film, parleremmo d'altro. Ma questo progetto non è alternativo al cinema, ci mancherebbe, è un intrattenimento diverso. I produttori cinematografici ora rischiano poco, perché sanno che saranno soli, perché saranno in sala per due giorni. Ormai tutti puntano sulla commedia corale, alla Brizzi appunto. E va benissimo, ma perché non diversifichiamo?».
 
A 40 anni, viene voglia anche di passare dall'altro lato della macchina da presa?
«Confesso che un po' di voglia di fare anche regia mi è venuta, soprattutto dopo Il mio domani, il film con Marina Spada. Perché questa storia così approfondita sul personaggio, con pianosequenza, la produzione Kairos, così attenta, mi ha motivato. Ma continua a piacermi troppo recitare e continua a spaventarmi troppo lo sforzo della regia!»

Altri sogni nel cassetto? La tv? Oppure la musica, visto il suo talento nel cantare?
«Sai, subito dopo l’edizione condotta dalla Bignardi mi offrirono la conduzione del Grande Fratello, ma rifiutai, era incompatibile con la mia carriera al cinema. Però il destino ha voluto comunque farmi provare l’ebbrezza della presentatrice sul grande schermo, visto che Matteo Garrone in The Big House mi ha dato proprio quel ruolo. Ma il sogno rimane quello di fare un musical. Mi piace molto cantare, esibirmi live e non è detto che tra un anno non faccia in tv un varietà rivisitato in chiave moderna dove canto ballo e recito». 
 



TUTTI PAZZI PER CLAUDIA
Claudia Gerini nasce a Roma il 18 dicembre 1971. La sua carriera nel mondo dello spettacolo nasce già a 14 anni: vince Miss Teenager e nella giuria c'è Gianni Boncompagni, che la selezionerà anni dopo per “Non è la Rai”. Il cinema la “scova” grazie a Carlo Verdone che la sceglie per “Viaggi di Nozze” e le cuce addosso il sottovalutato “Sono pazzo di Iris Blond”. Inizia una carriera che la vedrà recitare per Castellitto e Mel Gibson, per Pieraccioni e Rubini, per Tornatore e Rubini. E, nel 2003, con Pippo Baudo e Serena Autieri calcherà persino il palco del Festival di Sanremo. Attualmente compagna del cantante Federico Zampaglione, madre di due figlie (la prima avuta dal primo marito), nel 2009 pubblica il suo primo album “Like Never Before” e canta in QPGA di Baglioni ne La prima volta. La vedremo a Cannes nel film di Matteo Garrone “The Big House”.


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