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Che stress L’abito griffato per i bimbi

Ci sono genitori che non badano a spese per vestire i loro piccoli...

Mar 28 Feb 2012 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Stavolta i miei pargoli non c'entrano, sono innocenti. Anzi, mi fanno anche apparire come una madre fortunata. Perché loro non fanno capricci per quanto riguarda i vestiti, non mi hanno mai chiesto vestiti ispirati a questo o quel cartone animato. E forse sono ancora troppo piccoli per chiedere abiti griffati. Dunque non parlo per esperienza personale, ma ho sentito tante mamme lamentarsi di essere messo sotto pressione da bambini e bambine che, iniziata la scuola, si sono trasformati in “fashion victim”, proprio come tanti adulti. Il meccanismo è chiaro: ci sono genitori che non badano a spese per i vestiti dei piccoli, che possono raggiungere prezzi davvero impressionanti, non per niente la “moda bimbo” vanta un suo circuito di sfilate ed è uno dei settori dell'industria dell'abbigliamento che investe in modo massiccio in pubblicità. Non starò a indagare sulle motiviazioni psicologiche che spingono un genitori a comprare abiti griffati che un bambino in tumultuosa crescita potrà indossare al massimo per qualche mese, né mi sento di giudicare nessuno.
A volte, sono gli stessi bambini a essere vittime della pubblicità e noi genitori spesso siamo troppo distratti e presi dal lavoro per svolgere il compito di filtrare le sollecitazioni che i nostri figli ricevono dalla tv o da internet. è un dato di fatto e non sarò io a fare la morale a nessuno.
Il problema però esiste e, non essendo stavolta coinvolta in prima persona, mi limiterò a fare come cantava Fabrizio De André, dare buoni consigli perché non posso dare il cattivo esempio.
Per quanto mi riguarda credo che si possa almeno sostenere una cosa: i nostri pargoli non hanno bisogno di abiti griffati. Farsi accettare a scuola e nella vita sarà sempre e comunque una lunga lotta che dipenderà dallo sviluppo complessivo della loro personalità e non dalla targhetta del maglioncino. A nessuno piace essere messo ai margini e tra i ragazzini le dinamiche di gruppo sono spesso crudeli. Ma non possiamo proteggere in tutto i nostri figli, né evitare per sempre che siano sottoposti alla competizione sociale. è molto importante naturalmente l'aspetto della qualità dei vestiti. Devono resistere alle sollecitazioni a cui li sottopone un bimbo che gioca selvaggiamente, al lavaggio e alla stiratura. Non serve che siano concepiti per durare nel tempo, visto che i nostri eredi scalano le taglie alla velocità della luce. Bisogna poi prestare attenzione alle sostanze chimiche che contengono, anche al di là dell'ovvia considerazione delle allergie di cui un bimbo può essere vittima. Anche sotto questo profilo tento di non essere paranoica, ma avevo letto un'inchiesta di Altroconsumo sui pigiamini qualche anno fa. Si denunciava che quelli con stampe plastificate possono contenere sostanze chimiche alla lunga potenzialmente nocive. L'inchiesta spinse due grosse catene di abbigliamento a ritirare due modelli “denunciati” dall'associazione. Se ci tenete particolarmente a questo aspetto, da tempo esiste una certificazione che garantisce l'assenza di trattamenti chimici pericolosi sugli abiti. I vestiti “sicuri” riportano una targhetta con il marchio  “Oeko tex”.
C'è poi l'aspetto economico. Una volta veniva in soccorso al portafoglio delle mamme il vecchio meccanismo del passaggio maggiore-minore: si comprava il vestito per il primo bambino della nidiata e poi i successivi lo “ereditavano”. Considerando che le famiglie una volta erano più numerose e coese, i passaggi avvenivano anche tra cugini, una buona parte del guardaroba veniva assicurato dalla dinamica del clan. Che però oggi, soprattutto nelle grandi città, è un fenomeno ina via di estinzione. A sostituire, o a tentare di sostituire, la rete familiare oggi c'è la rete di internet. Anche per quanto riguarda i vestiti. Sono nati sul web dei network specializzati nello scambio di vestiti usati per bambini. Basta cercare bene su Google. Un esempio è Swapcool.com, che si basa su un sistema di crediti che si possono acquistare in denaro o vendendo propri vestiti smessi per comprarne altri. A Milano è nato anche un negozio “reale” che mette in pratica un meccanismo simile, selezionando solo abiti in ottime condizioni. Si chiama Newtoyou e “paga” chi consegna gli abiti usati con dei bottoni, che poi possono essere usati per acquistare altri vestitini nello stesso negozio, che percepisce 5 euro per ogni transazione in bottoni. 


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