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Pianura pontina: pattumiera d’Italia

Dopo il rifiuto della gente di Scanzano, risolto il problema di dove mettere le scorie radioattive: a un’ora da Roma, provvisoriamente...

Gio 21 Mag 2009 | di Francesco Buda | Energia
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Ci avevano messo tanta fatica a bonificare quella grande palude a Sud di Roma una settantina di anni fa.
Ora ai nipoti dei pionieri che trasformarono l'acquitrinio nel fertile Agro Pontino, resta sul groppone un'altra bonifica: quella della centrale nucleare di Borgo Sabotino, sul lido di Latina. Insieme alla prima pattumiera nucleare d'Italia, a un'ora dalla Capitale.

Il cimitero atomico arriva dall’alto e in silenzio
Sotto silenzio, a primavera là sono partiti i lavori del cosiddetto deposito temporaneo per i rifiuti radioattivi, accanto alla vecchia centrale, letteralmente imposto da un generale, l'allora Commissario Straordinario per l'emergenza e messa in sicurezza dei siti nucleari Carlo Jean. Bene, forse così hanno risolto finalmente l’enigma di dove sistemare l'eredità dell'avventura nucleare italiana.
Ciò che non riuscì in Basilicata nel novembre 2003 a Scanzano Jonico, vicino Roma fila liscio come un bidone sulla palude. Quale tg o giornale ne ha dato notizia?
Radiazioni sull'Agro già colpito
Quello di Scanzano doveva essere definitivo, qui invece parlano di “temporaneo”. Ma sempre di radioattività si tratta. Il deposito laziale si va così ad aggiungere alle due mega-discariche vicino al fiume Astura già assai inquinato, e ad altre “spontanee”, a fumi e scarichi del secondo polo chimico-farmaceutico italiano sull'asse Pomezia-Aprilia-Latina (varie fabbriche a rischio di incidente rilevante). Oltre a un progetto di inceneritore per bruciare l'immondizia senza nemmeno differenziarla, alle tante leucemie, malattie alla tiroide e tumori, ai depuratori malandati, rotti o addirittura costruiti male.
Una ex palude dove oggi le industrie dismesse non si contano e l'edilizia non fa sconti alla natura. Ma sulla salute della popolazione non si riesce ad avere dati complessivi, approfonditi, di lungo periodo.

Chi può garantire?
Nessuno ha mai smantellato un reattore nucleare in Europa,  da noi non c’è un percorso politico-amministrativo democratico per fare questi depositi, che nessuno ha mai gestito in Italia. Quello di Latina lo hanno deciso ed iniziato con la forza. Punto e basta. Quando il generale impose questo “magazzino” a Latina, questa era la situazione in fatto di vigilanza sulle radiazioni presso i siti nucleari italiani: i controlli erano compito dell'Apat; questa  faceva capo al Ministero dell'Ambiente; la gestione dei siti nucleari era  affidata alla Sogin; Vicepresidente della Sogin era Paolo Togni (ora dirigente dell'Assessorato all'ambiente  di Roma); Togni era capo di gabinetto del Ministro dell'Ambiente. Dunque Sogin, la controllata, era vicepresieduta dal braccio destro del Ministro “capo” del  controllore (l’Apat).

Radioattività e misteri a catena
La valutazione d'impatto ambientale, la cosiddetta Via, resta un mistero (imposto per legge) per i residenti: non sanno cioè se, come, quanto e per quale periodo subiranno effetti da quel capannone di cemento pieno dei peggiori rifiuti mai creati dalla specie umana. Noi possiamo confermare – documenti alla mano - che è previsto il rilascio di radionuclidi in aria, attraverso il camino della centrale, ed acqua, attraverso canali. Rilascio necessario per lo smantellamento dell'ex centrale, un enorme affare.  Intorno ad essa si stanno infatti eseguendo imponenti modifiche idrogeologiche, anche su talune opere dell'accurata bonifica fascista, creando un laghetto e un fiume permanente dove scaricare particelle radioattive. Destinazione Mare Tirreno.
Per ora, nel bilancio Sogin la spesa prevista per smantellare tutti i siti ammonta a 5,2 miliardi di euro. L'appalto per costruire il deposito a Latina è andato ad una intricata cordata di imprese tra Roma, Calabria, Sicilia e Campania.

Sondaggi, atti di forza e silenzi
Altra cosa poco nota è un sondaggio sui depositi di rifiuti radioattivi in Italia. Commissionato proprio dalla Sogin, si è svolto tra settembre 2003 e giugno 2004, sulle popolazioni degli 8 siti nucleari italiani. Risultato: Latina unica città favorevole ad un deposito nazionale per i rifiuti radioattivi nel proprio territorio con il 54% di sì. Altro interessante risposta, alla voce “La partecipazione alle decisioni”: secondo 8 intervistati su 10 la popolazione è stata poco (39,8%) o per niente (39,8%) “informata e resa partecipe del dibattito in atto sul tema della sicurezza del territorio”. Disinformati e contenti? Ecco un altro sondaggio pubblicato a fine maggio dall’Ipsos: il 57% degli italiani è contrario al ritorno al nucleare.

si chiama emergenza, ma è servitù
La prima e finora unica pattumiera nucleare italiana arriva con un atto d'imperio emanato il 4 luglio 2006. Colpo di mano consentito da un decreto del febbraio 2003, che dichiarava l'emergenza nucleare in Italia a causa di probabili attentati terroristici.
Di fatto il sottoscritto, mai stato terrorista, è entrato indisturbato - all’epoca e dopo - nell’area nucleare di Latina, persino in automobile e con fotocamera. Senza violare alcun lucchetto né sigilli, né scavalcando. Tutto documentato e riferito alla Prefettura. Ma in nome dell’emergenza hanno scavalcato ogni potere degli Enti locali ed oltre 20 leggi, anche urbanistiche, ambientali, sugli appalti e persino lo Statuto dei Lavoratori.
Il 4 luglio, giorno in cui gli americani festeggiano l'indipendenza, vicino a un bosco sul mare a un'ora dalla Capitale d'Italia veniva comandata l'ennesima servitù.


L’ Italia batte tutti con il sole il fotovoltaico sta per costare quanto le vecchie fonti
L'Italia forse sarà la prima a produrre energia fotovoltaica allo stesso prezzo dell'elettricità generata da fonti tradizionali, tra il 2010 e il 2013.
È la cosiddetta “grid parity”. Secondo gli esperti, potremmo superare anche California e Giappone, coi quali siamo i primi 3 Paesi al mondo considerati capaci di raggiungere a breve questo successo, indipendentemente dagli incentivi. È una delle buone notizie emerse alla Conferenza Internazionale “Italian Pv Summit” di Verona, a maggio. All'orizzonte una capillare seppur graduale diffusione del fotovoltaico, anche perché non saranno più necessari gli incentivi statali. Questa tecnologia pulita sarà infatti molto più conveniente ed accessibile a tutti, soprattutto per le abitazioni. Costerà meno anche del nucleare, rispetto al quale ha già costi certi e prevedibili, senza produrre pericolosissime scorie eterne.
Nell'attuale crisi, il settore delle energie pulite si sta dimostrando vincente e in formidabile espansione: il mercato fotovoltaico italiano a fine 2009 – dicono gli esperti - potrebbe raggiungere la quota di 900 MegaWatt installati (il doppio di oggi) per arrivare a 2.200 MegaWatt nel 2011. Cioè quanto un reattore e mezzo di quelli che la Francia vorrebbe rifilarci. Aggeggi atomici per i quali non si sa nemmeno quanto tempo ci voglia per costruirli e metterli in esercizio.


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