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Don Andrea Gallo: io prete da marciapiede

Ogni giorno al fianco dei giovani

Mar 28 Feb 2012 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Prete da marciapiede, profeta dei nostri tempi, amico, padre, compagno, essere umano autentico, in marcia al fianco degli uomini, degli ultimi, dei bisognosi, dei deboli, delle puttane, degli omosessuali, dei ghettizzati, dei drogati e degli alcolizzati, Don Andrea Gallo da sempre incarna le parole del Vangelo: «Ci sono tanti modi di vivere la scelta cristiana anche nella Chiesa, io sento di dover seguire Gesù quando dice “andate, andate in tutti i posti”, io mi sento dentro la strada, dove è possibile l’incontro e si può donare la conoscenza, donare amore, dare ascolto...».
Ha da poco pubblicato “Se non ora, adesso” (Edito da Chiarelettere), nel quale racconta episodi di vita vissuta e si appella alla voglia di reagire dei giovani e delle donne, dove la forza “eversiva” del Vangelo è in un’idea di cittadinanza ricostruita a partire dall’incontro con gli altri, in pace, per un cammino veramente liberatorio a fianco dei più oppressi…

"Adesso" cosa?
«Lo spunto, chiaramente, è stato preso dallo slogan del movimento femminile “Se non ora, quando?”. L’editore mi disse di prendere questo titolo per il libro e io gli ho detto di no. Non “Se non ora, quando?”, ma “Se non ora, adesso”. Perché ciascun cittadino in un momento di crisi come questo deve prendere consapevolezza. Deve capire da dove viene, dove andiamo, si deve chiedere se vuole riconoscere la sua appartenenza alla famiglia umana e se è disponibile ad uscire dall’indifferenza e partecipare alla costruzione di una polis, pensando al presente con uno sguardo aperto, vasto verso il futuro della propria città. È importante che ciascuno riscopra la propria cittadinanza. È urgente. Perché c’è una continua, lenta, inesorabile caduta dei valori in tutti i sensi e una crisi economica spaventosa».

Ultimamente c’è un incremento della violenza: cosa sta succedendo?
«Finché i poteri dominanti sono violenti e corrotti, ci sarà violenza... E poi ci si lamenta. Per me cittadino italiano, cristiano, prete, la non violenza come scelta risale alla fine della Seconda Guerra Mondiale, una scelta fatta davanti ai miei compagni morti, alla Resistenza alla quale ho partecipato. Ma qui la violenza ha una sua grande caldaia che è il potere attuale corrotto, i poteri dominanti economici, le mafie, il fondamentalismo della chiesa, il denaro, l’individualismo, i mass media. Forse minimamente questi poteri hanno come obiettivo il bene comune? Guarda la Grecia la cui crisi è parallela alla nostra. Ogni 100 abitanti solo 1 deve arricchirsi! E gli altri 99? Rimangono poveri per fare che gli altri mantengano tutto, puttane, potere e soldi. Il mio grido si solleva per sottolineare il valore della non violenza. Ma perché la violenza non si realizzi, è necessaria la giustizia sociale. Dove c’è giustizia non c’è violenza. L’unica illegalità è la miseria. E questa miseria ha le sue cause, con nome, cognomi e indirizzi… Guarda le banche, i poteri. Dobbiamo scoprire insieme i valori e i valori si scoprono allargando sempre il bene comune, la tolleranza, la solidarietà. Io devo seguire Gesù… io cammino con tutti coloro ai quali vengono cancellati i diritti».

I giovani di oggi…
«I giovani vengono disprezzati. E questo succede da sempre. E te lo dice uno che ha attraversato diversi decenni. Già dal 1968... I primi 200-300 uccisi dalla polizia sono di Città del Messico. Luther King, Premio Nobel è stato ucciso. Kennedy lo stesso. E poi il maggio francese. E i giovani di Praga vittime del regime comunista. I giovani italiani 10 anni fa al G8 hanno fatto un’analisi perfetta: “Signori del G8, non vi sembra che sia una cinica pretesa venirci a dire che l’unico mondo possibile è il vostro?”. Siamo in un mondo in cui, se il nemico non c’è, bisogna crearlo: vedi, come ultimo esempio la guerra in Libia. Finita quella, vediamo quale sarà la prossima. E guarda l’Afghanistan, che va avanti da 10 anni… C’è il disprezzo dei giovani. Quando la civiltà cade, si va verso la barbarie. Viviamo in un mondo medievale, dove c’è l’imperatore che ha il potere e il danaro e poi i vassalli, valvassori e valvassini. E gli altri? Che vadano a ramengo! E allora si distruggono lo stare insieme, i cortei e si ha il monopolio dei mass media. Si salva un po’ il web. I giovani sono scoraggiati e, ovviamente, violenti. Non a caso è in aumento l’uso di droghe e alcol. Perché c’è assenza di futuro. Mi viene rabbia. Conoscete le statistiche dei suicidi? Le domande che si fanno i giovani sono queste: “Come posso reggere allo spettacolo di un mondo che funziona anche senza di me?”. E allora faccio questo sforzo faticoso di seminare la speranza. Dico no alle guerre, sì al dialogo. E, nonostante le difficoltà, l’alternativa odierna è quella di tracciare un’altra strada, la cultura della pace».

Di cosa hanno bisogno i giovani?
«I giovani hanno bisogno di testimoni, non maestri. Cioè di maestri che siano veri testimoni: ecco la qualità della relazione! Si deve cercare insieme, altrimenti non si arriverà mai a una vera pedagogia. È necessario ascoltare, lasciando l’integrità dell’altro, la sua dignità. Ai ragazzi dico “non abbandonate la creatività, praticate la disobbedienza passiva evitando la violenza. Resistete con fantasia, indignazione e rabbia”».

Lei parla alle donne “con la speranza in un mondo più umano, solidale, fraterno, confortato dalle parole del Papa buono Giovanni XXIII”.
«La donna diffonde e difende la vita. Oggi, però, nonostante tanti progressi, i segni della repressione sono evidenti e tendono a svilire il corpo e la dignità delle persone, in particolare della donna, facendoci dimenticare tutta la bellezza, la ricchezza, la specificità della sessualità umana. E l’amore? Scompare. E le donne sono le prime vittime di questa impostazione che vede il sesso come un problema da risolvere e loro come un pericolo o una tentazione. Come prete di strada, mi domando se oggi il grande messaggio d’amore recato dal Vangelo non abbia bisogno di essere ripulito dalle scorie accumulate per secoli».

Le sue prediche hanno scosso la curia e fanno tremare i palazzi: non ha mai avuto paura in questo cammino?
«L’unico timore l’ho avuto fino al 1994, perché era ancora viva mia mamma. Lei era lucidissima, lei leggeva. Io temo di diventar matto. Ma non per le situazioni personali. Ma perché più mi guardo intorno e più aumenta l’indifferenza dei garantiti…».

Quale è la preghiera che la accompagna da sempre?
«La mia preghiera che faccio ogni giorno è rivolta a questo Amore. Chiamatelo come volete. Io Gli dico: “Ti ringrazio”, grazie grande Amore dell’Universo. Sono alla ricerca di Dio. Dell’Amore. Che non mette condizione. Se è Amore, se è Grande, vuol dire che non chiede e non minaccia, non punisce. Non c’è la vendetta. Ti ringrazio, Amore grande, immenso che, nonostante tutto, cammino per la strada…».
 



UN PRETE UOMO
Don Gallo nasce a Genova nel 1928. Inizia il noviziato nel 1948. Nel 1953 viene mandato in Brasile dove compie studi teologici. Viene ordinato sacerdote nel 1959. Un anno dopo viene nominato cappellano alla nave scuola della Garaventa. I superiori salesiani, dopo 3 anni, lo rimuovono dall'incarico senza spiegazioni. Nel '64 Andrea decide di lasciare la congregazione salesiana, chiedendo di entrare nella diocesi genovese. Diventa cappellano del carcere di Capraia, poi vice parroco della chiesa del Carmine, da dove viene in seguito allontanato. Viene accolto dal parroco di S. Benedetto, a Genova, e con un piccolo gruppo dà vita alla Comunità di S. Benedetto al Porto.


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