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Fabio De Luigi: “Attenti a predicare bene...”

Il baseball, la commedia, Salvatores, il buonismo e il cattivismo

Mar 28 Feb 2012 | di Manlio Dolinar | Interviste Esclusive
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È stato Olmo e Bobo Vieri, è uno dei migliori comici sulla piazza e potrebbe essere, se solo ci credesse - o ci credessero i registi che lo dirigono - il Peter Sellers italiano. è simpatico e garbato, non resiste a buttarla sul ridere, ma puoi anche parlarci seriamente. Questo, in poche parole, è Fabio De Luigi: uomo intelligente, arguto e camaleontico.

Proviamo a essere seri: hai capito dopo “Com'è bello far l'amore” cosa ci vuole per far funzionare una coppia?
«Ecco, dovevamo cominciare proprio con la domanda più difficile? Trovo che sia una delle cose più belle, ma anche tra le più difficili quella di restare insieme davvero. Quindi, al di là dei nostri “suggerimenti”, penso ci voglia tanto impegno».

Non avevi paura di un film sul sesso?
«Assolutamente no, io l’ho vissuto come un grande cartone animato, visto che Fausto Brizzi ed io siamo appassionati di fumetti. Era come una famiglia Cunningham di oggi, con Timi che fa Fonzie. L’intenzione era di rimanere leggeri, provando ad abbattere un tabù».

Sembri in controtendenza.
«Ecco, ora dovrei temere che, come i grafici delle Borse internazionali, il mio titolo possa crollare da un momento all'altro. Io me la godo, vedendo che succede».

Nonostante io sia un tuo fan, in “Happy Family” mi hai sorpreso.
«Anche a me ha stupito la chiamata di Salvatores! Mi ha fatto un enorme piacere scoprire che oltre a fare il buffone, dalla Gialappa's ai cinepanettoni, potevo essere anche un altro tipo di attore, mi ha dato molto. Sia in “Come Dio comanda” che in “Happy Family” ho trovato con Gabriele un'intesa immediata, molto bella».
 
Basta vedere il curriculum: Comencini, Grimaldi, Salvatores, Chiesa, Manfredonia. Non è che in Italia la fama etichetta troppo?
«Certo, ma non mi lamenterei, la popolarità ti dà anche tante opportunità. Sta a te poi impegnarti per dare il meglio, per sperimentarti in altre sfide. Poi è vero che questo mondo crea facilmente etichette. Pensavo ai personaggi di Salvatores: a me sono piaciuti subito perché andavano oltre il buonismo dilagante. Detto questo, il buonismo non è il male, c'è anche tanto “cattivismo” in reazione ad esso: se fai beneficenza, qualcuno starà dietro di te a malignare. Il punto è che nel nostro paese c'è un male di fondo: l'ipocrisia di chi predica bene e razzola male».

Molti sostengono che ci sono troppe commedie, che non si ha il coraggio di osare.
«Non credo, forse si fanno troppi pochi film di altro tipo. Io spero che, come è capitato anche in altre epoche, questo momento difficile diventi un trampolino. è successo spesso che la crisi portasse opportunità: il bisogno aguzza l'ingegno. Uno dei momenti migliori del nostro cinema, per esempio, è stato il Dopoguerra, o sbaglio?».
 
Ma ti arrabbi se confesso che Olmo e Medioman mi mancano da morire?
«Non sai quanto a me! Sono felicissimo, te lo dico sinceramente, quando vedo che i miei sketch con la Gialappa's sono tuttora i più cliccati su Youtube. Abbandonare un personaggio che ti ha dato tanto è sempre doloroso. Dopo un po' li consideri un po' dei figli, ma per crescere è importante cambiare... Mi mancano, ma non mi sono mai pentito di essere approdato al cinema».
 
Meglio il cinema o il baseball?
«Potremmo parlare un giorno. Il baseball è la mia passione. Molti sgranano gli occhi, ma, dove sono cresciuto io, per le strade si giocava con mazza e pallina. Uno dei miei più grandi orgogli è aver giocato in A1, è uno sport straordinario. Ma mi sa che non abbiamo tutto il tempo che ci vorrebbe per parlarne a fondo, vero? Ci tengo solo a dire che lo sport è una scuola di vita, i bambini dovrebbero praticarlo da subito, soprattutto quello di squadra che ti aiuta a condividere meriti e demeriti, a rapportarti con l'altro, a capire che da soli non si va da nessuna parte e che devi riporre fiducia nei tuoi compagni d'avventura».  

 



QUANDO ERO IN SERIE A
Fabio De Luigi nasce a Santarcangelo di Romagna nel 1967. Con il Rimini ha giocato nella serie A1 di baseball. Negli anni, con la Gialappa's, ha imitato Vieri, Carlo Lucarelli, Mario Giordano, Miguel Bosé, Demo Morselli, Klaus Davi e vari personaggi del Grande Fratello. Deve molto a “Mai dire grande fratello 2” che lo ha portato alla fama, lanciandolo nello stesso anno di Paola Cortellesi: da lì è decollata una carriera lunga e proficua in tv (“Love Bugs” e “Le iene”), al cinema (da Salvatores ai cinepanettoni) e in teatro, con molti apprezzatissimi spettacoli.


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