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Bimbi che crescono nonni, baby sitter o asilo?

Come affrontare il momento del distacco dalla mamma

Mar 28 Feb 2012 | di Antonio Padovano | Bambini
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Il distacco dalla propria famiglia e dalle rassicuranti braccia materne è un momento cruciale dell’esistenza di ogni bambino. Ma è anche un bel rompicapo per i genitori. Dopo alcuni mesi dalla nascita, il rapporto quotidiano del bambino con la mamma viene interrotto, a volte precocemente, per varie esigenze personali e lavorative, complici alcune storture della nostra organizzazione sociale. La decisione di staccarsi dal proprio bambino e la scelta delle persone alle quali affidarlo, è spesso fonte di notevoli preoccupazioni, soprattutto per i genitori più inesperti: è meglio affidare i propri figli ad una baby sitter o ai nonni, quando ci sono? Conviene iscriverli ad un asilo nido o aspettare, se possibile, l’età per la scuola materna? Naturalmente, non esistono regole infallibili e per ogni persona o nucleo familiare entrano in gioco molti fattori solo in parte razionali, che toccano corde profonde ed inconsce dell’animo umano. In particolare, ogni mamma dovrebbe essere aiutata ad evitare un eccessivo attaccamento, liberandosi contemporaneamente da ingannevoli sensi di colpa: una madre più libera e capace di esprimersi sa amare meglio i propri figli.

PRO E CONTRO
I genitori che affidano i loro bambini all’amorevole accudimento dei nonni saranno costretti ad inevitabili compromessi educativi e tensioni familiari. Chi invece sceglie l’asilo nido, nei primi tempi dovrà probabilmente affrontare molti malesseri tipici dell’infanzia, ma donerà ai propri figli una preziosa esperienza di socializzazione. Altri ritengono che sia meglio rinviare “l’ingresso in società” dei propri figli ai tre anni necessari per iscriversi alla scuola materna, scelta da meditare attentamente soprattutto in caso di figli unici o di fratellini in arrivo che possono accendere forti gelosie.

RELAZIONE E SOCIALIZZAZIONE
Il grande neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea, vero innamorato dei bambini, è sempre stato un convinto sostenitore della frequentazione dell’asilo nido a partire dal primo anno d’età. Nel suo libro “Le madri non sbagliano mai” (Feltrinelli, 1995) scriveva: «Il bambino tende spontaneamente al gruppo, con diverse modalità e precocità, in base al proprio temperamento, al carattere e alle situazioni ambientali e familiari. L’odierna anticipazione dei vari stadi di socializzazione e della vita di relazione avviene sicuramente per la precoce influenza imitativa della tv e grazie a buoni cartoni animati sugli animali o storie di bambini, giochi collettivi, ecc.  All’asilo nido si comincia a stare insieme, ma non si può ancora parlare di rapporto vero e proprio; poi dai tre ai cinque anni il bambino inizia ad accettare le regole del comportamento e del gioco, non più soltanto dai genitori ma anche dall’educatore e dal gruppo. Il vero salto positivo nella socializzazione avviene durante la scuola elementare».

IL DISTACCO   
Più che nel capire la giusta età per staccarsi dal proprio figlio, è opportuno concentrarsi sulla qualità delle relazioni familiari, soprattutto materne, chiedendosi se l’inserimento in una comunità di suoi pari sia utile al bambino per rafforzare la propria identità ed indipendenza. Naturalmente un fattore determinante è la maturità della mamma e la sua capacità inconscia di amare il proprio figlio: spesso sono proprio i genitori ad avere un’inconsapevole e pericolosa incapacità a staccarsi dal proprio pargolo. Lo studioso John Bowlby  nella sua “Teoria dell’attaccamento” (1989) sostiene tra l’altro che la capacità del bambino di vivere con equilibrio il contrasto tra il naturale attaccamento iniziale e la necessaria separazione, dipende essenzialmente dalla maturità dei suoi genitori e dalla qualità delle relazioni che ha sperimentato nei primi mesi di vita. In generale, da questa esperienza primaria dipende la possibilità del bambino di affrontare senza paura le future situazioni insidiose; inoltre, una esperienza graduale e soddisfacente della propria autonomia, permette al bimbo di non cadere successivamente nella dipendenza da altri.

DOLCEZZA E FERMEZZA
Qualunque sia la decisione presa, i genitori dovranno avere molto carattere e tanta saggezza nel momento cruciale della concreta separazione. Come scrive Asha Phillips nel suo celebre manuale “I no che aiutano a crescere” (Edizioni Feltrinelli, 2001), «Tra i momenti in cui è indispensabile dire no a un bambino c’è quello della separazione. Una delle più significative per i bambini piccoli ha luogo quando vengono lasciati soli con la nonna o al nido. Nei nidi si vede sempre almeno un genitore che, benché apparentemente intento ad allontanare il figlio, è in realtà molto preoccupato di lasciarlo. Un commiato tranquillo e fiducioso crea nel bimbo la prospettiva che trascorrerà delle ore piacevoli». Naturalmente la separazione va preparata gradualmente, con molta dolcezza ed intelligenza, scegliendo con cura le persone o la comunità scolastica alla quale affidare il proprio bambino, a cominciare dalla gestione del delicato periodo dell’inserimento.   
 



IL NIDO FA BENE A BIMBO E MAMMA
Per approfondire la realtà quotidiana vissuta dalle famiglie, abbiamo incontrato la dott.ssa Rossella Marone, responsabile del progetto educativo de L’Albero delle Mele Rosse, uno Spazio Be.Bi. operante a Roma.

Secondo la sua esperienza, qual è il momento migliore per il distacco dei bambini delle mamme?
«Ogni famiglia ha una propria storia e non ci sono regole universali, ma credo che raggiunto l’anno di età per il bambino sia generalmente molto positivo entrare a far parte di una comunità di suoi coetanei. L’ingresso all’asilo nido è un’esperienza molto positiva anche per la salute psichica e il distacco della mamma: sono assolutamente deleteri i sensi di colpa materni! Un bambino vive bene se ha una relazione sana con una mamma serena e scambi positivi in un ambiente protetto. Naturalmente, è importantissimo il momento dell’inserimento, che nel nostro L’Albero delle Mele Rosse curiamo con particolare attenzione».
 
Cosa vi ha spinto a impegnarvi nel progetto dello Spazio Be.Bi. L’Albero delle Mele Rosse?
«Innanzitutto le nostre esperienze quotidiane di genitori, educatori e insegnanti. Sono sotto gli occhi di tutti le grandi difficoltà vissute dalle famiglie in questa fase storica, sotto il peso di una crisi che, prima ancora che economica, è morale, esistenziale ed antropologica. Di fronte alle emergenze relazionali ed educative sperimentate tra molti coniugi e con i rispettivi figli, con lo Spazio Be.Bi.  L’Albero delle Mele Rosse vogliamo promuovere un’esperienza graduale e non direttiva di espressione personale, attraverso un percorso formativo di  sviluppo della vita di bambini, genitori ed educatori». 

Qual è la particolarità della vostra proposta?
«Nell’attuale realtà della famiglia, con tutta la sua fragilità sociale, psicologica e spirituale, s’impone la necessità di un nuovo modo di fare scuola, dove al centro c’è il bambino, primizia della Creazione, valore assoluto del bene umano e civile, con il suo urgente bisogno di amore maturo e responsabile. Di fronte ad una così grande ricchezza e responsabilità, troppo spesso la famiglia si trova sola, disorientata e messa a dura prova da una società che non la sostiene e valorizza. Proponiamo alle famiglie di scendere direttamente in campo e partecipare alla scuola per costruirla insieme».

Come si sostanzia l’attività de L’Albero delle Mele Rosse?
«Partendo dal presupposto che ogni bimbo impara ciò che vive, proponiamo un’innovativa esperienza educativa, già da noi ampiamente collaudata, che promuove il rispetto del valore del bambino, come Persona potenzialmente ricca di contenuti unici e creativi in continuo divenire, che aspetta di essere colta e sostenuta nel suo processo cognitivo e affettivo. Al bambino vengono proposte continue esperienze relazionali e di laboratori ludici, alle quali ognuno partecipa con il sostegno alla sua originale creatività senza essere sostituito, ma aiutato ad essere pienamente se stesso. Crediamo inoltre che sia fondamentale il coinvolgimento dei genitori e sono offerti momenti di confronto e cooperazione tra le famiglie. L’impegnativo momento del distacco del bambino dalla mamma, è fondamentale per la gioia e la salute di entrambe».  

 



L'ALBERO DELLE MELE ROSSE
Per i bimbi DAI 18 AI 36 MESI
È un progetto socio-educativo senza fini di lucro della Cooperativa Sociale Scuola Famiglia Solidale, composta da famiglie, insegnanti ed educatori volontari. Per costruire e condividere un’esperienza educativo-didattica nella quale scuola e famiglia cooperino seriamente per il bene dei bambini fin dalla più tenera età.

Via Santa Bernadette, 15
Zona Largo Boccea - Roma
Tel. 329.63.87.785


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