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Arisa : così sono (se vi pare)

Conquista con il suo stile. ma non è una trovata pubblicitaria. è proprio così

Mer 01 Apr 2009 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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«Mi piace la tv, ma non amo interagire con Lory Del Santo». Comincia così l’intervista ad Arisa, nome d’arte di Rosalba Pippa, acronimo familiare nato dalla A di Antonio (il padre autista), dalla R di Rosalba, dalla I di Isabella (la sorella di 20 anni), dalla S di Sabina (l’altra sorella di 17 anni), dalla A di Assunta (la mamma casalinga). Reduce dal programma La Vita in Diretta, si dimostra restia alla televisione «che è più interessata al personaggio che alla mia persona e alla mia musica». 
Ma chi è Arisa?
«Una ragazza nata, casualmente, a Genova il 20 agosto del 1982. E che, 6 giorni più tardi, era già nella casa di famiglia a Pignola, in provincia di Potenza: una sorta di “vecchia fattoria” con tacchini, agnelli, pecore, conigli, galline e maiali».
Una ragazza che, oltre al canto, ha innumerevoli passioni: è grafomane, pittrice, crea gioielli e, per mantenersi in questi anni, ha fatto la cassiera, ha lavorato nell’officina di un cugino, ha fatto la cameriera ed anche l’estetista! Vincitrice del Festival di Sanremo giovani con la canzone “Sincerità”, da poco più di un mese è stata travolta dalla popolarità alla quale si deve ancora abituare.
«Abbiate pietà… Prima giravo con i mezzi per Roma, ora viene a prendermi sotto casa una macchina per portarmi ai vari appuntamenti. Qualche giorno fa, addirittura, ho trovato i paparazzi davanti al portone! Qualcosa devo dire è cambiato e me ne sto accorgendo».
E non vieni risparmiata neanche da Scorie, la trasmissione di RaiDue.
«Adoro la parodia che fanno di me. Anzi era una di quelle cose che ho sempre sognato. Mi piace moltissimo, per esempio, quando mia sorella Sabrina mi imita. Credo di essere una persona buffa, con una verve di simpatia e mi piace che la gente se ne accorga. Spero solo che tutto questo apparire in quest’ultimo periodo non mi faccia risultare indigesta…».
La canzone “Sincerità” ti rispecchia fedelmente?
«La sincerità è fondamentale in un rapporto d’amore o d’amicizia che vuole avere radici profonde e robuste per durare nel tempo. Ma bisogna essere sinceri prima di tutto con se stessi: solo prendendo coscienza e ammettendo le proprie debolezze possiamo essere amati dagli altri nonostante i nostri difetti».
Nelle tue canzoni parli del tuo mondo, di storie che finiscono o di tradimenti, ma a fare da fil rouge ci sono sempre la positività e l’ironia.
«Ogni essere umano è artefice del proprio destino. Le avversità possono ferirci, ma non devono abbatterci: anche la vicenda più triste può essere vissuta come uno stimolo per ripartire alla ricerca di una nuova gioia».
Da cosa nascono le storie che racconti?
«Dall’osservazione analitica del mondo intorno a me. Cerco sempre di capire cosa c’è dietro una storia, dietro un comportamento».
C’è una canzone, “Pensa così”, in cui coinvolgi gli animali per spiegare che ognuno ha qualcosa di speciale dentro di sé.
«La canzone è stata scritta da Giuseppe Anastasi, ma l’ho sentita subito mia, perché mi piaceva il fatto di usare elementi così puri, come gli animali, per trasmettere un messaggio così importante. Sono convinta che gli uomini e gli animali siano uguali. A differenziarli è solo l’uso della parola. è importante “usare” gli animali per comunicare una cosa fondamentale: bisogna credere di più in se stessi».
Hai un forte istinto materno, come si capisce dalla canzone “Piccola Rosa”.
«è una ballata che ho dedicato ad una bimba con una malformazione al cuore. La canzone è l’auspicio per un’esistenza serena. Amo molto i bambini, che considero le creature più pure e sincere che esistano. Sono il mio modello: maturando come donna, vorrei mantenere l’approccio alla vita dei bambini».
Quanto è stata importante la tua fattoria per la tua crescita personale e artistica?
«Ci tengo a spiegare che io e la mia famiglia abbiamo una fattoria per uso personale. Nel senso che, quando ammazziamo il maiale, ce lo mangiamo tutto noi! Sicuramente il fatto di essere cresciuta in un ambiente così bucolico mi ha portata a rapportarmi verso il mondo con molta tranquillità».
Una cultura contadina che – ci tieni a sottolinearlo – non ti crea nessuna difficoltà (perché dovrebbe?).
«Sto bene in ogni ambiente e non ho problemi a dire quello che penso e ad essere sempre me stessa. Se Bonolis o qualcun altro mi avesse invitato a parlare di filosofia, gli avrei detto senza finzioni che alle superiori avevo 2 in quella materia!».
Parlami di Sanremo.
«La cosa più bella aver ricevuto l’applauso dal pubblico, dalla gente a casa e dai giornalisti in sala. Sarei anche potuta non piacere a Bonolis. L’importante era piacere alla gente normale: è lei la vera forza del mondo. Dopo una vita di interrogativi su me stessa, se ero “normale”, se stavo facendo bene, se stavo seguendo la strada giusta, quell’applauso è stato fondamentale. Forse anche sbagliando, in questi anni, non ho sbagliato!».


P.S.: gli occhialoni non sono una trovata “stilistica”. Li ho indossati e sono davvero graduati!


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