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Australia on the road

Nadir Ambrosini in bicicletta da Sydney a Perth

Ven 06 Apr 2012 | di Angela Iantosca | Mondo
Foto di 21

La voglia di partire. Andare via. Di mettersi alla prova. Di dimostrare agli altri e, prima di tutto, a se stessi di essere in grado di vivere una avventura senza aiuti, soli con i propri limiti, le proprie paure, il timore di non farcela e la gioia di scoprire che davvero tutto è possibile. Basta volerlo. A dimostrarcelo un ragazzo poco più che 20enne che, qualche mese fa, ha deciso di attraversare l’Australia in bicicletta. «Avevo 15 anni quando ho cominciato a sognare questo viaggio – mi racconta Nadir Ambrosini -. Quando ho saputo che avrei potuto realizzarlo grazie ad un visto come lavoratore, ho organizzato il tutto e sono partito!».
Nato a Bergamo, con la passione per la bicicletta, per realizzare il suo sogno ha pedalato da novembre a febbraio sotto violenti acquazzoni e anche a temperature di 40 gradi, con quasi 40 kg di bagaglio, «ma questa avventura mi ha reso più sicuro: ora mi sento in grado di fare qualsiasi cosa, mi ha migliorato e ho conosciuto persone meravigliose!».

Cosa ti ha spinto al viaggio?
«Ho 21 anni: ho perso mia mamma da piccolo e mio padre non l’ho mai conosciuto… non ho avuto una vita familiare semplice. Sono stato con mio zio a lungo e a 20 anni ho deciso di mettermi alla prova. Probabilmente, quando vivi certe situazioni, cresci con una voglia di fare molto più grande di altre persone….».

Prima tappa: Sydney - Melbourne
«Sono partito il 12 novembre da Sydney, direzione Melbourne. In 2 settimane ho percorso 1100 km, con una media di 130 km giornalieri e punte di 170 km! Ho impiegato 2 settimane, perché, dopo essere entrato nello Stato della Vittoria, mi sono ammalato. Avevo preso la decisione, errata, di procedere anche con il maltempo. Mi sono trovato così a pedalare sotto una pioggia tropicale, che mi ha costretto a cercar rifugio nell'unica fattoria che stava lungo la strada, che arrivava a Cann River (ma 45 km dopo!). Nella fattoria mi hanno accolto e curato. E dopo 2 giorni sono ripartito!».

Come hai preparato il tuo viaggio?
«Quando ho deciso di partire, non avevo neanche l’equipaggiamento giusto e non ero allenato: diciamo che mi sono allenato on the road. Per quanto riguarda l’abbigliamento, avevo solo una giacchetta catarifrangente, che mi era stata regalata da un amico ad Adelaide…».

Quando è nata la passione per la bicicletta?
«In realtà l’ho sempre usata, anche per andare al lavoro! Ho voluto unire questa abitudine alla passione per i viaggi! La prima bicicletta me l’ha regalata mio zio quando avevo 6 anni...».

Come ti sei mantenuto in Australia?
«In Italia faccio il saldatore, anche se momentaneamente sono disoccupato. In Australia ho fatto di tutto: ho lavorato come cameriere, ho preparato ciambelle, ho lavorato in una fattoria! Ma ho incontrato gente estremamente generosa, cosa che non mi è capitata mai in Italia: ho incontrato persone che mi hanno curato quando mi sono ammalato, che mi hanno aiutato nei momenti di difficoltà e che mi hanno offerto lavoro!».

Seconda tappa: Melbourne - Adelaide
«Dopo essere stato a Melbourne qualche giorno e dopo una settimana in Tasmania, ma senza bici, avendola lasciata in un ostello, ero pronto per ripartire alla volta di Adelaide: 1100 km percorsi in 11 giorni! Per prima cosa mi sono diretto fuori città, seguendo una strada costiera chiamata "Great Ocean Road", considerata la strada più bella d'Australia. Qui ho pedalato, costeggiando bellissimi panorami e fiancheggiando le 12 formazioni rocciose dette i 12 Apostoli. Poi, una volta arrivato alla fine della “Great Ocean Road”, ho continuato in direzione nord ovest diretto a Adelaide, entrando così nello Stato del South Australia. Da lì, anche se mancava poco per arrivar in città, ho dovuto fare moltissime deviazioni, perché in Australia si può andar in bici su qualsiasi strada escluse le Freeway, che sono l'equivalente delle nostre autostrade – anche se lì sono gratuite -. Quindi ho dovuto prendere le strade collinari che circondano Adelaide, un passaggio più faticoso, ma gratificato dalla vista della città dall'alto».

Terza tappa: Adelaide - Perth
«Fermatomi ad Adelaide per lavorare e per il Natale, che ho trascorso da amici incontrati lungo il viaggio, il 2 gennaio ho cominciato la terza parte della traversata, la più lunga, quella da Adelaide a Perth: 2700 km in 22 giorni!  In questo tratto ho dovuto attraversare il deserto del Nullarbor, una pianura semiarida che separa il South Australia dal Western Australia, della lunghezza di 1250 km, distanza calcolata tra le 2 città, Ceduna nel South Australia e Norsman nel Western Australia. In mezzo il nulla, come dice la parola stessa che, in latino, significa “No Trees”, niente alberi. Qui si trovano solo stazioni di servizio e una "cittadina" di meno di 50 persone. Nonstante questa desolazione, questo nulla intorno a me, o forse proprio per questo, è stata la parte preferita del viaggio, oltre che quella più estrema».

Dopo il deserto
«Arrivato alla fine del deserto, mi sono diretto all'interno dello stato del Western Australia, passando per una città mineraria chiamata Kalgoorie. Da lì, dopo aver sostato un giorno, ho proceduto dritto verso ovest in direzione di Perth, pedalando gli ultimi 600 km. Prima di arrivare a destinazione, mi sono fermato in una città chiamata Southern Cross dove, nella libreria cittadina, mi hanno anche intervistato: la gente era curiosa di capire i motivi del mio insolito viaggio! Da lì mi sono diretto a Perth, arrivando 4 giorni dopo e finendo la mia avventura».

Hai mai avuto paura?
«Più che paura, ho avuto ‘problemi’ di solitudine. Sono stato a lungo solo… Ma queste sensazioni duravano poco. Nell’arco di una giornata, potevano cambiare molte emozioni. Ogni giorno era come rinascere, perché non sapevo cosa sarebbe successo, cosa avrei visto, chi avrei incontrato… Ricordo che ad un internet point presi un braccialetto sul quale c’era scritto: “where you will sleep tonight?”. Una frase riassuntiva di questa avventura: “dove dormirai questa notte?”».

Vivresti una vita in viaggio?
«Sarebbe un sogno! Eppure c’è gente che lo fa. Ho incontrato un over 50, proveniente dall’Olanda, che da tre anni viaggiava in giro per il mondo! Ma per farlo devi avere il giusto input. Io, con un semplice “non mi piace”, ho voluto cambiare la mia vita. Dicendo “no” alla vita che stavo conducendo. Molta gente non lo fa per paura… ma non si deve aver paura di nulla».
 
Stai progettando altri viaggi?
«Sto progettando di fare in bicicletta il Sud America, fino ad arrivare alla Terra del Fuoco».

Da solo o in compagnia?
«Questo tipo di avventure credo si vivano meglio in solitaria, perché è qualcosa di estremo. Se fossi stato in compagnia, non mi sarei concentrato sul viaggio, ma mi sarei preoccupato sempre dell’altro. Il viaggio è stato come vivere fuori dalla società… nello stile di “Into the wild”. Credo ci siano delle fasi nella vita di ogni persona nelle quali si ha diritto e voglia di fare una esperienza simile anche per dare una svolta. Probabilmente ero arrivato ad una situazione in cui desideravo far qualcosa di particolare per mettermi alla prova. Ora conosco di più me stesso e i miei limiti. E sicuramente dico che non è giusto rinunciare ai sogni!».

In attesa del tuo prossimo viaggio, cosa stai facendo?
«Sto aprendo un blog, No limits for the dream, un diario di viaggio di quella avventura. E poi sto scrivendo il libro».

Colori e suoni di questa avventura?
«Mi sono rimasti dentro soprattutto i colori, i suoni, i rumori che non si vedono e non si sentono in nessun altro luogo della terra. Quando dormivo in tenda, di fronte al mare, rimanevo lì, immobile, a guardare le stelle. E la mattina, al risveglio, fotografavo l’alba...».                       


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