acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Non fermiamoci all’apparenza

Fabio Concato: l’atteso ritorno di un artista che ha riscoperto la sua anima giovanile

Ven 06 Apr 2012 | di Giuseppe Stabile | Interviste Esclusive
Foto di 7

La bellezza della nostra fanciullezza resta immutata dentro di noi e, quando riemerge dalla nostra anima, ci riempie di gioia da condividere anche con gli altri. È successo anche a Fabio Concato, l’indimenticabile cantautore di tanti successi, che con il suo nuovo disco, “Tutto qua”, torna a donarci vibrazioni profonde. 

I tuoi numerosi fan hanno aspettato più di dieci anni, ma ne è valsa la pena: questo nuovo disco di inediti trasmette molte emozioni. Cos’è successo in tutto questo tempo?
«In questi anni ho fatto tante cose affascinanti, con molti musicisti e varie orchestre, ma il silenzio discografico è stata una scelta difficile che non mi lasciava scelta: non potevo sottostare a dei meccanismi commerciali non rispettosi di un uomo e di un artista. Questo lungo periodo mi ha permesso di dedicarmi più a me stesso e alla mia famiglia: ho voluto che la priorità l’avessi io come Persona. Ora sono felice perché mi è tornata la voglia di scrivere».

Inizialmente eri stato indicato anche tra i big del recente Festival di Sanremo, ma poi non sei salito sul palco dell’Ariston.
«Quando mi hanno detto che non sarei andato a Sanremo, sinceramente ho tirato un sospiro di sollievo: non è stato un bel Festival, non c’erano grandi canzoni e neanche altri motivi per cui valesse la pena trascorrere dieci giorni nello stress e, spesso, nella finzione. Come la farsa della RAI che prima cerca Celentano e poi lo critica: Adriano dice delle cose interessanti e fulminanti, anche se a volte gli mancano gli strumenti per svilupparle. Ho elaborato una proposta ufficiale per rifondare il Festival: bisognerebbe sospenderlo per due anni e fare un bel po’ di pulizia, chiarendo anche i meccanismi di funzionamento. Compresa la bella casualità che negli ultimi anni vincono quasi sempre i cantanti provenienti dai talent show televisivi: ma c’è anche chi dice che la prossima edizione potrebbe presentarla Maria De Filippi, così farebbe tutto lei…».

Cosa racconti nelle tue canzoni?
«Per lo più scrivo di cose, anche passate, che accadono a me, ma pure di quello che succede a chi mi è vicino. Per me la musica è molto importante, perché quando canto riesco a sentirmi vero ed autentico».

Nella tua carriera ci hai regalato molti versi poetici ispirati alle tue relazioni personali. Quali sono i successi ai quali sei più legato?
«È difficile sceglierne alcuni, ma devo citare anzitutto “Gigi” del 1990, canzone scritta dopo la scomparsa di mio padre, che mi trasmise la passione per la musica. La mia notorietà, che era già arrivata qualche anno prima, è legata al singolo “Domenica bestiale”, che composi nel pieno della felicità per il fidanzamento con Elisabetta, tuttora mia moglie e madre delle mie due figlie. Proprio alla nascita della mia primogenita, composi la famosa “Fiore di maggio”. Nel tempo, molte cose sono cambiate: agli inizi scrivevo soprattutto testi pesanti e tristi, mentre in questo nuovo lavoro ci sono anche molti riferimenti alla difficile situazione sociale che stiamo vivendo, come nel brano “Tutto qua”».

Come ti scopristi cantautore?
«Fin da quando avevo cinque anni mio padre mi insegnò a suonare musica brasiliana e jazz, di cui era un grande conoscitore: lui era una persona timida e non amava esibirsi, ma mi incoraggiava sempre, dicendomi che avevo molto talento. A vent’anni con due miei amici formai un trio di cabaret, I mormoranti, che ebbe un discreto successo: curavo la parte musicale e fui notato da un discografico che, con mia sorpresa, mi propose di realizzare il primo disco. Però da ragazzo mi immaginavo medico».

Come vivesti l’adolescenza in quei movimentati anni segnati dalle rivoluzioni sessantottine?
«Alla fine degli anni ’60 la mia famiglia traslocò e cambiarono anche le mie amicizie e i miei interessi: scoprii nuovi ambienti e iniziai a frequentare il movimento studentesco. Ma fino a quel momento il mio riferimento principale era stata la nostra Parrocchia e l’oratorio che frequentavo assiduamente. Andavo a Messa molto volentieri, ero cantore e chierichetto: avevo una Fede intensa e, a 15 anni, pensavo seriamente di entrare in seminario».

Cosa resta in te della tua Fede giovanile?
«Credo di essere lo stesso un buon cristiano, anche se a modo mio. Ci sono ancora molte cose che conservo in me di quella forte esperienza giovanile, ma mi è rimasta dentro soprattutto la figura di Gesù: è un rapporto personale che continuo ad avere, con tempi e modi diversi rispetto alla mia giovinezza. Talvolta ho la sensazione netta di sentire la Sua presenza concreta e reale. Quando cerco di parlare con qualcuno e di chiedere qualcosa, so che c’è Qualcuno che mi ascolta: la preghiera ci può aiutare molto e ci offre anche una forma consolatoria».
   
Come prosegue oggi la tua ricerca spirituale?
«Provo sempre a relazionarmi con Dio, ma faccio molta fatica a mettere a fuoco cosa voglio e in cosa credo: questo mi fa molto soffrire e mi manca la serenità di chi ha Fede. Sono però consapevole che non si tratta di una scelta razionale, quanto di una esperienza: in me rimangono gli ultimi tentativi di pragmatismo e materialismo. Faccio ancora fatica a credere senza vedere, ma mi piacerebbe riuscire a superare questa fase».

Cosa pensi dell’attuale, ritrovato interesse di tante persone verso i temi religiosi?
«Se non torniamo a mettere la nostra anima prima di ogni altra cosa, siamo destinati a vivere sempre peggio, infelicemente. Il ritorno di attenzione alla spiritualità mi fa ben sperare, anche se non so cosa produrrà concretamente, perché bisognerebbe tradursi in un concreto rinnovamento dei singoli.  Ognuno di noi deve fare i conti con se stesso, volendo bene anche ai propri difetti; ma dobbiamo intraprendere un serio percorso per capire chi siamo e quali sono le cose davvero importanti, scovando i falsi bisogni inventati da questa nostra società».
   
Cosa può aiutarci a riaprire gli occhi e il cuore?
«È necessaria la testimonianza di persone che sperimentano una concreta indipendenza psicologica, culturale ed economica. Ma occorre anche una rivista come la vostra, perché la gente ha bisogno di contenuti come quelli che voi proponete. Abbiamo già tutto ciò che serve, ma manca una cosa fondamentale: capire cosa c’è dietro una persona, una storia o una foto, senza fermarci all’apparenza e a quello che ci viene raccontato. Ci vuole un po’ più di profondità».     

 



UN GRANDE RITORNO
Fabio Concato (vero cognome Piccaluga) è nato a Milano il 31 maggio 1953 da madre giornalista e padre autore di musica jazz, che gli trasmette la passione artistica. Esordisce nel 1973 con il trio di cabaret I mormoranti nel quale mette in luce la sua abilità musicale, ma il suo debutto come cantautore avviene nel 1977 con l'album “Storie di sempre”. Cinque anni dopo, al suo quarto disco, conquista la notorietà con il singolo “Domenica bestiale”; il grande successo arriva due anni dopo con il suo album omonimo, ricco di brani indimenticabili come “Ti ricordo ancora”, “Rosalina”, e “Fiore di maggio”. Oltre ad aver partecipato a varie edizioni del Festival di Sanremo, ha collaborato con molti artisti di fama internazionale ed ha inciso diversi brani per finanziare opere di solidarietà. Dopo più di dieci anni dall’ultimo album di inediti, ha appena pubblicato il nuovo “Tutto qua”.


Condividi su:
Galleria Immagini