acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Danny DeVito: conta quello che uno fa

Il pianeta ci ha dato tanto, cominciamo a restituirgli qualcosa!

Gio 26 Apr 2012 | di Manlio Dolinar | Interviste Esclusive
Foto di 7

Un uomo ilare e brillante, una forza della natura. Sembra incredibile che un corpo così piccolo e penalizzante trattenga dentro tanta vivacità e fascino, che sappia catturare la tua attenzione facendoti dimenticare che sei più alto di almeno trenta centimetri. Perché, quando Danny DeVito parla, recita, intrattiene, il gigante è lui. Senza alcun dubbio. Da questa chiacchierata, in occasione dell'uscita di “Lorax” (il primo giugno) - cartoon ambientalista dello stesso autore de “Il Grinch” e già di gran successo (70 milioni di dollari di budget, 72 di incasso solo nel primo fine settimana negli Stati Uniti) -, scopriamo anche altro.

Si aspettava questo entusiasmo per la sua presenza in Italia?
«No, devo essere sincero, ma posso dire che è una meraviglia essere qui in questo splendido paese assolato: non vedevo davvero l'ora di essere qua. E poi ho la fortuna di esserci venuto con Zac Efron, lo sto conoscendo meglio in questi giorni. Mi piace circondarmi di gioventù, mi fa invecchiare più lentamente!».

Fu per questo che una ventina d'anni fa lei puntò sul quasi sconosciuto Tarantino?
«Per questo e perché avevo subito capito il suo talento, ho puntato a occhi chiusi su di lui, fin da “Le iene”. Avrei voluto produrre anche il suo primo film, ma non ci sono riuscito. E così, mentre era sul set de “Le iene”, mi ha raccontato “Pulp Fiction”. O meglio, ha solo iniziato perché mi ha convinto dopo qualche parola. Mi mandò il copione dopo un anno, lo studio con cui lavoravo io lo rifiutò perché troppo violento. Mi infuriai, salii sul tavolo, poi per fortuna incontrai Harvey Weinstein».

Non è la prima volta che si misura con l'animazione. Com'è andata con “Lorax”, a 15 anni da “Hercules”?
«Come attore non trovo grande differenza nell'evoluzione dell'animazione in questi ultimi 20 anni, l'esperienza recitativa è simile, gli devi dare l'anima al personaggio, non potendogli affidare il tuo corpo. Poi ci pensano gli artisti dell'animazione a chiudere il cerchio. Ora, è vero, nella fase di doppiaggio siamo ripresi costantemente, perché loro possano rapire le nostre caratteristiche fisiche e le nostre movenze e portarle nel personaggio, ma sono comunque loro a dare il tocco giusto, la pennellata finale. Quel passaggio, però, è importante soprattutto per "noi" italiani (e si apre in un largo sorriso sottolineando la sua appartenenza, siciliano da parte di nonno paterno e lucano da parte di nonna materna - ndr), gli attori del vostro, nostro paese hanno un linguaggio del corpo molto pronunciato».

Noi italiani, dice. Sente molto il senso delle sue origini. Per questo, qui si doppia anche in italiano?
«è stato molto bello doppiare in italiano, volevo farlo a tutti i costi e i consulenti italiani sono stati determinanti per fonetica e altri accorgimenti. E ora sono molto felice del risultato, soprattutto grazie al grande e accurato lavoro di adattamento. E sono orgoglioso di questo lavoro proprio perché l'Italia è un pezzo importantissimo della mia famiglia».

“Horton”, “Il Grinch”, “Lorax”. Tutte opere del Dr. Seuss, anticonformista e coraggioso. Ha accettato per questo?
«Lui è una sorta di mostro sacro della letteratura per  bambini e Lorax è il suo personaggio più amato e osteggiato. I miei figli sono cresciuti con il Dr. Seuss e io ne sono felice perché ha sempre avuto grande sensibilità e contenuti. Tutti dovrebbero leggerlo, prende di mira il nostro egoismo nei confronti del pianeta, è educativo e formativo. Con lui non ci sono cattivi ma solo personaggi che sbagliano, non le scelte ma piuttosto il modo di portarle avanti. Il punto è che non dobbiamo solo prendere a questo nostro mondo, ma anche restituire. Capire che ciò che ci ha generosamente dato non è dovuto, ma dobbiamo meritarcelo. E invece lo ignoriamo o addirittura lo osteggiamo: più di 40 anni fa è stato scritto questo libro e fu bandito in alcuni stati americani perché l'industria del legname lo percepì come un attacco. Era solo un avvertimento, invece, di chi sapeva guardare nel futuro e aveva capito i grandi pericoli a cui un certo stile di vita collettivo ci avrebbe portato».

Questo ostracismo si può ripetere? 
«Purtroppo sì. In quanto risvegliatore di coscienze, “Lorax” potrebbe trovare le resistenze di chi vuole che queste dormano, che vivano l'illusione della felicità, della non consapevolezza dei problemi che abbiamo. L'aspetto favorevole di tutto ciò, però, è che ora è più difficile metterci il prosciutto sugli occhi». 

Ma gli interessi economici, forse, sono ancora più forti di allora.
«I potenti sono tutti ingessati, radicati nelle loro consuetudini e usano tutti mezzi possibili per impedirti di migliorare il mondo, se ciò va contro il loro profitto. Eppure io con la mia macchina elettrica giro per Los Angeles, passo da Hollywood a Beverly Hills senza problemi e da sei mesi non vedo un benzinaio. Non hai idea di quanto sia bello. Ogni nostro singolo comportamento può contrastare questi poteri. Dobbiamo cominciare a non essere individualisti, ma a pensare cosa è meglio per tutti. Mio padre diceva sempre che conta quello che uno fa, non da dove viene».

Ultima domanda: lei è un patito di twitter. L'account è suo? E cosa la affascina di questo social network?
«La rete ci concede di parlare, condividere riflessioni, dire le nostre opinioni cosicché arrivino in maniera completa e corretta e senza mediazioni. Voi giornalisti, ammettiamolo, non fate sempre un buon lavoro!».

 


DI ORIGINE SICULO-LUCANE
Daniel Michael DeVito nasce a Neptune, il 17 novembre 1944 da famiglia americana con origini siculo-lucane. Attore, regista e produttore, figlio di un uomo che ha gestito un negozio di dolci, una tintoria e infine un bar e di una casalinga. Studia all'Accademia Americana di Arti Drammatiche di New York, ma prima lavora al salone di bellezza della sorella. Il 28 gennaio scorso ha festeggiato 30 anni di matrimonio con Rhea Perlman, madre dei suoi tre figli. Ha lavorato con i migliori registi in decine di film, ma molti lo ricordano soprattutto per “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman (che lo scelse anche per “The Big Kahuna” e “Man of the moon”), “Voglia di tenerezza”, “I gemelli”, con l'ex governatore della California Arnold Schwarzenegger, e “Batman-il ritorno”. Da regista ci ha regalato cult come “Getta la mamma dal treno”, “La guerra dei Roses” e “Hoffa: santo o mafioso?”.


Condividi su:
Galleria Immagini