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Enrico Brignano:

La frutteria di famiglia e il sogno di fare l’attore

Mer 01 Ago 2012 | di Alma Pentesilea | Interviste Esclusive

Brignano che fa ridere. Brignano che imita. Brignano che recita. Brignano di “Un medico in Famiglia”. Brignano dei film. E poi Brignano uomo, quello nato nella periferia romana, legato alla famiglia e alle fettine panate della madre, al negozio di frutta di famiglia e a quel padre che ormai non c'è più a cui somiglia tanto.

«Ricordo un giorno mio padre stava risolvendo un cruciverba. Fece un'espressione concentrata e disse: «Se è d'onore è una sola...». Mi guardò serio: «Vieni un po' qua». E mi chiese un aiuto per il cruciverba. E io dissi: “parola”! «Bravo - rispose mio padre con aria soddisfatta -. Una parola... ricordati, fijo mio, che un uomo se è omo deve ave' una sola parola, la parola di un uomo è sacra». Rimasi sbalordito. La sua improvvisa eloquenza mi sorprese. Forse è per questo che quella frase ancora mi risuona nelle orecchie». 

Come era tuo padre?
«Essendo un uomo saggio, tirava fuori una parola per tutte le occasioni. Breve, chiara, appropriata: se dovessi scrivere un libro con tutte le parole di mio padre, mi fermerei a pagina uno, ma sicuramente, rileggendo quella pagina, mi accorgerei che ognuna di quelle parole è parte di me e dell'onestà che mi è rimasta addosso».

Come ti ha “condizionato”?
«La parola data per lui era sacra. E lo è anche per me. Ogni volta che devo firmare un contratto o siglare un accordo con qualcuno o mettere una firma su un foglio il pensiero va a lui...».

Tuo padre era fruttivendolo a Dragona: tu cosa pensavi di fare da grande?
«Io non sono figlio d'arte. Io vengo da una famiglia normale. Sono nato in una ridente borgata romana, lontana da tutto. Quante volte mi sono fermato da bambino davanti alle insegne luminose dei teatri... sognavo di vedervi un giorno scritto il mio nome. Ma c'era un problema: i miei avevano un'azienda avviata, la frutteria. E il mio sogno sembrava diventare sempre più lontano e irraggiungibile. Le prospettive, lì, erano modeste».

Perché la passione per il teatro?
«Volevo sognare in grande, non voler crescere, rimanere bambino, giocare a essere tutti e nessuno. Questa però non era la sola ragione...».

Quando hai scoperto la tua vis comica?
«A scuola. Frequentavo l'Ipsia Antonio Locatelli, un istituto tecnico industriale. Uscendo da lì, sarei stato capace di fare componenti meccaniche. Mi svegliavo tutte le mattine all'alba. Poi correvo a prendere il bus che mi portava da Dragona ad Acilia e da lì un treno che mi portava a Roma. A scuola ero conosciuto per le mie imitazioni. Si divertivano tutti. Il massimo della soddisfazione era quando i professori stessi mi pregavano di imitarli... Anche se il mio vero palcoscenico era il trenino che prendevo insieme ai miei compagni di scuola. Il vagone era sempre pieno di gente. Raramente capitava che qualcuno non ridesse per tutto il tragitto. E su quel treno imparai una cosa fondamentale per un comico: il finale della performance!».

Il tuo primo incontro importante?
«Ho incontrato molti individui strani sul mio cammino, come può capitare a chi fa questo mestiere. Ma fu determinante quando vidi che un certo signor Proietti reclutava giovani allievi per il suo Laboratorio di esercitazioni sceniche, per diventare attori in 24 mesi, gratuitamente, senza anticipo e a interessi zero. Non so come, non so perché, ma fui ammesso al Laboratorio! I due anni volarono e alla fine entrai nel personaggio dell'attore».

Poi arrivano i primi lavori, il Teatro Argentina, l'America e il primo contratto in esclusiva Mediaset.

«Quando cominci ad aver successo, te ne accorgi da tante cose. Ti si modifica il contesto, l'ambiente circostante diventa sempre più interessato a quello che fai. Molti aspetti sono gratificanti, ma c'è un prezzo per tutto questo. Il tempo da dedicare alle persone insostituibili della tua famiglia si assottiglia. Per questo benedico ogni momento in cui ho accantonato tutti i miei impegni per riuscire a passare un po' di tempo in più con mia madre e mio padre...».  

 

 


Nato per il palcoscenico
Nato a Roma, nella frazione di Dragona, il 18 maggio 1966, cresce nell’Accademia dei giovani comici di Gigi Proietti. Ma è la televisione a renderlo famoso, con il personaggio di Giacinto (1998) nella serie “Un medico in famiglia”. Nel 1999 mette in scena “Io per voi un libro aperto”. Nel 2000 il suo primo film come regista e attore “Si fa presto a dire amore”, con Vittoria Belvedere. Alterna lavori tra televisione e cinema, anche se il suo vero amore resta il teatro. Dal 2007 fa parte del cast di “Zelig”. Il 29 agosto del 2008 si sposa con Bianca Pazzaglia (ballerina). Nel 2010 è Rugantino (ruolo in precedenza interpretato da Manfredi, Montesano, Celentano, Mastandrea). Nel 2011 conduce “Le Iene”. Il 10 agosto sarà in scena  a Terracina, unica tappa estiva,  con lo spettacolo “Tutto suo padre”. 


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