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Pamela Villoresi: niente giudizi, solo Amore

L’appassionante avventura di una grande attrice. Attraverso l’arte, fino a Dio: come una bambina tra le braccia della Madre

Ven 15 Giu 2012 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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L’arte ha sempre celebrato la sacralità della Vita e anche oggi ci sono artisti di tutte le culture che esprimono la propria spiritualità attraverso le loro opere. La celebre attrice Pamela Villoresi, condividendo la ricchezza del proprio percorso interiore, offre da anni preziose occasioni per risvegliare la nostra anima.

A giugno si è svolta a Roma la V edizione del suo “Divinamente, festival internazionale della spiritualità”. Qual è il messaggio che vuole comunicare?
«Quest’anno ci concentriamo sull’aspetto femminile del Divino, nel quale siamo sempre abbracciati e dove riscopriamo la nostra natura umana: un’esperienza di accoglienza e di gioia. Ogni religione delinea l’aspetto femminile del Divino in un modo diverso e le proposte di questa edizione le mettono a confronto con varie forme d’arte, rivolte a diverse fasce di età. Il mio spettacolo, “Dio Maternamente” scritto dal grande Mario Luzi, propone Dio che ama e comprende, Dio che è luce, amore e libertà. Fin dalla prima edizione, il nostro festival è stato seguito da molte persone che hanno partecipato a spettacoli di varie culture religiose, contribuendo alla costruzione di un clima di pace e fratellanza. Abbiamo tutti bisogno di concederci una pausa che ci faccia aprire il cuore, confrontandoci con la religione fuori da ogni integralismo e discriminazione».

Come nacque l’idea del Festival internazionale della spiritualità?
«Con il mio lavoro ho avuto la fortuna di fare molti viaggi straordinari, conoscendo tante culture e approfondendo varie religioni. Circa quindici anni fa la mia esistenza cambiò radicalmente e decisi di provare a portare nel lavoro i miei percorsi personali. Iniziai a proporre spettacoli con tematiche spirituali: inizialmente, impresari e organizzatori reagirono male, obiettando che si trattava di cose noiose; però non mi arresi e, sin dalle prime esibizioni, la risposta del pubblico è sempre stata entusiasta! Nacque in me il desiderio di creare un dialogo tra artisti di tutto il mondo sui temi della spiritualità, aperto anche ad agnostici: lottai per due anni, ma alla fine riuscii a dar vita al Festival. Riscosse talmente tanto successo che dovetti organizzarlo anche a New York! Finalmente, dopo anni di successi professionali, attraverso il lavoro riuscivo ad esprimere anche la mia parte più profonda».

La sua carriera è stata lunga e piena di riconoscimenti.
«Sin da bambina avevo dentro di me il desiderio di recitare e alla fine della scuola media iniziai a studiare teatro; nel mio gruppo c’era anche Roberto Benigni, un po’ più grande di me, ma già allora molto poetico e fuori da ogni schema. A quindici anni partii per una tournée e mi resi conto di iniziare finalmente a vivere, anche se dovetti affrontare molti sacrifici e rinunce per restare indipendente dalla mia famiglia. Però ne è valsa la pena: oltre alle tante esperienze e persone incontrate, ancora oggi sento il privilegio di soddisfare la mia passione per la poesia e di interpretare alcuni tra i testi più importanti dell’umanità».

Qual è stata la figura che ha più influenzato la sua formazione artistica?
«Senza dubbio Giorgio Strehler, l’indimenticabile regista con il quale iniziai a recitare appena maggiorenne, continuandoci a lavorare per vent’anni. Lui era una persona eccezionale che comunicava mille emozioni ed ispirazioni: sin dal primo provino si stabilì tra noi una profonda intesa e credo di potermi definire la sua “figlia teatrale”. Spesso Strehler suscitava la rabbia dei miei colleghi, chiedendomi di spiegare agli altri attori quello che voleva in scena; quando iniziai ad avere successo nel cinema, mi disse che si sentiva tradito: ma io volevo esplorare il mio talento in ogni direzione».

Si sente privilegiata per il talento artistico che ha ricevuto in dote?
«Ogni essere umano nasce con dei talenti ed ognuno ha la responsabilità di non sprecarli, esprimendoli per portare frutti concreti. L’artista, in particolare, deve uscire da se stesso e mettersi al servizio delle proprie capacità che gli sono state donate: altrimenti le sue opere, anche se bellissime, saranno solo una proiezione del suo egocentrismo. Invece, quando con l’approfondimento e lo studio ci si apre alla fonte originaria e si diventa strumenti di Dio, le opere d’arte acquistano un valore proprio che va oltre il tempo, testimonianza per lo spettatore della forza divina».

Come si è evoluta la sua ricerca spirituale?
«Da bambina andai a scuola dalle suore, ma crescendo, soprattutto in coincidenza con il periodo del femminismo, ebbi un forte rifiuto dell’apparato ecclesiale; un rigetto che per certe cose provo ancora di fronte ai tanti scandali interni alla Chiesa. Anche di fronte a certi dogmi o alle regole rigide di varie religioni subisco un blocco, che cerco di superare leggendo molto, alla scoperta di testimoni della Chiesa che possano stordire le mie barriere razionali. A volte, durante la Messa, la mia anima viene scaldata da bellissime omelie, ma in altre occasioni sento alcuni sacerdoti dire delle cose assurde, che mi allontanano per mesi dalle celebrazioni. Però il mio percorso continua sempre, sostenuto dal desiderio del divino e dalla preghiera; ma vorrei avere una Fede più salda».
   
Il suo percorso interiore ha influito sull’esistenza quotidiana?
«Con l’approfondimento del cammino spirituale la mia esistenza è sicuramente migliorata, diventando più forte ed equilibrata; riesco a dare risposte adeguate ai problemi di ogni giorno e ho potuto liberarmi da rovelli e rancori. È molto positivo riuscire ad affrontare ogni cosa come occasione per imparare, arrivando a pregare anche per chi ha compiuto dei torti nei miei confronti. Ora vivo meglio e mi sento più libera: Gesù lo ha detto chiaramente che è venuto per liberarci e per il poco che io permetto a Cristo di agire nella mia vita ho sperimentato che questo è vero». 
   
Come è entrato Gesù nella sua esistenza?
«L’incontro con il Signore l’ho vissuto soprattutto attraverso la meditazione del Vangelo e la figura di Edith Stein (Santa Teresa Benedetta della Croce, 1891 – 1942, ndr), in particolare con i suoi scritti su Gesù Bambino, promessa di Luce dopo il buio delle nostre cadute. Ma tutta l’arte e la poesia che per secoli hanno rappresentato la figura Cristo mi hanno aiutato ad avvicinarmi a Lui. Ho scoperto l’importanza di non giudicare se stessi e gli altri, atteggiamento indispensabile per ritrovarci e muoverci alla riscoperta della Vita. Lo impariamo anche dal bambino che fa i primi passi: la mamma lo attende a braccia aperte, senza rimproverarlo se sbaglia o cade, e gli dice: “Vieni, sono qui, ti amo”».
   
Ritorna il tema della Maternità divina…
«Ognuno di noi cerca l’abbandono nell’Amore come quando era bambino: tutto il dolore del mondo è racchiuso nel dilemma se si è amati o meno. La Madonna è la più profonda espressione dell’anima femminile del Divino; nel corso degli anni diversi maestri spirituali mi hanno invitata a scoprire la figura di Maria. Iniziai a pregarla con una certa riluttanza, ma poi, grazie a Lei, ho vissuto momenti di grande consolazione: con il Suo amore materno ho sperimentato grandi orizzonti che all’improvviso si riaprono, spazzando via le angosce e riportando fiducia e positività».
   
Abbiamo bisogno di molta fiducia in questo periodo di crisi …
«Nella nostra società la sacralità è assente: se ne ha il desiderio, ma si danno risposte sbagliate. È fondamentale proporre alle persone una riapertura alla Vita, ma è difficile far comprendere questo a chi non intraprende un percorso spirituale. Purtroppo, per inganni secolari, spesso si crede che avvicinandosi alla spiritualità si entri in un percorso di costrizione invece che di libertà. Eppure, io ho l’esperienza che intorno a noi ci sono continuamente delle persone che, anche inconsapevolmente, fungono da angeli e messaggeri, strumenti di Dio per la nostra anima. La crisi c’è, ma cerchiamo di tramutarla in un’occasione per aprire delle porte nuove: come è successo a me, ognuno ne potrà trarre grandi benefici. Di fronte ai gravi problemi economici ed a una classe politica fallimentare, l’unica soluzione è iniziare a cambiare noi stessi e il nostro modo di rapportarci con gli altri».



ATTRICE E MADRE
Pamela Villoresi, nata a Prato nel 1957 da madre tedesca, a tredici anni inizia la sua fortunata carriera teatrale; appena maggiorenne instaura un lungo sodalizio con il regista Giorgio Strehler che la lancerà alla conquista di molti premi. Oltre che come attrice teatrale capace di recitare in ben cinque lingue, è nota per aver partecipato a molti sceneggiati televisivi e film di successo: tra questi ricordiamo “Il gabbiano” di Marco Bellocchio (1977), “Il sole anche di notte” dei fratelli Taviani (1990), “Niente è come sembra”, di Franco Battiato (2005), fino al più recente “Amici miei - Come tutto ebbe inizio”, di Neri Parenti (2011). Da sempre attiva nel promuovere la battaglie civili e sindacali della sinistra, nel 2010 si è inaspettatamente candidata, senza successo, alle elezioni regionali del Lazio con la Lista Polverini. Madre di tre figli (di cui una adottata in India) è impegnata a sostenere azioni umanitarie per il Sud del mondo.



IL FESTIVAL DELLA SPIRITUALITÀ
A Roma dal 3 al 10 giugno si è svolto “Divinamente, festival internazionale della spiritualità”, giunto alla quinta edizione. Frutto del grande impegno di Pamela Villoresi, la manifestazione, che si tiene anche a New York, si propone di stimolare un dialogo tra i vari modi di esprimere il millenario rapporto tra arte e spiritualità nelle varie culture del Pianeta. Quest’anno l’attenzione è stata dedicata alla sfera femminile del Divino ed ha ospitato vari appuntamenti, tra i quali il recital “Dio Maternamente”, diretto e interpretato da Pamela Villoresi stessa. Info su www.divinamente.info


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