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Jury Chechi: “Tutto quello che lo sport mi ha dato. E tolto”

Il signore degli anelli

Ven 15 Giu 2012 | di Boris Sollazzo | A&S SPORT
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Jury Dimitri Chechi, la leggenda della ginnastica artistica, il Signore degli Anelli, pochi chili distribuiti su un corpo piccolo e nervoso e la capacità di “volare”, facendoci sognare sulle ali dei suoi volteggi. Ci ha insegnato che cos'è un fuoriclasse, ma si è dimostrato campione quando ad Atene, dopo un gravissimo infortunio, vinse un bronzo. E alla fine della gara, di fronte all'ingiustizia subita dal collega bulgaro, penalizzato per far vincere l'atleta di casa, lui si espose e si oppose, dichiarandolo apertamente. Un piccolo grande uomo, un eroe olimpico.

Sarà una sofferenza per lei stare seduto a commentare le gare...
«Non hai idea del percorso che stiamo affrontando, una bella fatica. Con la copertura così capillare che faremo con Sky, l'avvicinamento ai Giochi è quasi agonistico, per concentrazione e preparazione. Ovvio che poi è diverso dallo stare sul campo, ma stare in un progetto olimpico rimane sempre una grande esperienza».

Lei è uno dei nostri più grandi sportivi, eppure non ha avuto la fama che meritava. Colpa di un'Italia che ama solo il calcio?
«Bisogna avere la consapevolezza del ruolo che ricopre il tuo sport e di conseguenza anche di quello che hai tu. Non credo sia giusto lamentarsi di chi considera il tuo uno sport minore, piuttosto ti devi impegnare al massimo per sfruttare questa vetrina importantissima ogni quattro anni. E non trovo sia utile né giusto paragonarsi al calcio o ad altre discipline molto popolari. Non dobbiamo combattere contro gli altri sport, ma piuttosto lottare perché venga data dignità e valorizzazione a tutti gli altri. Comunque, ho sempre accettato questa diversità».

Consiglierebbe il suo sport a un ragazzo?
«L'agonismo è oneroso, come impegno finanziario e personale. Ma ciò che ti fa provare la mia disciplina, la ginnastica artistica, è qualcosa di unico. E al di là di questo il messaggio che deve passare è che fare sport è meraviglioso anche, anzi soprattutto, senza pensare a future medaglie, ma solo per il gusto di praticarlo. Lo sport è soprattutto divertimento, poi può diventare sacrificio».

Ha più dato o ricevuto dallo sport?
«Lo sport m'ha dato e tolto molto, ma ne è valsa la pena. Grazie alle esperienze che mi ha regalato ho formato me stesso, da esso ho imparato quasi tutto quello che so e che cerco di proporre ora agli altri. Come il rispetto delle regole e di se stessi, qualcosa che in Italia non conosciamo molto bene, o il fatto di avere degli obiettivi e avere la consapevolezza che si possono raggiungere anche tra mille ostacoli e difficoltà. Penso alla mia Atene 2004, un'esperienza di vita meravigliosa. Vinsi un bronzo, ma per me era un oro, perché fu un'impresa impossibile che io resi possibile. La ginnastica mi ha insegnato a rispettare il corpo e le sue capacità, senza contaminarle per migliorare le prestazioni».

Allora, non le ha tolto nulla?
«Certo, mi ha anche tolto molto tempo per fare altro, essendo un'attività che mi coinvolgeva almeno sei ore al giorno. Mi è pesato non poter passare più tempo con la mia famiglia o non poter coltivare altre passioni. Avrei dovuto dedicarmi più e meglio alla scuola, ora mi rendo conto quanto fosse importante. Nonostante questo, rimane un bilancio in attivo».

Un aneddoto sulle Olimpiadi ce lo racconta?
«Penso alle due saltate per un infortunio, un grande dolore. Mi viene in mente però un racconto buffo, legato ad Atene. Dovevo recuperare dal grave infortunio al tendine, non potevo caricare molto, quindi dovevo essere magrissimo. Finita la gara mi sono detto: “ora mi sfondo”. Arrivai al villaggio olimpico, feci man bassa di cibo ma ormai il mio stomaco s'era... rimpicciolito. E dopo due morsi a un hamburger pazzesco, enorme, ero già sazio. Integrai con molta birra e la serata andò benissimo».

 


 

UOMO DEI RECORD

 

Nato a Prato nel 1969, dal 1989 al 1995, vince 6 titoli italiani consecutivi, i Giochi del Mediterraneo, le Universiadi, 4 titoli europei e 5 titoli mondiali. Dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Seoul del 1988, si è aggiudicato per cinque volte di seguito il titolo mondiale (1993-97), divenendo il primo ginnasta della storia a vincere cinque ori iridati consecutivi in una specialità. Ha trionfato ad Atlanta nel 1996. Nel 2003 ad Atene  conquista il bronzo, prima di ritirarsi.

 


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