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Il sorpasso del sole

Le fonti rinnovabili al primo posto in Italia. Calano i prezzi dell’elettricità

Gio 05 Lug 2012 | di Roberto Lessio | Energia
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Passerà alla storia, almeno in Italia, l’estate 2012. Per la prima volta nel nostro Paese, la prima delle fonti per la produzione di elettricità è quella delle rinnovabili. Già dallo scorso giugno, circa il 38% della corrente elettrica venduta all’ingrosso nella Penisola, immessa nella rete nazionale e poi distribuita alle utenze finali, proviene dalle centrali idroelettriche, dai pannelli fotovoltaici, dai parchi eolici, dagli impianti a biogas e dai bacini geotermici. Complessivamente, anche se di poco per ora, queste fonti hanno superato le produzioni di energia da cicli combinati (le cosiddette centrali “turbogas” a metano), che si sono attestate intorno al 37%, mentre sono sempre più residuali le produzioni con il carbone e il petrolio, che fino a poco tempo fa rappresentavano le principali risorse energetiche (in gran parte acquistate all’estero) del nostro Paese. Il tutto senza considerare le famigerate fonti “rinnovabili assimilate”, introdotte truffaldinamente nel 1992 e pagate salatamente dai cittadini; vale a dire energia (poca) prodotta con oli, scarti di raffinazione del petrolio, gas di scarto e rifiuti solidi urbani bruciati negli inceneritori, anziché essere riusati. Finte fonti pulite che hanno assorbito fra il 65 e l'80% dei 40 miliardi di euro del contributo complessivo erogato, fino ad oggi, a favore delle energie rinnovabili vere. 

RIVOLUZIONE, MA I TG NON LO DICONO
In sostanza, nell’assordante silenzio che sta accompagnando questa autentica rivoluzione industriale ed economica, grazie soprattutto all’impetuoso sviluppo del settore fotovoltaico, sta finendo un’epoca. Lo dimostra il fatto che durante il giorno, nel periodo di maggiore domanda nell’arco delle 24 ore (ad esempio nelle ore più calde d'estate), il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica (prodotta da tutte le fonti nel loro complesso) è sensibilmente inferiore a quello applicato nelle ore serali, cioè quando il sole è ormai tramontato e restano in funzione solo le altre strutture di produzione. 
Normalmente, in base alle teorie economiche classiche, il prezzo più alto si spunta proprio quando è maggiore la domanda, ma la presenza del sole e di circa 350mila impianti fotovoltaici già installati ha determinato questa “eresia” a vantaggio della nostra economia, dell’occupazione e dell’ambiente. Addirittura nei fine settimana, quando buona parte delle industrie sono ferme, il prezzo durante il giorno è di circa la metà (circa 50 euro ogni mille kilowatt) rispetto a tutte le ore serali e alle prime ore notturne.
Nelle regioni del Sud, grazie al maggior soleggiamento complessivo, la “rivoluzione” in corso sta manifestando i suoi più importanti effetti economici: nelle ore del primo pomeriggio il costo dell’energia è pressoché pari a zero, proprio perché c’è il sole a produrla. E una volta ammortizzate le spese di impianto, leggi dell’economia alla mano, questa inesauribile fonte non costa nulla, mentre quelle fossili costeranno sempre di più per via del loro progressivo esaurimento.

IL SUD IN TESTA
Questo sorpasso delle rinnovabili rispetto alle altre fonti, come accennato, è stato determinato in particolar modo dall’energia ricavata direttamente dal sole attraverso i pannelli fotovoltaici, energia più che raddoppiata nel 2011, rispetto all’anno precedente. Una volta tanto in Italia è una regione del Sud, la Puglia, a guidare questa esaltante classifica. Con i suoi 2,2 milioni di kilowatt (l’equivalente della produzione di due centrali nucleari da 1.000 megawatt, tipo quelle che volevano fare in Italia); la regione del Tavoliere produce il 17,1% dell’energia fotovoltaica immessa nella rete elettrica italiana (dati riferiti al 31 dicembre 2011); seguono la Lombardia e l’Emilia Romagna, rispettivamente con il 10,3% e il 9,9%. Tale primato, ad onor del vero, è stato ottenuto soprattutto grazie ai grandi impianti installati su aree agricole, ossia coprendo i campi destinati a produrre cibo, mentre nelle altre regioni, soprattutto quelle del Nord, gli impianti sono stati realizzati su strutture già esistenti (abitazioni, edifici scolastici, capannoni, industrie, pensiline, ecc.). 

INCENTIVI AI TETTI SOLARI
C’è da precisare, però, che le variazioni di destinazione d’uso delle aree agricole pugliesi, passate alla produzione di energia fotovoltaica, rappresentano appena lo 0,18% dell’intero territorio regionale. Quindi si tratta di una percentuale insignificante rispetto alle destinazioni d’uso attuali. Ciò non toglie il fatto che è sempre meglio privilegiare installazioni sul già costruito: lo ha ribadito con il decreto sulle liberalizzazioni l’attuale governo presieduto da Mario Monti, il quale ha vietato la concessione degli incentivi previsti con il cosiddetto “Conto Energia” agli impianti collocati a terra in zone agricole.  Il successo delle fonti pulite e l'abbassamento dei prezzi è dovuto anche al fatto che, per legge, l'elettricità da fonti rinnovabili ha la precedenza nel mercato: il gestore della Rete deve cioè comprare per forza prima la corrente “pulita” e poi, se questa non basta, quella prodotta da centrali tradizionali.   

IL SOLE FA BENE ALLE TASCHE DEGLI UTENTI, MA NON IN ITALIA
Anche nell’ultima edizione della Newsletter del Gestore del Mercato Elettrico (GME) italiano è comparsa questa frase: “… i consumi di gas registrano un’ulteriore flessione prodotta dal solo comparto termoelettrico (quindi non dagli usi domestici e industriali, ndr), che continua a soffrire la riduzione dei consumi elettrici e la concorrenza delle fonti rinnovabili.” Significa che per far posto all’energia prodotta sempre di più dal sole, dal vento e dalle altre fonti alternative, oltre al calo derivato dalla crisi economica in corso, si debbono spegnere o disattivare linee di produzione delle centrali elettriche convenzionali: quelle che funzionano bruciando gas, carbone, petrolio o rifiuti. Questo perché le fonti rinnovabili hanno precedenza assoluta nell’acquisto sul mercato elettrico e nell’immissione in rete, visto che costano poco e non producono emissioni dannose. 
In particolare le centrali a ciclo combinato, le cosiddette turbogas, che sono alimentate con gas naturale (composto soprattutto da metano) in gran parte acquistato all’estero, dal maggio 2011 hanno registrato un calo di produzione di oltre il 30% : il gas importato dalla Russia, ad esempio, si è ridotto del 36%.
Questa tendenza si sta rafforzando in tutta Europa, determinando sensibili cali del costo dell’energia elettrica, soprattutto in estate e nelle ore di maggiore insolazione. Ma questo non avviene nel nostro paese. Come mai? Semplice. In Italia negli ultimi anni sono state costruite centrali in grado di produrre più del doppio (circa 110 milioni di kilowattora) dell’energia richiesta. Attraverso il cosiddetto decreto “sblocca-centrali” (ricordate il black-out energetico di domenica 28 settembre 2003 e i soliti appelli ad evitare altre emergenze?), sono stati sostenuti dei costi finanziari per realizzare impianti ora perfettamente inutili e fuori mercato. Impianti e costi di produzione che comunque gli utenti dovranno pagare con le bollette. 

Forse è per questo che alcuni organi di stampa, legati ai medesimi gruppi industriali, preferiscono ignorare completamente tale tipo di notizie.

 


QUANTO SUOLO CONSUMANO?
Il rapporto annuale per il 2011 del GSE (Gestore Servizi Elettrici) indica che con un ettaro di superficie agricola si possono produrre in media 1,7 megawattora attraverso i pannelli fotovoltaici (1 Mwt corrisponde a mille kilowattora). Calcolando 55mila megawattora il fabbisogno massimo di energia elettrica a livello nazionale (di solito si verifica nelle ore più calde dei giorni di fine di luglio), in rapporto alla superficie complessiva del nostro paese, si ottiene che basterebbe lo 0,3% del territorio nazionale (non solo agricolo, ma soprattutto quello già edificato) per soddisfare tale domanda di picco.

 


IDROCARBURI SEMPRE PIÙ COSTOSI 
L’Unione Petrolifera Italiana ha calcolato che l’approvvigionamento di petrolio, gas e carbone dall’estero nel 2011 ci è costato circa 53 miliardi di euro: quasi 10 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Per l’anno in corso si stima una spesa di 66 miliardi di euro. Anche in presenza del calo dei consumi dovuto alla crisi economica, i prezzi sono destinati a salire, anche a causa del cambio tra euro e dollaro, unica divisa quest’ultima con la quale si possono acquistare tali fonti a livello mondiale. Il sole invece non ha bisogno di controllare ogni giorno l’andamento dei cambi in Borsa. 
 





 



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