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Fiona May: le dure regole dello sport

“Il mio nuovo sogno? Fare la Bond girl”

Lun 30 Lug 2012 | di Boris Sollazzo | A&S SPORT
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Italiana d’adozione, per amore del nostro paese e dell'ex marito. Olimpiadi vissute con casacca britannica e tricolore, due argenti a cinque cerchi e tante altre vittorie, ora un presente da attrice. Fiona May, bella e simpaticissima, ha mille talenti e un amore per lo sport insopprimibile: lo vedi da come si sta preparando a commentare per Sky Londra 2012, ma anche dalla serietà con cui affronta il suo ruolo nel comitato etico nella Lega Pro calcistica. 
 
Come si sente a poche settimane dai Giochi?
«Sono molto contenta ed emozionata perché odio fare brutte figure e mi sto preparando tanto».
 
Mi sembra in gran forma... non è che proverà a gareggiare?
«Non ci penso neanche! Sono vecchia ormai, lasciamo spazio ai giovani. Questa è una regola d’oro che andrebbe sempre seguita, in tutti i campi! Ho dato quello che dovevo, certo mi manca un po’ il fatto di non aver vinto l’oro, ma ho comunque vinto due argenti olimpici...».
 
Uno dei ricordi olimpici a cui è più legata?
«Avevo quasi 19 anni quando gareggiai nelle Olimpiadi del 1988, a Seoul. Rappresentavo ancora la Gran Bretagna (sarebbe diventata italiana sposando l'ex marito Gianni Iapichino - ndr) e ricordo che dopo aver dormito quasi 24 ore per recuperare il jet-lag andai al campo di riscaldamento. Venivo dalla vittoria al mondiale juniores e come premio mi portarono lì, un sogno. Da cui di certo non volevo svegliarmi quel giorno: da Heike Drechsler a Galina Cistiakova, passando per Jackie Joyner-Kersee c’erano tutte le più grandi e mi salutavano come una loro pari. Mi girai verso il mio allenatore e gli dissi “ma io che ci faccio qui? Dovrei stare sul divano, a casa, a guardarle alla tv, non qui!”».
 
E come andò? Riuscì a vincere la paura?
«Sì, sbagliavo a pensare di non meritare il mio posto. Arrivai sesta, mi confermai come la numero 1 in Inghilterra e sfiorai, con 6 metri e 82, il record nazionale. E mi fecero tutte i complimenti. Lì ho imparato una lezione molto importante: non pensare mai agli avversari, non averne paura, pensa solo a fare il tuo. Se ti impegnerai al massimo, la tua prestazione sarà comunque un successo, indipendentemente dagli altri e dal risultato. Così sconfissi lo scetticismo che mi circondava: dicevano che ero troppo giovane e troppo pesante!». 
 
Sacrifici, rinunce. Lo sport non è solo gioia...
«Ho iniziato a 12 anni e non è stato facile. Alla mia bambina, Larissa, che ora ha 9 anni, tutti dicono di cominciare col salto in lungo. Ma io non voglio, a meno che lei non ne senta il desiderio. Anche perché ai miei sacrifici lei dovrebbe aggiungere il peso dell'eterno confronto con la madre! Ho iniziato ad avere una vita normale solo quando ho smesso, dai 12 ai 35 anni ero rimasta una bambina per molte cose...». 
 
Dopo lo sport è arrivata la recitazione... 
«... E anche allora lo scetticismo è stato grande, ma con impegno e abnegazione l’ho sconfitto. Il punto è che odio stare con le mani in mano, devo sempre scoprire cose nuove. E anche questa è una fatica, anche se molto bella. Lo sport è bello, ma un po’ fa anche male, ti vengono uno stress e una paura pazzeschi, soprattutto se ti trovavi sempre tra i favoriti per le medaglie. Una responsabilità enorme, ma anche una gioia straordinaria. Poi, però, ogni volta che vinci devi sempre riporre il trofeo nel cassetto e ricominciare: è logorante ed esaltante».
 
Il sogno nel cassetto?
«Fare un film di James Bond, magari Daniel Craig mi nota nella cerimonia inaugurale!».    
 
 

2 VOLTE ARGENTO
Nata nel Regno Unito nel 1969, detiene il record italiano del salto in lungo, che ha migliorato sette volte; ha stabilito due volte il record nel salto triplo. Campionessa del mondo indoor nel 1997 e campionessa europea indoor nel 1998, è stata due volte argento ai giochi olimpici (Atlanta e Sydney). È stata allenata dal marito, da cui ha avuto anche due bambine, Larissa nel 2002 e Anastasia nel 2009. è laureata in materie economiche all'Università di Leeds.  

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