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Paolo Vallesi: non si può capire tutto

L’atteso ritorno del cantautore che, nei bambini, ha ritrovato la Forza della Vita

Lun 30 Lug 2012 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
Foto di 7

Dopo sei lunghi anni di silenzio, il cantautore Paolo Vallesi torna con due album: a luglio esce una raccolta live dei suoi maggiori successi, mentre, dopo l’estate, arriverà il “Il Viaggio dell’uomo”, nuovo disco d’inediti.  
 
Come mai questa lunga assenza dalla scena musicale?
«Nel periodo dei miei primi successi, dai primi anni ’90, scrivevo le canzoni per me stesso, con uno spirito da pioniere; gradualmente, sono subentrati interessi commerciali ed altre problematiche che hanno condizionato e bloccato la mia creatività. Dovevo cercare una dimensione nuova del mio modo di vivere e di fare musica: ora sto vivendo il ritorno come una bella avventura, con uno spirito fanciullesco».
 
In questi anni di silenzio ci sono stati dei cambiamenti anche nella tua sfera privata?
«Durante questa lunga pausa ho voluto che tornassero in me gli stimoli giusti e le scintille necessarie. Ho vissuto anche dei cambiamenti nell’ambito personale e familiare: soprattutto, ho cercato di approfondire la relazione con mio figlio quattordicenne al quale tengo molto. Nell’adolescenza i ragazzi hanno bisogno della presenza e vicinanza dei genitori, anche perché si trovano ad affrontare situazioni spesso non facili. Ho avuto il coraggio di fare un bilancio prima di tutto umano e poi artistico della mia vita, necessario per ripartire».
 
Cosa ti ha donato il tuo rinnovato impegno paterno? 
«Credo che per tutti la relazione con i propri figli sia un’esperienza fondamentale, che permette di riscoprire la parte migliore di se stessi. In particolare, mi ha aiutato a comprendere che facciamo tutti parte di qualcosa di più grande di noi e che ci sono tante cose importanti oltre il mio successo di cantautore. Operando nel mondo dello spettacolo, si tende ad esaltare il proprio ego, con il rischio di sottovalutare gli aspetti e le relazioni davvero importanti dell’esistenza, provocando un allontanamento dalla propria umanità e dall’ambiente nel quale si vive».
 
Che importanza ha la musica nella tua esistenza? 
«Sono molto fortunato ad essere un cantautore, perché in questo modo riesco ad esprimere la ricchezza che ho dentro; credo che questo il pubblico lo ha sempre percepito. Infatti, anche a molta distanza dai miei esordi e dopo alcuni anni di silenzio, ricevo ancora tante testimonianze di persone che sono rimaste legate alle mie canzoni: questo mi rende davvero felice, perché vuol dire che il mio successo arrivò soprattutto per i contenuti dei miei testi. Però, la musica per me è particolarmente importante perché mi fa sentire più vicino all’Infinito».
 
Nel tuo brano “Stringimi” del 1999, dedicato al tuo figlio neonato, cantavi: “Quando capirai che tutto non si può capire, guarda intorno a te, ed io vicino a te sarò”. Cosa volevi comunicare?
«In quella canzone, molto importante per me, viene fuori la mia natura di persona molto razionale che non riesce ad accettare dogmi di nessun tipo; contemporaneamente, ritengo che non si possa neanche pretendere di capire tutto razionalmente. Sono un affamato di conoscenza, sia scientifica che religiosa, nello sforzo di approfondire l’evidenza che ognuno fa parte di un progetto che va al di là di noi. Credo che per ogni uomo e donna sia necessario impegnarsi a vivere la propria esistenza con umiltà e amore, rendendosi conto che in questo modo facciamo bene soprattutto a noi stessi, prima che agli altri». 
 
Qual è il tuo approccio alla Fede?
«Sono stato uno dei tanti bambini italiani nati in una famiglia formalmente cattolica, ma non molto osservante: frequentavo il catechismo come dovere, imparando a memoria dogmi e regole. Crescendo, ho sviluppato la mia personalità ed ho iniziato a vedere che molte cose non tornavano: ritengo inaccettabile che spesso dietro la parola fede si nasconda ciò che è mistero e che non si deve capire.
Gradualmente in me si è sviluppata una consapevolezza interiore che mi avvicina a un Essere Superiore, al quale però non riesco a dare un nome o un’immagine».
 
Come cerchi di calare la tua ricerca spirituale nell’esistenza quotidiana? 
«Esprimendo quello che ho dentro senza comportamenti razionali e precostituiti. In questi ultimi anni ho incontrato molte persone che hanno vissuto il grande dono di una profonda conversione a Dio. Però, al di là di queste esperienze, ognuno di noi, attraverso varie strade, deve guardare verso l’Alto e trovare una propria autentica dimensione di vita. Quello che conta non sono le teorie, ma l’esperienza concreta: ad esempio, nel Vangelo ci sono degli insegnamenti bellissimi che però diventano realmente importanti solo se li viviamo concretamente. È fondamentale fare esperienze d’Amore: quando si ama si vive meglio». 
 
A settembre uscirà il tuo nuovo album d’inediti. Qual è il significato del titolo “Il viaggio dell’uomo”? 
«Negli ultimi anni ho viaggiato molto e il confronto con altre culture è stato davvero arricchente. Però il viaggio che l’uomo deve compiere è soprattutto interiore: ognuno ha bisogno di percorrere il proprio cammino di liberazione per arrivare ad amare. Anche chi ha avuto una storia difficile e un’infanzia sofferta ha sempre la possibilità di esprimere la propria anima: probabilmente incontrerà più difficoltà, ma poi sperimenterà maggiore soddisfazione di chi ha avuto sempre la strada spianata». 
 
 
 

La forza della vita
Il brano più noto di Paolo Vallesi è senza dubbio “La Forza della Vita”, con il quale si aggiudicò il terzo posto al Festival di Sanremo del 1992. 
Com’è nata e cosa significa questa canzone per il suo autore? 
«Il messaggio di questa canzone mi ha sempre accompagnato nell’anima ed è incredibile come nel tempo sia diventata una sorta di inno di coloro che comprendono il valore della nostra grande forza interiore che ci porta avanti. Ancora oggi, incontro persone che mi fermano guardandomi con affetto sincero, come se fossi un amico: spesso mi abbracciano, confidandomi che questa canzone li ha aiutati a superare situazioni molto difficili. Ricordo che la scrissi una sera mentre ero a casa davanti al televisore, ascoltando le amare vicissitudini di alcune persone; andai al pianoforte e cercai di esprimere quella forza misteriosa che avevano in comune. Ho imparato che la Forza della Vita è più evidente nei bambini; quando li guardo, vedo la loro potenzialità: altro che persone da formare! Ogni bambino nasce con una potenzialità unica e irripetibile che purtroppo rischia di perdere attraverso le esperienze negative che fa con noi adulti. Dobbiamo imparare dai bambini e lottare per ricominciare ad esprimere la nostra potenzialità. Gli occhi dei bambini ci avvicinano a Dio, perché ci aiutano a intuire cosa potremmo essere e spesso non siamo».
 
 
 

UN ATLETICO CANTAUTORE
Paolo Vallesi, nato a Firenze il 18 maggio 1964, intraprende gli studi musicali a nove anni, iniziando molto presto a lavorare nelle sale di registrazione. Nel 1991, nella prima delle sue tre apparizioni al Festival di Sanremo, vince nella categoria ‘Nuove proposte’ con il brano “Le persone inutili”. In breve, pubblica due album che, trainati soprattutto dal brano La forza della vita, ottengono un grande successo in tutta Europa e in America Latina. Successivamente, ha inciso altri sei cd, mentre nel 2005 ha preso parte al reality tv “La Talpa”. Oggi, dopo una lunga assenza, torna con una raccolta live dei suoi maggiori successi, mentre a settembre uscirà l’album di inediti Il viaggio dell’uomo. Da venti anni gioca nella Nazionale Cantanti nel ruolo di terzino.

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