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Jessica Alba: i veri supereroi

un nuovo film, il sequel di Sin City e poi un cartone animato. Ma da quando è diventata mamma, il primo pensiero sono le sue due bambine

Gio 09 Ago 2012 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Capelli legati, aria sbarazzina e occhi luminosi. Sorride. Una mamma, felice di essere madre di due splendide bambine. Jessica Alba è il sogno di molti italiani, ma, vedendola senza quei panni da super eroina che l’hanno resa famosa, è una ragazza semplice, senza un filo di trucco, con una abbronzatura leggera ottenuta sulla Costiera Amalfitana dove ha deciso di alloggiare prima di essere premiata al Giffoni Film Festival. 

Tu hai cominciato a fare l’attrice a 12 anni: quali consigli daresti ai ragazzi che intraprendono la tua carriera o che sono affascinati dal cinema?
«È importante esporre i giovani all’arte, al cinema sin dalla più tenera età. La cosa migliore è il coinvolgimento diretto: i ragazzi, se hanno una passione, una predisposizione, devono seguirla, devono imparare a realizzare film, a caricarli su youtube, imparare a scrivere e a recitare».

Nei prossimi mesi sarai al cinema con A.C.O.D. (2012), commedia di Stu Zicherman con Mary Elizabeth Winstead e Adam Scott, e in autunno girerai, "Sin City: A dame to kill for", sequel del fortunato “Sin City”.  Successivamente tornerai a vestire i panni di Sartana nel sequel di "Machete", sempre diretta da Rodriguez: che rapporto c’è tra te e il regista? 
«Ho incontrato Rodriguez quando avevo 19 anni. La collaborazione lavorativa è cominciata quando ne avevo 21. Ci legano molte cose, anche l’essere cresciuti in un ambiente con le stesse dinamiche familiari. E poi ci piace cucinare, ci piacciono gli stessi film. Abbiamo una affinità di caratteri tradotta in positiva collaborazione lavorativa».

Hai due bambine e anche tuo marito è nell’ambiente del cinema: se volessero seguire le vostre orme, quali sarebbero i vostri consigli?
«Penso che debbano finire prima di studiare (Jessica, sposata con Cash Warren, è madre di due bambine, Honor Marie e Haven Garner - ndr), di fare il College e penso che le incoraggerei qualunque cosa volessero fare. Il mondo del cinema è molto difficile e, qualora scegliessero questa strada, dovrei vedere in loro una forte determinazione. Ma le inciterei a fare altro, se è altro il loro desiderio».

Cosa è la felicità per te?
«Le mie bambine e l’equilibrio. La felicità, da quando sono diventata mamma, è diventata la mia realtà quotidiana».

Nella tua carriera hai interpretato il ruolo di donne border line, fuori dai contesti abituali: c’è una parte di donna che ti piacerebbe interpretare e come giudichi il ruolo della donna all’interno del cinema?
«Di sicuro mi hanno attratto sempre i ruoli di donne forti. Credo che i ruoli delle donne stiano migliorando. Ci sono più donne che scrivono, dirigono, producono. Penso che anche gli uomini pian piano stiano cambiando atteggiamento, anche per una ragione economica. I produttori finalmente hanno capito che le donne vanno al cinema e le donne cosa vogliono vedere? Sicuramente delle figure che le rappresentino davvero!».

Segui il cinema e, nello specifico, quello italiano?
«Sono imbarazzata, purtroppo. Negli ultimi 4 anni, confesso che sono stata prevalentemente una mamma e non ho visto molti film. Alla fine della giornata sono così stanca…  che vado a dormire!».

I sequel indicano una crisi del cinema da un punto di vista economico e dal punto di vista delle idee e della creatività? 
«I sequel sono una questione puramente economica. I numeri 2, 3, 4 creano una certa sicurezza in chi produce… non è mancanza di idee. Quando produci un’opera prima, devi augurarti che vada bene, che non ci siano problemi il giorno della prima. Devo dire che nel sequel c’è una cosa positiva: il personaggio può essere approfondito, ampliato, sviscerato». 

Cosa ti ispira nella scelta dei tuoi film?
«Cose differenti, il regista, il ruolo, gli altri attori. Poi un film che pensi possa essere riuscito meno di altri, scopri che piace moltissimo. O un ruolo che credevi fosse noioso, è eccitante. Sicuramente c’è un po’ di me in ogni ruolo che ho interpretato: la parte più divertente del lavoro di attrice è poter essere qualcuno che non sei o non puoi essere nella vita».

Come ti vedi da qui a 10 anni?
«Nei prossimi anni vorrei dedicarmi alla produzione: ho un paio di idee sulle quali sto lavorando. E in un futuro ancora più lontano vorrei dirigere un film, ma prima vorrei affiancare qualche bravo regista, per essere pronta poi ad affrontare da sola quel ruolo».

Come ricordi il tuo debutto nel mondo del cinema? Le tue emozioni?
«Quando ero molto giovane, mi sentivo una outsider, ero diversa dai miei coetanei e facevo fatica ad interagire con loro, ero sempre sola: è stato un periodo difficile. La vita mi portava a spostarmi e poi spesso ero malata. Ma questa situazione sono stata capace di trasformarla in qualcosa di creativo, in energia positiva. Quando, poi, ho cominciato questa carriera, mi sono sentita circondata da persone come me, persone bizzarre… un po’ strane, ma con le quali costruire qualcosa».

Nel film “The Eye” del 2008, interpretavi una ragazza non vedente: come ti sei avvicinata a quel ruolo?
«Il personaggio non vedeva dalla nascita, quindi ho cercato di capire cosa significa non aver mai visto. Per questo sono andata in un centro per non vedenti, per toccare con mano come è la loro vita, calandomi nella loro quotidianità, per capire come avviene l’abbinamento dei vestiti, la toilette di ogni giorno, come fanno a ritrovare gli oggetti sempre allo stesso posto. Ciò che ricordo è che tutti gli altri miei sensi, in quel periodo, si sono acuiti. Quando mangiavo, sentivo il sapore in modo più netto. Entrando in una stanza, avevo una percezione diversa della realtà intorno a me. E vedendo le difficoltà che hanno nella vita di tutti i giorni, come riescono a stare nel mondo in maniera così disinvolta, in un mondo che non è adeguatamente attrezzato per loro, il pensiero è che sono loro i veri supereroi». 




MAMMA JESSICA
Nata in California, Jessica Alba è figlia di un pilota aeronautico di origini messicane e di una madre metà franco-canadese e metà danese. Ha un fratello, Joshua, anche lui attore. L'infanzia di Jessica è stata caratterizzata da numerose malattie, cosa che le provocò un certo isolamento. Quando la sua famiglia si trasferì in California, la sua salute migliorò. Ha incontrato il marito Cash Warren durante le riprese del film "I Fantastici Quattro" nel 2004. Si sono sposati a Los Angeles nel 2008. Hanno due figlie: Honor Marie e Haven Garner.                   


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