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Ale e Franz: Elettrifrizzanti

Le voci del leone e della zebra di “Madagascar 3” raccontano i loro primi 20 anni insieme.

Gio 09 Ago 2012 | di Angela Lantosca | Interviste Esclusive

 Ale e Franz, 20 anni fa, quando hanno cominciato a collaborare, hanno deciso di seguire un percorso comune e, ancora oggi, continuano a farlo. Dal 22 agosto li troveremo al cinema nei panni, o meglio, nelle voci del leone Alex e della zebra Marty del cartoon in 3D “Madagascar 3”.

«Doppiare è più difficile di recitare. Anche perché devi tradurre qualcosa che tu non stai interpretando, come la corsa, il fiatone. Soprattutto quando devi doppiare un cartoon!», spiega Franz.
 
Vi siete conosciuti nel 1992 e da allora non vi siete più lasciati: il segreto della vostra coppia? 
«È importante avere sempre idee nuove. Ripetersi non è sano, né per noi, né per la gente che ci guarda».
 
Da dove giungono le idee?
«Il genere umano è la fonte principale di idee. Siamo tutti diversi e ciò che nasce dall’incontro tra due persone, le reazioni sono un patrimonio unico da analizzare, con il quale ridere e far ridere. Noi trattiamo sempre di casi umani. Basta camminare per strada».
 
E del gossip?
«Per fortuna possiamo non parlarne, perché rientriamo in quella categoria di persone che non suscita quel tipo di interesse, grazie al cielo! Abbiamo lavorato accanto a persone molto popolari, come Michelle Hunzicker e con lei abbiamo vissuto questa popolarità, anche quella eccessiva. Ricordo, una volta, stavamo camminando sul lungomare in un paesino in Sicilia e le macchine, quando la riconoscevano, inchiodavano. Ed io, da vero cavaliere, ho pensato di lasciarla lì e abbandonarla! Siamo un po’ nel morbosetto, per me. Credo ci sia una differenza tra l’essere popolari  e famosi. La popolarità ti arriva in un secondo. Se dopo 20 anni continui ad avere popolarità, ti puoi considerare famoso», spiega pacato Franz.
 
Ci sono dei momenti di grande ilarità durante i vostri spettacoli...
«Soprattutto d’estate, quando reciti all’esterno, può capitare di tutto: arriva il rumore improvviso, gli insetti. Soprattutto con il caldo di questi mesi, arrivavano delle bestie sul palco… e allora vedi uno che muove la mano di fronte alla testa e sembra che ti stia dicendo “ma che sei scemo?”, o sembra che uno stia applaudendo, in realtà sta ammazzando gli insetti… L’altra sera io avevo il giornale in mano e c’erano tanti insetti. Allora ho ucciso l’insetto con il giornale e ho detto “l’ho appena uccisa ed è già sul giornale!”».
 
Il ritorno di Berlusconi dà speranza alla comicità italiana?
«Noi ci concentriamo di più sulla satira di costume! Dico la verità, io non ci trovo tanto da ridere, soprattutto perché la gente comincia a pagare tutto questo sulla propria pelle. Tutto questo mi fa pensare al dopoguerra, che io ho potuto leggere sui giornali: allora c’era la consapevolezza che tutti erano in una situazione difficile, in una situazione di crisi. Ora, invece, comincia solo in questo momento a rendersene conto. Per tanta gente ancora non c’è la consapevolezza della crisi e questo perché ci si è abituati ad un livello alto. Adesso, nonostante i problemi, i telefonini hanno avuto un incremento del 120%. Non mi fa ridere quindi tutto questo, come non mi fa ridere una persona malata. Mi mette una gran tristezza», ammette Franz.
 
Siete tornati quest’anno a “Zelig”: c’è ancora spazio in tv per questo tipo di comicità? 
«Nonostante i suoi anni, ha retto 15 puntate e non è poco! Ciclicamente magari ci sono state edizioni più forti, ma la comicità non sta cambiando. Non c’è una regola. Ci sono momenti in cui c’è più fermento. L’importante è che i comici non vogliano andare subito in tv, ma abbiano la voglia di stare sul palco, di scrivere». 
 
Enzo Iacchetti ha parlato del livello qualitativo basso della tv, parlando di “Zelig” e “Colorado” come una brutta copia dell’altro. Quale è il problema della mancanza di qualità nel panorama comico italiano?
«Penso che questi programmi abbiano un target abbastanza giovanile, quindi se c’è un livello basso significa che c’è gente che guarda queste trasmissioni. Se i giovani cominciassero a muoversi verso un’altra direzione, sarebbe tutto diverso. Io non guardo il Grande Fratello, ma se continuano a trasmetterlo, vuol dire che c’è qualcuno che lo guarda – afferma Franz -. Io sono cresciuto guardando “Aspettando Godot” con Renato Rascel. Adesso prova a fare un prodotto così! Poi, certo, realizzano programmi come quelli di Paolini sul Vajont e lo share si impenna, per fortuna. Comunque, chi investe guarda gli ascolti. Quindi non è colpa di Colorado, Zelig o Grande Fratello, ma della gente che sceglie quella tv».
 
Come operate voi?
«Noi diciamo di no e ci tiriamo fuori. Da sempre. Ci guardiamo dentro e vediamo ogni giorno quale è il nostro percorso. Tu ti devi guardare dentro di te e fare con onestà il tuo lavoro. Se vuoi fare tanti soldi, fai altre scelte. Io non ho problemi, arrivo a fine mese, ma dico tanti no, perché voglio essere coerente ad un percorso», spiega Franz.
«Tutti dicono “che schifo il Grande Fratello” e poi fa uno share enorme. Allora siamo un popolo di grandi bugiardi!», conclude Ale. 
«Se c’è una cosa bella della crisi è che è il momento in cui si ritirano fuori le idee! La crisi non dà più tempo di produrre tv spazzatura. Quella tv che ti propone sempre le stesse cose: fanno cose mostruose sulla tv di Stato, tv che dovrebbe essere educativa!», aggiunge Franz.
 

 
            

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