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La natura brevettata

Non solo ogm, ora brevettano anche semi, piante e animali naturali. Vogliono diventare padroni della vita. E comandare sul cibo.

Gio 09 Ago 2012 | di Roberto Lessio e Francesco Buda | Salute
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 è estate, fa caldo! Cosa c’è di meglio che preparare una bella “caprese” con pomodoro, basilico e mozzarella o un semplicissimo melone e prosciutto? Su questi frutti che la natura dona e che da millenni i contadini curano e migliorano con amore e sapienza, rischiamo di dover pagare i diritti d’autore, le cosiddette  “royalties”. 

 
I PADRONI DELLA VITA 
È la nuova frontiera dei colossi dell'agroindustria mondiale, sempre a caccia di nuovi sistemi per accaparrarsi l'esclusiva sulla vita: vogliono brevettare frutta, verdura, animali. Tutto. Come se si trattasse di una nuova invenzione o della realizzazione di una sofisticata tecnologia.
Dopo il flop mondiale della manipolazione genetica, incerta, rischiosa e dai dubbi risultati anche economici, le multinazionali degli Ogm puntano a guadagnare semplicemente dal miglioramento della biodiversità esistente. Cioè, senza manipolare fuori dalla natura il codice genetico delle creature, facendo quello che da sempre fanno gli agricoltori: incrociando semi,  pollini, animali per migliorarne la qualità. Ma l’obiettivo è sempre quello: fare soldi e controllare il patrimonio genetico e la biodiversità donati dal Creatore a tutti. 
 
VOGLIONO BREVETTARE TUTTO
Il vignaiolo non si è mai sognato di brevettare la sua vite innestata! È come se dovessimo pagare i “diritti” sulla torta della nonna, il bollo sulle patate fritte o una tassa a chi si è inventato la ricetta delle melanzane alla parmigiana o al Comune di Capri per la Caprese. In sostanza, i campioni degli organismi geneticamente modificati (Ogm) e dei brevetti sulla natura mettono a punto dei protocolli, ossia una serie di passaggi, incrociando varietà diverse di una specie di pianta, ad esempio.  Prendono questa “ricetta” e la registrano all'Ufficio Brevetti. Dopodiché, diventano monopolisti della produzione di quel vegetale. E così lavorano su due fronti: quello degli Ogm, sfornando semi brevettati che danno piante sterili, obbligando quindi il coltivatore a ricomprare i semi da loro; e quello “biopiratesco” degli incroci naturali brevettati. Il risultato è lo stesso. 
La terribile operazione per mettere le mani sulla natura di tutti, compresi i bambini di domani, è già in atto. L'esempio più recente di “biopirateria” non Ogm, che sta sollevando forti reazioni nel mondo, riguarda un melone indiano molto resistente – per sua natura - ad un virus che provoca grossi e sempre maggiori danni alle coltivazioni, in Europa e nel Nord Africa. 
MELONI MILLENARI? ROBA LORO!
La Monsanto, leader mondiale degli Ogm, ha preso i semi di una varietà di questo melone coltivato, frutto di selezioni che da secoli fanno i contadini indiani, e li ha incrociati con altri semi, sempre della stessa specie, ma che danno meloni amari poco gradevoli al palato e quindi senza mercato perché non appetibili ai consumatori. 
Da questo incrocio Monsanto ha ottenuto un nuovo seme, un ibrido, e lo hanno brevettato presso l'Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO). Il brevetto copre anche il metodo per ottenere quel seme. 
La cosa ancora più tremenda è che il brevetto si estende automaticamente ai due semi originari. Quindi nessun altro potrà incrociare quei due semi senza pagare le royalties alla multinazionale. Questo accade nonostante una Direttiva europea del 1998 vieti di brevettare varietà vegetali e le razze animali e i procedimenti essenzialmente biologici di produzione di piante e animali. Contro la decisione dell'Ufficio brevetti europeo l'associazione “No patents on seeds” (Niente brevetti sui semi) capeggiata da Greenpeace Italia e cui aderisce anche la Coldiretti italiana, la nostra maggiore associazione agricola, ha presentato ricorso. Analogo ricorso lo ha presentato anche Vandana Shiva, la leader degli agricoltori ed ambientalisti dell'India. 
Del resto sono originari proprio di quel Paese i meloni utilizzati per ottenere il nuovo seme brevettato, che ora è divenuto una “invenzione” del colosso degli Ogm.  
IL MONDO REAGISCE ALLA BIOPIRATERIA
Oltre mezzo milione di persone in India stanno perciò appoggiando il ricorso contro questa operazione, che è l'ennesimo caso di biopirateria.  Così ormai viene chiamata questa prepotente caccia all'accaparramento e all'uso commerciale e monopolistico della biodiversità che è di tutti. Casi del genere si sono già verificati, sempre in India, per un particolare tipo di frumento, per il famoso riso basmati e per una varietà di melanzana. Perciò le autorità indiane avevano istituito un'Agenzia statale alla quale occorre chiedere apposita autorizzazione per prelevare semi e piante locali, a scopi scientifici o commerciali. Nel caso del melone brevettato, come per altri vegetali, l'autorizzazione non era stata concessa. Ma i “padroni” della vita hanno fatto a modo loro. E adesso guai a usare i “loro” semi senza pagargli le royalties. 
 
SOLO QUESTIONE DI SOLDI
Questi brevettatori della natura e dei suoi processi sono gli stessi che cercano con ogni mezzo di convincere l'umanità che le manipolazioni genetiche innaturali (Ogm) su piante e animali sono cosa buona e giusta, in nome dello sviluppo, dell'aiuto ai bambini che muoiono di fame e del progresso al servizio della persona. Invece, questo gioco dei brevetti appare una implicita ammissione che gli Ogm non convengono nemmeno a loro e mostra inequivocabilmente che anche la favola degli Ogm a favore dell'umanità è solo questione di quattrini e di potere. Quello che conta, per la lobby è avere l'“esclusiva” sui semi e sui procedimenti di moltiplicazione naturale – con o senza modificazioni innaturali del Dna –, perché vuol dire comandare su un patrimonio universale e sulla produzione alimentare. Capito? 
Mi prendo un pezzo di biodiversità senza autorizzazione in un continente, lo registro come mia in un'altra parte del Pianeta e poi pretendo che gli altri si facciano autorizzare da me per utilizzarla e la vendo al prezzo che voglio io. Chi è più saggio, il vecchio contadino o l'innovativo tecnocrate?  
 

 
 
I "diritti" dei prepotenti    
 
A ttualmente esiste già una sorta di diritto esclusivo nella riproduzione di un particolare tipo di seme: si tratta della “privativa per ritrovati vegetali” ed è regolamentato da una convenzione internazionale (Upov), recepita nella legislazione dell’Unione Europea. Tale privativa sancisce che colui che ha ottenuto un nuovo seme (i cosiddetti ibridi) non può impedire ad altri di utilizzare né le piante originarie né lo stesso nuovo seme per produrne altri tipi. Ma il produttore di ibridi conserva pur sempre il diritto di farsi pagare i semi e le piante che lui stesso produce. Il brevetto invece impedisce a chiunque di riprodurre semi, animali e piante con l'incrocio nuovo brevettato. Cioè  dà al detentore del brevetto il diritto di chiedere il risarcimento a coloro che lo utilizzano a tal fine senza il suo consenso.   
 

 
 
La guerra dei broccoli       
 
Lobby preme sul Parlamento europeo per avere il potere totale su frutta, verdura e animali. Nuovo round a settembre       
 
È in corso una durissima battaglia a livello europeo sulla brevettabilità delle piante e degli animali ottenuti senza ricorrere a modifiche genetiche, ma con metodi convenzionali (definiti “essenzialmente biologici”) e tramandatisi nei secoli. 
A maggio infatti, il Parlamento Europeo ha approvato a maggioranza una risoluzione in cui raccomanda all’Ufficio Europeo dei Brevetti (Epo) l’esclusione di tale brevettabilità. Il caso era scoppiato lo scorso anno con il ricorso contro il brevetto messo sul metodo di selezione e sulle sementi di un particolare tipo di broccoli, sviluppato dalla britannica Plant Bioscience, particolarmente ricchi di glucosinolati, sostanze fitochimiche attive contro i tumori. Analogo brevetto era stato concesso a favore del Ministero dell’Agricoltura di Israele per una varietà di pomodori poveri di acqua (quindi particolarmente polposi), che hanno la caratteristica di “asciugarsi” ulteriormente restando attaccati alla pianta senza marcire, in qualche caso arrivando persino alla completa essiccazione.  Sia i broccoli che i pomodori sono stati ottenuti utilizzando biotecnologie non Ogm. L’opposizione rispetto a questi due brevetti è stata presentata proprio da alcune società impegnate nello sviluppo degli Ogm, con l'obiettivo in realtà di avere una pronuncia – spiega la Coldiretti – che confermasse la possibilità di simili brevetti. 
E infatti il brevetto del broccolo “antitumore” è detenuto dalla Monsanto, colosso degli Ogm, la stessa del melone indiano naturale brevettato, sempre in Europa. Quei broccoli sono venduti nei supermercati in Gran Bretagna con tanto di etichetta “naturally is better” (naturale è meglio), ad un prezzo - ricorda ancora la prima associazione di agricoltori italiana – decisamente superiore rispetto ad altre varietà di broccoli. Senza assegnazione del brevetto altri potrebbero migliorare a loro volta questa varietà di broccoli e i consumatori potrebbero avere più scelta tra diversi produttori ed evitare di essere spremuti dal monopolista. Perciò la lobby degli Ogm, fiutato il gigantesco affare che dà lo stesso potere degli organismi geneticamente modificati che vengono brevettati, sta pressando moltissimo affinché l'Unione Europea riconosca per legge i brevetti sugli ibridi non Ogm. Guarda caso, in occasione della revisione dell’autorizzazione unica sui brevetti al Parlamento Europeo, è stata formulata una proposta di regolamento comunitario che non esclude la brevettabilità di piante e animali prodotti con metodi convenzionali. 
Senonché nella riunione del Consiglio europeo di fine giugno tra i capi di governo di tutti i Paesi UE, è stato deciso di stralciare dal testo del regolamento i tre articoli incriminati. Pertanto, durante la seduta del 10 luglio scorso il Parlamento europeo ha deciso di approfondire ulteriormente l’argomento, rinviando la discussione a settembre. La battaglia tra chi vuole brevettare la vita e chi cerca di impedirglielo è solo rinviata.                    

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