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L’acqua non sarà privatizzata

Acqua: I cittadini avevano abrogato la privatizzazione, i politici l’avevano reintrodotta calpestando la volontà popolare. Ora la Corte Costituzionale stronca il sopruso

Gio 09 Ago 2012 | di Francesco Buda | Acqua

La Corte Costituzionale ha sventato il nuovo tentativo di calpestare le scelte degli italiani: il referendum va rispettato, l'acqua non può essere privatizzata. Questa è stata la scelta di 27 milioni di cittadini, che il 12 e 13 giugno 2011 hanno abrogato le norme introdotte tra il 2008 e il 2009 che imponevano agli enti pubblici l'obbligo di cedere a privati il controllo dei servizi pubblici locali. Ma solamente 23 giorni dopo, ricordano i massimi giudici nazionali, il governo del presidente del Milan aveva sfornato un altro decreto che reintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali, in spregio della volontà popolare mai così chiara e mai così massicciamente compatta. Una violenza di Stato gravissima. Riprodotta anche dal governo Monti, che nella spending review (revisione della spesa) ha infilato l'obbligo di privatizzare tutti i servizi pubblici entro il 2013. Il 17 luglio scorso, questo scempio è stato cancellato dai magistrati che decidono se le leggi rispettano la nostra Costituzione, le basi del nostro stare insieme come nazione. È stata dunque ripristinata la legalità. La gestione degli acquedotti in mano pubblica non è scontato che sia sana ed efficiente, ma senz'altro l'esperienza della privatizzazione di fatto in vaste aree del Paese e in buona parte del mondo, ha mostrato pesanti carenze, etiche, manageriali e tecniche. A Sezze, in provincia di Latina, l'intera città è stata lasciata a secco perché la società privata che gestisce la rete non pagava quella che fornisce l'acqua (anch'essa privata e controllata da una multinazionale francese). In mezzo ci sono finiti gli utenti, che avevano pagato. Una notizia  incredibile, di cui nessun Tg importante ha parlato. Non è dunque un'ipotesi astratta che, nel cuore dell'Europa, i mercanti dell'oro blu - messe le mani sulle nostre risorse idriche - chiudano i rubinetti ad intere comunità. Senza alcuna reazione istituzionale né sanzioni.
La scelta di non svendere l'acqua è sacrosanta, una mossa saggia del popolo italiano che i politici hanno tentato in tutti i modi di violentare. Così come hanno fatto con il nucleare. A cosa ci avrebbe portato questa casta molliccia e prepotente se la gente, a maggioranza schiacciante, non avesse ribadito con il referendum dell'anno scorso che non vogliono altri reattori atomici, fabbriche di radiazioni e scorie eterne economicamente disastrose? Se gli italiani si fidano di se stessi, anziché dei clan al potere, sanno ancora prendere le decisioni giuste. Ora bisogna far applicare anche l'altro dei due referendum sull'acqua: devono togliere dalle bollette il 7% (che spesso è anche maggiore) di guadagno garantito per legge ai gestori, a prescindere dalla qualità del loro operato.
 



Politici ignavi?
«Deve mobilitarsi la comunità»
I politici calpestano la volontà popolare? Non fanno ciò che che va fatto? È bene che si muovano le persone. «La società civile conserva la responsabilità ultima - sottolinea Monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace - per cui, quando la comunità politica non si mostra in grado di svolgere il suo compito, deve mobilitarsi affinché ciò avvenga». Tanto più che, come si legge nel contributo della Santa Sede al Forum mondiale dell'acqua tenutosi a Marsiglia a marzo, «purtroppo, sul piano della prassi, permane talvolta una concezione eccessivamente mercantile dell'acqua che rischia di cadere nell'errore di considerarla come una qualsiasi mercanzia, pianificando gli investimenti secondo il criterio del profitto per il profitto, senza tener conto della valenza pubblica dell'acqua». Quindi il lucro fisso per i gestori dell'oro blu va tolto. E infatti, visto che la casta non lo faceva, i cittadini avevano iniziato a chiedere ai gestori idrici di rimborsargli l'indebito lucro fisso abrogato col referendum e di ridurre le bollette (campagna di Obbedienza Civile). Migliaia di utenti si sono così ricalcolati le bollette tagliando  quell'illegittimo guadagno.

 




Devono ridurre le bollette
Dopo oltre un anno, inapplicato l’altro referendum
Dal 22 luglio 2011 in tutta Italia le bollette dell'acqua sono illegittime, perché non sono state “depurate” della remunerazione del capitale investito abrogata dai cittadini con i referendum. Si tratta di quel guadagno garantito ai gestori dei servizi idrici sempre e comunque, a prescindere dalla effettiva qualità del loro lavoro. Un lucro fisso del 7% (spesso  gonfiato, ad esempio per Acea a Roma e provincia ha raggiunto picchi del 18,4%). Una rendita che nessuno, in nessun altro investimento, spunta e che da oltre un anno è illegale. Ma i boss politici e quelli del business hanno se le sono inventate tutte per continuare ad appiopparla agli italiani, anche di fronte alle evidenze giuridiche e ad autorevoli pareri istituzionali, con la scusa che mancava qualche disposizione applicativa. La Corte Costituzionale aveva già riconosciuto «immediatamente applicabile» la norma modificata dal voto referendario. Cosa stabilita poi da apposito decreto del Presidente della Repubblica e sollecitata dal Ministro per l'Ambiente Corrado Clini. Ora la cuccagna dovrebbe finire: l'Autorità per l'energia e il gas ha predisposto una bozza di revisione del metodo normalizzato, ossia i criteri per calcolare la bolletta, e afferma che a seguito dell'esito referendario ex lege, in automatico, la remunerazione del capitale dal 22 luglio 2011 (cioè dal giorno dopo in cui il presidente della Repubblica in Gazzetta Ufficiale ha promulgato l'esito) di fatto si configura come un indebito introito che i gestori hanno continuato a percepire. E perciò, per la tariffa del 2013 l'Autorità predispone un metodo tariffario per far recuperare agli utenti quanto hanno ingiustamente pagato ai gestori, con “sconti” in bolletta.  Anche qui però c'è un mezzo trucco: perché non applicare subito gli “sconti” anziché rinviare all'anno prossimo?

 


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