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Donna, partorirai con dolore. Oppure no?

L’anestesia epidurale sta prendendo sempre più piede, scatenando pareri contrapposti.

Mar 28 Ago 2012 | di Sabrina Protano | Salute
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In principio era il dolore. Poi, negli anni ’30 del secolo scorso, il medico chirurgo Achille Mario Dogliotti introdusse in Italia l’analgesia epidurale (o peridurale) e, da allora, tutto è cambiato. Oggi la donna può dare alla luce il suo pargolo in tutta tranquillità, senza avvertire il dolore delle contrazioni durante il travaglio e senza arrivare esausta al momento delle spinte, ossia del parto vero e proprio. Ma non è tutto oro quello che luccica e l’anestesia epidurale è oggetto di accesi dibattiti tra sostenitori e oppositori, soprattutto oggi che questa pratica medica è sempre più diffusa nei reparti maternità d’Italia e del mondo.

Un travaglio soft
Ovvero, il principale beneficio dell’epidurale. Essa, infatti, permette alla donna di assistere alla nascita del bambino (cosa che non potrebbe fare con un’anestesia totale) e di vivere le emozioni del parto senza eccessive sofferenze; insomma, di partorire naturalmente senza i fisiologici dolori. I sostenitori di questa pratica medica sostengono che con l’epidurale si perde solo la sensibilità fisica, mentre i muscoli continuano a funzionare: di conseguenza, la donna è perfettamente in grado di spingere al momento delle contrazioni decisive per far nascere il bambino. Tra i vantaggi dell’epidurale c’è anche la possibilità di rimanere svegli durante un parto cesareo e di ottenere un più rapido sollievo dal dolore durante il recupero. Infine, dicono i sostenitori, gli inconvenienti gravi (la paralisi) sono rarissimi, visto che l’anestesista è in grado, prima di iniettare i farmaci attraverso il catetere, di verificare attraverso un’aspirazione con l’ago, se esso abbia colpito una zona sbagliata; i disturbi più diffusi sono, invece, di lieve entità e transitori (cefalea, mal di schiena...).

Il sano dolore del parto: no all’epidurale
Se i sostenitori dell’epidurale sono moltissimi, altrettanti sono coloro che la bandirebbero. Tante donne decidono di non ricorrervi, preferendo vivere il parto in tutte le sue sfaccettature, sia belle che brutte: del resto, dicono, durante il travaglio la donna non proverà mai nulla che non sia in grado di sopportare per sua natura. E poi, sostengono gli oppositori, con l’anestesia verrebbe meno il processo psicologico dell’accettazione del distacco dal feto da parte della madre, la quale potrebbe incorrere più facilmente nella depressione post partum. Ma non è solo questo. I contrari all’epidurale ritengono, prima di tutto, che essa possa provocare effetti collaterali gravi, come la riduzione della forza contrattile uterina e la difficoltosa discesa del bambino nel canale del parto: condizione, questa, che determinerebbe spesso il ricorso al taglio cesareo o a strumenti come il forcipe o la ventosa; in altre parole la donna, non percependo il dolore delle contrazioni, non sarebbe in grado di spingere al momento giusto e con un’intensità tale da far incanalare il bambino nella via d’uscita. Oppure, si potrebbero verificare situazioni di sofferenza del feto, cosa che potrebbe provocare un pericoloso rallentamento del suo battito cardiaco.

Discordia in sala parto
Questi pareri discordanti non appartengono solo alle donne che devono partorire, ma anche (o meglio, soprattutto) allo staff medico che segue la partoriente durante la nascita del bambino. Contro gli anestesisti si scaglia la maggior parte degli ostetrici, che sono coloro che effettivamente aiutano la donna a tirare fuori il bambino: gli ostetrici preferiscono evitare l’epidurale, perché hanno bisogno di spinte “mirate” e intense da parte della partoriente (che, a parer loro, l’epidurale potrebbe impedire). E poi ci sono i ginecologi, che si pongono a metà strada tra anestesisti ed ostetrici: tuttavia, anche i ginecologi nella maggior parte dei casi optano per l’anestesia epidurale, con una tendenza sempre più spiccata a “medicalizzare” il parto e a considerarlo un evento patologico, e non fisiologico (come è nella realtà). Purtroppo molte mamme raccontano di essersi trovate ad assistere in sala parto ad accesi diverbi tra i vari membri dello staff medico, divisi tra sostenitori ed oppositori, e di aver di conseguenza subìto dei ritardi nella somministrazione dell’epidurale. O, addirittura, di non averla proprio ricevuta.

Gravidanza e parto: il dibattito è servito
Ma c’è da sapere che in fatto di gravidanza, parto e post partum ci sono opinioni contrapposte praticamente su ogni questione: epidurale o no, parto cesareo o no, parto sdraiate o in piedi, allattamento a comando o a richiesta, pediatra pro o contro vaccini... Quindi, l’unica via da seguire è affidarsi al proprio istinto di madri e scegliere di fare ciò che si ritiene più opportuno per vivere serenamente insieme al proprio bambino, ancor prima che venga alla luce. Perché quell’istinto, davvero, non tradisce mai.
 


MAMMA, FUORI IL TUO RITMO!
Serve un atteggiamento di “attacco”, di andare verso – spiega Verena Schmid, ostetrica fondatrice dell'associazione “Il Marsupio” per il parto a domicilio –. Il parto fa paura per via del dolore, di fronte al quale la risposta naturale è il movimento che permette alla donna di assumere istintivamente le posizioni migliori, che riducono il dolore. Una delle caratteristiche principali del travaglio naturale è la ritmicità, tra alti e bassi, accelerazioni e rallentamenti, secondo la personalità e i vissuti della partoriente. Il dolore sembra un paradosso: la mamma riceve un “attacco” dal bambino, che mette in allarme il corpo. Aumentano le catecolamine, ormoni che stimolano la produzione di endorfine, ossitocina e di tutti gli ormoni sessuali che servono a contenere il dolore e a farlo dimenticare, a partorire con gratificazione e a creare il primo legame mamma-bimbo. Affrontare il dolore crea angoscia,  ma sostenerlo nel travaglio mette alla prova e potenzia la forza personale, e l'abbandono rappresenta il superamento dei limiti personali e la crescita necessaria per essere genitore. La grande forza del parto, poco compresa e molto temuta, sta proprio nel fatto che è per la donna una potente espressione della sua sessualità prettamente femminile e autonoma dall'uomo.
 


CARA MAMMA, FIDATI DI STESSA
La normalità per una mamma, sostenuta e non riempita di timori ed istruzioni, è partorire naturalmente, con le sue potenzialità immense all'altezza della vita che ha in sé. «La capacità di partorire naturalmente è una competenza che la tecnologia tende a mettere in discussione – dice ad Acqua & Sapone la dottoressa Serena Donati, dell'Istituto Superiore di Sanità -, come a dire “se ti affidi alla tecnologia avrai migliori esiti di salute per te e per tuo figlio”. Ma questo è un falso storico! Le donne hanno una innata competenza nel portare avanti la gravidanza, nel partorire, nell'allattare, nel nutrire e nel crescere i figli. Competenza che va valorizzata». «A volte la donna si stressa magari proprio per via di esami, visite e controlli, finendo per considerare gravidanza e parto quasi una patologia. Il parto più naturale possibile è la miglior cosa» afferma il Prof Massimo Moscarini, presidente dell'Associazione Ostetrici ginecologi universitari italiani (Aogoi), direttore del Dipartimento di Ginecologia dell'università Sapienza di Roma e del Dipartimento di Ginecologia dell'ospedale romano Sant'Andrea.


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