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Guerra per comandare sul cibo

La lobby degli ogm preme sul parlamento europeo: ora vuole brevettare anche semi naturali e animali per fare i padroni della vita

Ven 07 Set 2012 | di Roberto Lessio | Attualità
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Si chiamerà Brevetto Unitario Europeo e a concederlo sarà un’apposita Agenzia che probabilmente avrà sede a Parigi.  Si tratta del nuovo iter autorizzativo che armonizzerà le procedure con cui vengono concessi i brevetti sulle nuove tecnologie e sui nuovi prodotti immessi in commercio in ogni singolo stato membro dell’UE. La decisione dovrebbe essere adottata entro settembre dal Parlamento Europeo.

BATTAGLIA E PRESSIONI
Ma su questa votazione è in corso un’autentica battaglia giuridica e politica, che alla base è commerciale e finanziaria, perché al Parlamento si propone di approvare la possibilità di apporre brevetto anche sui semi e sugli animali da allevamento frutto di incroci, quindi non Ogm. Sarebbe, per intenderci, come chiedere il diritto d'autore su una ricetta di cucina. Vogliono infatti brevettare anche tutto il procedimento per ottenere le nuove varietà naturali.
Una brevettabilità fortemente voluta, come denuncia l’associazione “No Patents on Seeds” (Niente Brevetti sui Semi), dalle stesse multinazionali (Monsanto, Syngenta, Bayer e Dupont-Pioneer) che hanno già sviluppato e brevettato gli Ogm, gli inquietanti organismi geneticamente modificati che danno piante a loro volta sterili. Questi ulteriori brevetti verrebbero considerati come dei diritti di proprietà intellettuale (il cosiddetto copyright), ma invece di modificare geneticamente le piante e le razze da allevamento, i nuovi organismi si produrrebbero da altri semi e animali già esistenti nel patrimonio di biodiversità esistente a livello planetario (finora appartenuto a tutti).

SI PUNTA AI “BREVETTI SULLA FAME”
C’è quindi il rischio che in futuro gli agricoltori avranno minori possibilità di scelta per le loro produzioni, di conseguenza i consumatori avranno meno tipi di frutta, verdura e carni e comunque saremo tutti costretti a pagare i prezzi imposti dai detentori di tali brevetti. Non a caso la sezione di Greenpeace della Germania ha definito questa imposizione lobbistica “brevetti sulla fame”.

GLI AGRICOLTORI RESISTONO
Ma non sarà facile questa volta per le multinazionali portare a casa il voto favorevole dei parlamentari europei, come già avvenuto con gli Ogm a seguito delle stesse identiche pressioni lobbistiche attualmente in corso. Infatti, pur se nell’assordante silenzio dei media italiani, evidentemente troppo impegnati a sottolineare ogni giorno cose inutili e ripetitive (ad esempio che in estate fa caldo), la battaglia sulla concessione di questi brevetti negli ultimi anni si è fatta sempre più intensa.
Soprattutto le organizzazioni agricole e quelle ambientaliste si sono opposte e si stanno opponendo sistematicamente alle richieste presso l’EPO (European Patent Office – Ufficio Europeo dei Brevetti), spesso riuscendo a spuntarla. È il caso, ad esempio, del brevetto sull’allevamento di una particolare razza di maiali ottenuti dall’incrocio di suini di origine cinese con altri di origine europea: i primi sono più precoci nell’entrare nella fase riproduttiva e producono cucciolate molto più numerose, mentre i secondi crescono più in fretta e danno una carne molto più magra. Ma visto che il brevetto si estendeva anche alle razze originarie, è stato poi revocato dopo le opposizioni degli allevatori e numerose proteste pubbliche.
La brevettabilità della vita, malgrado l’eventuale voto favorevole del Parlamento Europeo, non è affatto scontata.         

       



Le Regioni: no Ogm. Il Governo si oppone
Monti & co. attaccano il marchio del Lazio per i prodotti naturali al 100%

Recentemente la Regione Lazio ha approvato una legge regionale (n. 1 del 28/03/2012), che istituisce un marchio collettivo di qualità e di tracciabilità per quei prodotti locali che non hanno “alcuna contaminazione da Ogm” e prodotti da aziende che rispettano i contratti di lavoro (cioè senza sfruttare manodopera clandestina e irregolare), che hanno una certificazione antimafia e che rispettano altre semplici regole etiche (ad esempio il non sfruttamento di lavoro minorile o il non ricorso al caporalato). Attualmente nell'Unione Europea se i prodotti hanno più dello 0,9% di contaminazione Ogm, va indicato in etichetta. In Italia gli Ogm, seppur vietati, possono comunque essere presenti nei prodotti (anche biologici) fino allo 0,9% senza neanche l'obbligo di dirlo ai consumatori. Perciò è importante la norma della Regione Lazio laddove parla di “alcuna contaminazione”: esclude qualunque presenza transgenica, nemmeno quello 0,9% ora consentito dall'Europa. Una regola sana, in liena con la volontà delle principali organizzazioni agricole italiane e coi gusti dei consumatori italiani. Invece il governo attualmente in carica dice che quel marchio ostacolerebbe la libera circolazione delle merci a livello comunitario, determinando una distorsione negli ormai famosi “mercati”. Per questo motivo lo stesso governo ha proposto ricorso alla Corte Costitituzionale contro questa legge regionale. L’eventuale accoglimento del ricorso governativo renderebbe, di fatto, del tutto inutile la nuova norma. E addio al “bollino” sui prodotti laziali senza Ogm. La Giunta presieduta da Renata Polverini si è costituita in giudizio per difendere la propria legge regionale. La sentenza è attesa nei prossimi mesi.                                              


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