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C’era una volta la Martina di Riccione

A 21 anni da miss italia, la maternità, il cinema, il libro e la voglia di essere quella di sempre

Gio 13 Set 2012 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 6

 Sono trascorsi 21 anni da quel settembre del 1991 quando, a soli 16 anni, Martina Colombari indossò quella corona tanto desiderata, a volte troppo pesante. Era solo l’inizio di un lungo percorso fatto di ostacoli, momenti di gioia, felicità pura e desiderio di rivincita. Di confessioni, lacrime e ancora gioia. Martina, la ragazza di Riccione, è cresciuta. E oggi è diventata moglie, madre e, prima di tutto, donna. 

Come eri da bambina? 
«Ero una peperina, cocciuta, testarda, ma non ho mai disubbidito e non ho mai detto una bugia. Potrei dire che ero un brutto anatroccolo. Portavo gli occhiali e avevo un occhio bendato per far esercitare quello pigro. Ero magrissima e lunga lunga! Studiavo ed ero obbediente. Il mio gioco preferito era una carriola che portavo sempre con me e poi avevo un orso al quale ero legatissima che si chiamava Ciocio».

Che ricordo hai della vittoria di Miss Italia?  
«Ho vinto a 16 anni. A quel tempo non sapevo nemmeno cosa volevo fare da grande. Forse la ballerina, perché, oltre a frequentare il Liceo Scientifico, facevo tanta danza classica. L'emozione di essere Miss Italia è stata fortissima: l'annuncio di Frizzi, "vince la numero 9", la fascia e la corona... fu un momento così intenso che non ricordo niente di quel che è successo fino alla mattina dopo. Ero una bambina». 

Dopo cosa è successo? 
«Dopo Miss Italia ho fatto la modella, poi è arrivata la tv, poi il cinema. Tutto è capitato per caso, ma io ho avuto la prontezza di non lasciarmi scappare i treni che passavano e di studiare». 

Perché hai deciso di partecipare?  
«Perché me lo dicevano in tanti. I miei genitori non erano molto d'accordo, ma io fui insistente. Dopo l'incoronazione, mio padre mi disse di cedere il titolo e tornare a casa a studiare, ma io mi opposi. E da allora non li ho delusi in niente».

Il successo ti può cambiare?  
«Sì, può succedere. I miei genitori mi hanno educata in modo molto rigido: anche quando venivo riconosciuta per strada, loro mi riportavano con i piedi per terra. Essere famosi non è così semplice: devi sempre stare alle regole, non puoi sgarrare. Faccio un esempio: mio figlio voleva saltare la fila all'acquapark usando il mio nome e io l'ho sgridato!».

E a te ha cambiato? 
«Quando mia madre mi vede sul divano, in pigiama, mi dice: ecco il grande bluff! Perché, nel privato, rimango sempre la Martina di Riccione!».

Volontaria della Fondazione Francesca Rava, sei molto impegnata nel sociale. 
«Sono stata in luglio in Emilia, dove ho fatto visita alle popolazioni terremotate a cui ho cercato di portare, insieme a mio marito Billy (Costacurta – ndr), un po’ di conforto, organizzando una manifestazione ludico-sportiva, supportata dalla fondazione “Francesca Rava” con cui collaboro. È stata una giornata particolare: abbiamo portato anche nostro figlio ed è stato un momento pieno di emozioni, che ci ha arricchito. Anche per Haiti stiamo facendo molto: è importante esserci sempre, anche lontano dalle emergenze. È assurdo vedere bambini che vivono così o muoiono di fame nel 2012». 

In autunno sarai protagonista di due film: “Barbara e io” di Esposito e “Bologna - 2 agosto i giorni della collera” di Molteni.  
«Il primo è una commedia sentimentale. Nell’altro interpreto una giornalista che perde una amica nella strage di Bologna».

Hai debuttato al cinema nel 2000 con “Quello che le ragazze non dicono”, dei Vanzina. 
«Non sapevo recitare. E, forse - ma non lo dite a nessuno -, non lo so fare nemmeno adesso! Dopo quel film, ho cominciato a studiare, ho frequentato corsi di recitazione e dizione».

Un personaggio che vorresti interpretare?  
«Un supereroe, per far felice mio figlio Achille, o un'eroina romantica alla “Via col vento”».

Qualche anno fa hai scritto una autobiografia, “La vita è una”. Cosa ti ha spinto a farlo? 
«Non volevo più che fossero gli altri a raccontarmi, ma che fossi io a dire tutto su di me, al di là di ciò che si vede in tv o si legge. Ho raccontato cose che nessuno sapeva. Alcune persone sono rimaste sconvolte, ma è stato terapeutico! Per anni di me si parlava solo di quella che aveva vinto Miss Italia: è un titolo non facile da gestire. Poteva essere un punto di arrivo, invece è stato l’inizio di tutto».

Ti va di fare un bilancio della tua vita? 
«Ringrazio tutte le mattine per ciò che mi è capitato e ciò che ho vissuto fino ad ora. Sono stata e sono fortunata. Il fatto di non aver sofferto, di non aver attraversato nessun dolore forte è un privilegio».

E della felicità che pensi? 
«Dico sempre che ho la felicità facile. Mi vivacizzo e mi emoziono facilmente, anche solo vedendo mio figlio che si addormenta o si risveglia. La felicità è vedere lo sguardo di mio figlio contento di trovare rifugio nel mio sguardo sereno. La felicità è non piangersi addosso e ringraziare sempre per ciò che abbiamo. Dobbiamo continuare a sperare e a saper sognare. Non dobbiamo maltrattarla la vita che ci è stata regalata e aspirare alla serenità che può arrivare da tante cose».                                                      


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