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Volgiamo lo sguardo dentro

Il futuro si gioca sulla scelta tra l’inseguire gli idoli della materia o cercare le ragioni profonde della vita

Gio 13 Set 2012 | di Susanna Tamaro | Susanna Tamaro
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 Mentre scrivo la terra è ancora tutta bruciata. I prati sono distese di sterpaglie giallastre e crepitanti, la frutta sugli alberi - quella poco che nasce - nasce già secca, prugne secche, mele secche, fichi secchi, frutta rattrappita, sgonfia, con la pelle rugosa  come quella  di una persona molto in là negli anni. Nell’orto, a parte i pomodori, non è nato niente: troppo caldo, troppo a lungo, troppo presto. 
E' dai primi di giugno che lottiamo con i vari  Caronte, Minosse, Scipione, Nerone, Ulisse a Caligola. Tutta la nostra tecnica, la nostra scienza, le nostre competenze nulla possono contro i capricci del clima che  sta mettendo letteralmente in ginocchio  non solo noi, ma  anche le coltivazioni e la sopravvivenza degli  animali selvatici. Possiamo mandare le navicelle su Marte, ma se non piove, non siamo in grado di far piovere. Questo dovrebbe farci riflettere non poco su quanto sia reale la nostra potenza tecnologica. Chi non ricorda, nei vecchi film western, il capo indiano intento a compiere la danza della pioggia? Le culture pretecnologiche sapevano benissimo che l’uomo è legato al cielo e alla terra da un rapporto sottile e misterioso e per questo, con fiduciosa innocenza,  chiedevano danzando  ciò di cui avevano bisogno. Acqua, acqua, acqua! 
Dall’acqua viene la vita, senza acqua non c’è vita. Una volta la chiesa celebrava le funzioni per il buon raccolto o contro le avversità meteoreologiche, ma ora, vittima anche lei del razionalismo scientista imperante, sembra  essersene dimenticata. Solo un vescovo, qualche mese fa, ha osato pregare per la pioggia ed è stato deriso e sbeffeggiato. Che presunzione pensare che sia vero, reale e giusto soltanto ciò che si può vedere, calcolare e misurare! Lo pensavo anch’io da giovane ma, con il tempo, mi sono resa conto che le forze invisibili nella nostra vita contano altrettanto, se non di più, delle forze visibili. “La terra  ha un fiato, con noi sopra respira il suo respiro quieto” ho scritto in “Per voce sola”. Penso che sia proprio così. Il nostro respiro e quello della terra sono strettamente correlati e, tra i nostri due respiri, è connesso tutto ciò che vive; di conseguenza, anche ogni nostra azione riverbera nell’universo. Se viviamo lontani da una dimensione armoniosa, generiamo negatività e dunque distruzione  che genera a sua volta  altra distruzione. 
E questo non è forse lo spettacolo che abbiamo costantemente sotto gli occhi negli ultimi anni?  Il modello di vita che ci viene proposto è quello della devozione assoluta alla materia. Noi siamo solo materia e, in questa dimensione a senso unico, siamo costretti a  trovare la felicità.  Esiste la felicità nella materia? Certamente, ma è di breve durata e ha il passo dell’affanno perché le cose si guastano, cambiano di moda e  ci costringono a correre dietro a sempre nuove forme di effimera felicità.
Il discorso si fa particolarmente critico quando questa dimensione viene applicata al nostro corpo, perché le nostre vite non sono soggette alla mutevolezza delle mode, ma alla scure ben più severa del passare del tempo. Vivere vuol dire inesorabilmente invecchiare. E cosa vuol dire invecchiare, se non riuscire a comprendere il senso più profondo del nostro trasformarci nel tempo?  La nostra società ci aiuta a capire questo o rema in senso contrario? Qual è l’immagine che a noi donne viene restituita dai media? Un’immagine desolante, umiliante, alla quale è assolutamente necessario iniziare a ribellarsi. Forse le più giovani non ci fanno caso, ma chi ha superato i 40 anni non può rendersi conto della differenza di trattamento tra i due sessi sulle pagine dei giornali o in televisione. A 50 anni un uomo è presentato sempre come ancora molto attraente, mentre l’unica pubblicità a cui può aspirare una donna della stessa età è quella di un pannolino contro l’incontinenza urinaria o di un collante per le dentiere. A meno che non incominci una corsa contro il tempo che le permetta di mostrare 30 anni anche quando ne avrà 60. I suoi alleati sono le creme, sempre più costose e, dopo le creme, le piccole correzioni con acido jaluronico, seguite dalla devota schiera degli interventi plastici per rimodellare il corpo: labbra  che si gonfiano, il grasso che viene aspirato, doppimenti  he scompaiono, guance tirate  e denti ricoperti da una patina sfavillante. Dobbiamo fare di tutto per mascherare i segni del tempo, per rimanere sessualmente attraenti, per non lasciare i nostri mariti, i nostri compagni nelle sgrinfie delle giovanissime che, attratte da sempre dal fascino dei capelli grigi, ronzano loro intorno come api su cespugli di lavanda. Dobbiamo fare di tutto per continuare ad essere seducenti, perché la seduzione – ci viene ossessivamente ripetuto - è il vero fulcro di ogni vita. Siamo carne,  insomma, e, per  continuare ad esistere come carne, dobbiamo rimanere animali giovani, altrimenti, come ci ricorda costantemente la pubblicità, ci sono i pannolini per le perdita di urina, deodoranti per nascondere i nostri odori sgradevoli, cibi che ci fortificano le ossa impedendoci di romperci il femore  scendendo delle scale, prodotti per sconfiggere il gonfiore, pillole per vincere la stitichezza, etc. Avete mai visto un lassativo o una pillola per il gas intestinale pubblicizzata da un uomo? O di qua o di là. O la pantera con le labbra a canotto o l’anticamera di villa Arzilla. 

è davvero questo il nostro destino? Quando vedo molte mie coetanee con le facce gonfie e immobili come maschere, non posso che provare una gran pena. Invecchiare non fa piacere a nessuno, ma non credo che sia quella la terapia giusta. Il nostro volto è la nostra storia. A vent’anni siamo tutti carini, a cinquanta, a sessanta il viso racconta quello che siamo  stati nella vita. Sei stata egoista, avara, crudele o invece, generosa, curiosa, aperta? Ogni tua ruga parla di questo. E la bellezza o la non bellezza deriva dunque dalle scelte che abbiamo fatto nel corso dei nostri anni. A 80 anni mia nonna era piena di corteggiatori pur non avendo fatto nessun intervento estetico. Si curava, certo, perché curarsi - avere cura - è giusto e bello, ma il suo fascino non derivava dalla pelle, bensì dalla luce straordinaria che emanavano i suoi occhi. Luce dello Spirito, luce dell’anima, quella luce  di cui da troppo tempo ci siamo dimenticati. Gli occhi sono lo specchio dell’anima e da quello specchio viene l’unica bellezza che è saggio coltivare. Quanti volti spenti intorno a noi! Quanti corpi che inseguono la bellezza in luoghi in cui sarà impossibile trovarla! 
Il fatto che la bellezza vera venga da dentro non è una frase consolatoria ad uso di quelle persone con cui la natura è stata matrigna, ma una realtà che non è difficile sperimentare. La vita è un percorso verso la saggezza. Chi accetta questa verità, con gli anni aquisterà uno splendore che nessuna crema, nessun intervento potrà mai dare. Chi non l’accetta, sarà costretto a correre dietro l’effimero vessillo,  come i poveri ignavi dell’inferno dantesco, fino alla fine dei suoi giorni.
Continuare ad inseguire gli idoli della materia, dell’esteriorità oppure volgere il nostro sguardo all’interno,  alla ricerca di altre più profonde ragioni che illuminino i nostri giorni: forse è proprio in questa scelta che si gioca tutto il futuro dell’umanità.    

 


                                   

SUSANNA TAMARO
Discendente dello scrittore Italo Svevo, nasce a Trieste nel 1957. La sua difficile esperienza familiare, vissuta con i due fratelli, lascerà un profondo segno nelle sue vicende personali ed artistiche. Nel 1976, dopo la maturità magistrale, a Roma consegue il diploma del Centro Sperimentale di Cinematografia che le permetterà di lavorare al fianco di grandi registi come Federico Fellini, suo convinto estimatore. Per dieci anni ha lavorato per la televisione, realizzando documentari scientifici. È una delle scrittrici italiane più conosciute e amate in tutto il mondo. A fine anni ’80 la sua vita cambia profondamente: intraprende lo studio delle arti marziali (è una esperta insegnante), scrive il primo dei suoi 17 libri e si trasferisce in una grande fattoria nella campagna di Orvieto dove abita tuttora . Il 1994 è l’anno della consacrazione definitiva con la pubblicazione di “Va’ dove ti porta il cuore” che, tradotto in molte lingue, ha venduto 14 milioni di copie! Nel 2003 esce il suo primo film da regista “Nel mio amore”. 


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