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Comuni poco ricicloni

Raccolta differenziata al palo: 4 Comuni su 5 sono fuorilegge

Gio 13 Set 2012 | di Stefano Cortelletti | Ambiente
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In Italia solo 1 Comune su 7 supera il 65% di raccolta differenziata, come richiesto dalla legge: il 13% dei Comuni italiani. La classifica delle città virtuose nel sistema di gestione dei rifiuti, stilata da Legambiente, non dà certamente risultati di cui andare fieri.
Se ai 1.123 Comuni che hanno raggiunto l’obiettivo di legge per il 2012, ossia il 65% di differenziata (su 8.092 totali, pari a 6.820.799 cittadini) aggiungessimo i 365 Comuni che hanno comunque superato il 60% di raccolta differenziata richiesto dalla normativa per il 2011, arriveremmo alla quota di 1.488 Comuni in regola con la legge dello Stato (1 su 5 pari al 18% dei Comuni italiani) e circa 10 milioni di abitanti col cui contributo si recuperano materiali da destinare alla produzione di nuovi beni e si abbattono emissioni di gas climalteranti.
I migliori sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani comunali hanno sede nel nord-est del Paese. Nelle prime 50 posizioni troviamo infatti ben 46 Comuni che appartengono a quest’area geografica: 33 in Veneto, di cui 25 in provincia di Treviso e 6 in quella di Belluno a cui si aggiungono una città veneziana e una vicentina, 11 in Trentino Alto Adige, tutti in provincia di Trento, e 2 in Friuli Venezia Giulia in provincia di Pordenone. Si inseriscono, in questa parte della classifica, solo due piemontesi, ma anche un marchigiano e un laziale, a testimoniare che i primissimi della classe cominciano ad affermarsi anche al di fuori del nord Italia.
Milano, già a metà anni Novanta aveva superato il 30%, ma si è poi fermata. Ora la novità arriva da Torino: da un paio d’anni almeno, nei quartieri dove la differenziata si fa con il porta a porta, si supera il 60%; negli altri, la raccolta tradizionale supera a malapena il 30%. Segno evidente che non c’è limite strutturale insuperabile, ma solo e soprattutto culturale e di organizzazione logistica.
Pensare ad una raccolta differenziata al 65% anche per le grandi città è un obiettivo quindi ragionevole: lo testimoniano anche alcune prime sperimentazioni sui quartieri di Palermo e Napoli. Proprio in Campania, per superare l'emergenza rifiuti (oltre a vendere all'estero l'immondizia non trattata) tanti Comuni si sono convertiti al porta a porta: l'esempio più eclatante è Salerno, quasi 140 mila abitanti, dove nel 2011 sono state raccolte e avviate al recupero 44.580 tonnellate di rifiuti, il 68,4 per cento del totale.
Chi invece continua a non voler capire è il Comune di Roma. L’attuale Amministrazione, in perfetta sintonia con le precedenti, ha continuato a rispettare il “patto di non belligeranza” con chi gestisce la megadiscarica di Malagrotta (pluri-prorogata e ormai con limitatissime capacità residue) fondato sulla “logica dell’ipermercato”: inchiodare la differenziata a percentuali ridicole (mai arrivate sopra al 25%) grazie al pessimo sistema stradale, portando quindi a smaltimento la stragrande maggioranza dei rifiuti romani, a fronte di un bassissimo prezzo di smaltimento di 70 euro a tonnellata. Un disastroso “do ut des” che ha portato inevitabilmente all’esaurimento anche di quella che è sempre stata definita “la più grande discarica d’Europa” utilizzata negli ultimi trent’anni. E che ora deve essere sostituita da un altro invaso, che non si riesce a localizzare per un imbarazzante rimpallo delle responsabilità degli enti locali (in primis Comune di Roma e Regione Lazio), sfociato nell’ennesimo disastroso commissariamento che, con le tradizionali decisioni prese dall’alto, sta ovviamente acuendo le inevitabili contestazioni locali che infiammano ormai tutta la provincia di Roma.       

 


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