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Capitale del benessere

Benvenuti nella patria delle banche, dell’oro e dei soldi, dei parchi e delle foreste, nella città meta di turisti e business-men cresciuta a dismisura

Gio 13 Set 2012 | di Giuseppe Barbieri | Turisti non per caso
Foto di 6

Zurigo, la piccola capitale dell’omonimo cantone svizzero, è una delle città più importanti del mondo: è la patria delle banche, dell’oro e dei soldi. Una città qualche volta un po’ grigia, forse fredda, ma, quando splende il sole, di una bellezza mozzafiato. 
Simbolo dell’efficienza, del benessere e del lusso, è nota ai più attraverso le pagine finanziarie dei giornali di tutto il mondo: è qui che passano migliaia di miliardi, attinti un po’ da ogni angolo della Terra.  è da qui che la Svizzera si guadagna e regola la vita. 
Insomma, in questa città circondata da parchi e foreste, che nella bella stagione rifiorisce e diventa allegra, accorrono migliaia di turisti e numerosissimi “business men”, magari coi tempi stretti e l’agenda piena. Operano col bagaglio a mano, giornali, computer portatili e telefono cellulare, per ricevere le quotazioni di borsa e le ultime notizie diffuse dalle agenzie di stampa. 
Classici, rampanti, originali, gli uomini d’affari di mezza Europa giungono a Zurigo sempre in aereo: gli italiani, ancora con un po’ di timidezza, cercano di stare al passo coi colleghi francesi, inglesi e tedeschi, sempre in testa alla classifica. Per loro, a Zurigo, si trova praticamente di tutto e su misura. A partire dagli alberghi, i clienti vengono accolti da personale altamente qualificato che si occupa dei bagagli, prenota gli appuntamenti, suggerisce gli itinerari per il tempo libero. 
Questi uomini “dal cuore a forma di salvadanaio” sembrano insensibili all’allegria della città piena di folla variopinta, che passeggia sui viali del lungolago, nei vicoli dei vecchi quartieri, lungo il fiume Limmat, la Bahnhofstrasse (la stazione ferroviaria), i mercati dei fiori: sciamano dentro e fuori dei loro templi del danaro, inseguendo il destino delle loro ultime fatiche.

UNA CITTA' IN CRESCITA
“Zurigo è cresciuta troppo”, affermano alcuni. E aggiungono: “è assurdo che una città elvetica superi i limiti di una tranquilla miniatura provinciale”. Certo, perché le cifre parlano chiaro: 400 mila abitanti nella sola Zurigo e 600 mila nei paesi limitrofi, rappresentano il 15% della popolazione svizzera. Ma questa è la realtà. Qui ormai si respira un’aria internazionale e si vive con mentalità e ritmi non più tipicamente svizzeri.  Il suo “Tutsch”, il dialetto, che altrove difendono come prezioso patrimonio ereditario, si sta sfaldando: una realtà che i zurighesi non amano e cercano di nascondere.

SUGGESTIONI
Ciò nonostante, questo aspetto non turba minimamente il turista, attratto dalle mille suggestioni che la città offre. Niente cintura industriale, niente ciminiere, niente ingorghi stradali, niente confusione. Tutto funziona con la più proverbiale precisione elvetica: giardini fitti di alberi tra le case, una catena di parchi, di vere e proprie foreste sulle pendici delle colline circostanti. Tutto il paesaggio che abbraccia Zurigo è vario e piacevole. La stretta lama dello Zurichsee si incurva verso sud-est, insinuando le sue acque tra le montagne, mentre basse colline boscose proteggono la città sui fianchi, verso nord. Due fiumi la attraversano: il principale, la Limmat, è l’affluente del lago. Il minore, la Sihl, scende dai colli e confluisce nella Limmat, poco oltre la stazione centrale. Dei loro fiumi e del lago gli zurighesi fanno un uso sano e ragionevole.  Passeggiano romanticamente lungo le rive, praticano il canottaggio, il windsurf, la vela, non vanno a pesca, non usano grossi fuoribordo, non scaricano sostanze inquinanti. Durante la fredda stagione le acque si popolano di anatre, folaghe e cigni. 

IL CUORE DELLA CITTA'
Il nucleo più antico della città si trova lungo la Limmat e la Bahnhofstrasse. Non sulle rive percorse da viali alberati, ma un po’ all’interno, nella rete di vicoli della città vecchia. Sulla destra del fiume s’innalza la cattedrale Grossmunster, costruita da Carlo Magno. Narra una leggenda che la cattedrale sia stata edificata nel luogo dove avvenne un singolare miracolo: i santi Felix e Regula (patroni della città), decapitati in riva al fiume, furono visti rialzarsi, raccogliere le loro teste rotolate a terra, mettersele sottobraccio e andarsene tranquillamente. Immagine perfetta della mentalità zurighese che non ama le tragedie, ma adora le storie a lieto fine. Sotto la cattedrale si stende un dedalo di viuzze, vecchie case, piazzette con fontane bisbiglianti… e un susseguirsi di comignoli, terrazze, abbaini.

LA STRADA DEI PIACERI PROIBITI
Qui per alcune centinaia di metri si snoda la Niederdorfstrasse, la Montmartre di Zurigo, la strada dei piaceri proibiti, degli artisti, delle piccole “beizen”, le bettole equivoche. è l’unico quartiere del genere in Svizzera, conosciuto in tutta la Confederazione. La parola “niederdorf” significa dissolutezza, indica un luogo dove si possono trovare divertimenti di tutti i generi. Fama che risale al secolo scorso, quando in seguito alla costruzione del Limmatquai, lungo il fiume, il Niederdorf, che prima era la strada per Sciaffusa, rimase tagliato fuori. Quindi, gli osti delle beizen, per creare nuovi motivi d’attrazione, si misero all’opera, organizzando numerosi spettacoli di varietà, un po’ spinti. Oggi, come un tempo, questa strada è frequentata da stranieri e da svizzeri in cerca di esotico, di proibito. 

LA ZURICH CARD
E'  possibile con un piccolo budget utilizzare la Zurich CARD che permette la libera circolazione sui mezzi di trasporto della città, l’ingresso gratuito o ridotto in tutti i musei della città e un drink di benvenuto nei locali o ristoranti.  

DOVE FANTASTICARE
Per quanto riguarda la gastronomia zurighese si può spaziare dall’osteria di una cantina nel centro storico alla tipica Zunfthaus (casa delle corporazioni), dentro una vecchia fabbrica  riadattata, a ristoranti dalla cucina più raffinata in riva all’acqua. Altro luogo che cattura la fantasia del visitatore è la Bahnhofstrasse: milleduecento metri in tutto, ornati da brevi filari di tigli sotto i quali scorrono colonne di tram variopinti. Suonatori di pianole, in “redingote” e cilindro, raccolgono i fondi per opere benefiche. 

IL PARADISO DELL'ORO
La Bahnhofstrasse di Zurigo, decantata anch’essa come “paradiso dell’oro e dei diamanti”, si mimetizza volentieri dietro il suo perbenismo, cercando di far dimenticare le sue origini plebee. Sì, perché un tempo ospitava il mercato dei maiali e nei terreni paludosi circostanti gracidavano le rane. Oggigiorno nessuno oserebbe ricordare i suoi difetti di gioventù. 
Da decenni vi si sono insediati e vi prosperano gli “executive business services” e le agenzie per le “fiduciary transaction”. Bahnhofstrasse è un grande palcoscenico, lungo il quale sfilano i nomi altisonanti delle più importanti banche, degli istituti di credito e della finanza di mezzo mondo. Così, naturalmente, i più famosi gioiellieri fanno continue competizioni per presentare le ultime creazioni, in vetrinette dalle sfolgoranti insegne, ammucchiando manciate di diamanti, rubini e smeraldi come fossero noccioline.
Zurigo è il quarto centro finanziario del mondo, dopo Tokyo, New York e Londra. “La più grande piccola città o la più piccola grande città che si conosca”, sostiene un vecchio motto carico d’orgoglio. Lenin passeggiava nelle strade degli antichi quartieri, prima di tornare a Pietroburgo a cominciare la rivoluzione. E l’Unione Sovietica, ottant’anni dopo, continua a spedire con discrezione carichi d’oro verso la Bahnhofstrasse per procurarsi valuta pregiata. 
Gli edifici delle banche si sono sviluppati sia in altezza che in profondità: sopra, con fastosi uffici per trattative delicate con giri di interessi vertiginosi; sotto, con due o tre piani di forzieri inespugnabili e file di cassette di sicurezza che contengono i tesori di più generazioni.

L'OROLOGIO CARLTON
Tappa fissa deve essere l’enorme orologio Carlton, del gioielliere Kurz, che due volte al giorno, puntualmente, alle 11 e alle 16, fa uscire in parata, al ritmo del cucù, ventiquattro statuette ruotanti, in costumi valligiani. Nel centro storico si respira un’atmosfera tutta particolare: sognante ma non immobile, antiquata ma non ammuffita. Le vecchie case, ben conservate, emanano un’aria di serenità dignitosa: allontanare il traffico, chiudendo il centro alle auto, è stato veramente il minimo che si potesse fare in omaggio a questi vecchi muri. 

LE STORIE DELLE CASE DEL CENTRO
Le case del centro hanno tante e tante storie da raccontare. Spiegelgasse, per esempio, è un vicoletto dall’apparenza modesta. Una delle sue case ospitò per anni Lenin in esilio: qui, proprio all’ombra della città borghese per eccellenza, furono architettati i piani della rivoluzione russa. Poco più in giù, i padri del movimento Dada fondarono il loro “Cabaret Voltaire”. In una piazzetta poco distante sorgeva la scuola per poveri, dove un mito nazionale come lo scrittore Gottfried Keller imparò l’alfabeto. Non si sa dove alloggiasse il drammaturgo tedesco Klopstock, o quale fosse il ristorante preferito da James Joyce, ma Goethe e Lavater abitavano in Peterhofstatt al numero 6 e trincavano insieme nella Weinstube zur grossen Reblaube (Cantina del gran pergolato di vite). 

LA CITTA' DEI MUSEI
In una vallata a meno di 30 km da Zurigo, c’è “la città dei musei”, Winterthur, che si può raggiungere con treni continui direzione S. Gallo. Vanta autentici tesori nel campo dell’arte con collezioni famose in tutto il mondo, della storia e anche della natura. Sì, perché, tutt’intorno ai suoi capolavori, c’è un’infinità di verde che abbellisce la città, con  parchi e giardini, rendendola una  meta preferita dai turisti di tutte le età ed esigenze. Questa particolare città deve la sua ricchezza artistica ai generosi mecenati dell’epoca in cui Winterthur era un importante centro industriale ed ora un fulcro della cultura e della cucina, dove nel più antico ristorante della città, il “Sonne”, si possono gustare piatti di rosti (frittate di patate), rinomati in tutto il territorio.

LA CITTA' DELLE ROSE
Ancora fuori dalla città, approfittando di un giro in battello lungo il lago, è consigliata una visita sulla sponda settentrionale del lago di Zurigo, a Rapperswil-Jona: la città delle rose. Premiata dal Consiglio d’Europa, il centro storico è stato dichiarato patrimonio architettonico d’interesse nazionale. Due rose ornano lo stemma della città: da giugno ad ottobre  oltre 16.000 rose fioriscono nei roseti vicini al Monastero dei Cappuccini che domina la città e intorno, in tutti i giardini pubblici.  La sagoma del castello e della chiesa sono il simbolo della città. Completa lo scenario il vecchio ponte di legno, che è come una passerella a ricongiungere le due sponde estreme, passaggio obbligato dei pellegrini di San Giacomo in transito dal nord verso  Santiago di Compostela. Ora quell’antico ponte è stato sostituito da uno nuovo che unisce Rapperswil–Jona a Hurden e con i suoi 840 metri è il più lungo ponte di legno d’Europa.


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