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Nicolas Cage: L’attore č come uno sciamano

La scelta dei film, i fumetti e il legame con l’italia

Ven 28 Set 2012 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Un Oscar per “Via da Las Vegas”, una laurea ad honorem in Arte presso l’Università della California, decine di film: Nicolas Cage è tornato in Italia, la patria dei suoi avi.

Che rapporto ha con la nostra terra?
«È impossibile non essere affascinato dalla cultura, dalla mitologia, dalla storia dell’Italia. Io celebro la cultura dei miei e sono felice di avere il sangue italiano nelle vene. E poi, mi piace il cibo italiano!».

Ha prodotto molti film: pensa di tornare dietro la macchina da presa?
«Ho fatto tante cose e nell’ultimo anno mi sono riposato. Ora voglio concentrarmi sulla mia carriera d’attore».

In “Family man” interpretava un uomo che aveva una seconda chance: se tornasse indietro, cosa cambierebbe?
«Non cambierei nulla. Ho imparato anche dai miei errori».

I film sono viaggi attraverso altre vite, altre epoche: che rapporto ha con il viaggio?
«Ho un rapporto costante con il viaggio: per me è avventura, una opportunità per scoprire, incontrare poeti, per essere felice, è cibo per la mente, si possono incontrare persone nuove, luoghi nuovi».

Cosa vuol dire ai giovani che si affacciano alla vita e all’arte?
«Che devono portare avanti i loro sogni e che nella vita ci saranno sempre persone pronte a dire loro di non portarli avanti. Ci saranno sempre attacchi contro di loro. Vince sempre qualcuno che cerca di buttarti giù e di non valorizzare ciò che hai fatto. L’arte è fondamentale. Credo che l’arte sia fondamentale anche contro il crimine. Se le persone sono arrabbiate e riescono a incanalare questo dolore nell’arte, si sconfigge il crimine, il male».

Cosa sente di dire ai giovani?
«Che è bello vedere quando si uniscono e si incontrano i ragazzi di tutto il mondo, con culture diverse: è bello quando riescono a capire, al di là del Paese da cui provengono, che siamo tutti esseri umani. Le nostre gioie, le nostre sofferenze sono uguali per tutti. Al di là dell’orgoglio che ognuno di noi prova per la propria cultura, bisogna capire che siamo tutti umani. E noi vogliamo che i ragazzi imparino ad amarsi. Questo può avvenire quando si è ragazzi, prima che gli adulti dicano loro di odiarsi, perché si appartiene a culture diverse».

C’è una persona a cui deve dire grazie?
«A mia madre!».

Come prende le critiche?
«Non bisogna lasciarsi prendere dalla critica, che ti porta in un luogo lontano dalla realtà. Ho sempre pensato al mio lavoro senza lasciarmi condizionare, neanche dai premi, ai quali dò poco peso».

Cosa è per lei la felicità?
«Vedere che le persone che amo stiano bene! Ma la felicità è anche l’oceano, le pietre, il mare…».

Che bambino era Nicolas Cage?
«Cercavo sempre di ridere!».

Prossimo film?
«A fine novembre uscirà negli Usa il film sulla storia di un serial killer, Robert Hansen, ambientato in Alaska, con John Cusack. Lui sarà l’omicida ed io il poliziotto!».

Ha in programma altri ruoli come personaggio dei fumetti, come in “Ghost Rider”?
«Nessun fumetto in programma. Vorrei tornare a fare anche qualche film più piccolo, indipendente e portare al cinema qualche bella storia, non legandola ad un discorso economico».

Ma è nota la sua passione per i fumetti…
«Non ne colleziono più adesso: lo facevo quando ero ragazzo, ne leggevo moltissimi. I personaggi dei fumetti sono modelli da seguire per i ragazzi».

Come sceglie i film?
«Cerco dei ruoli che mi facciano sentire il più naturale possibile. Scelgo delle sceneggiature che siano delle sfide, solo così si può crescere, solo se hai “paura” di interpretare un ruolo».

Quando recita, qualcosa di quel personaggio rimane nella sua vita?
«Ho cominciato a recitare quando avevo 15 anni ed avevo pochissima esperienza, ma ho imparato molto. All'inizio cercavo di vivere il più possibile il personaggio e mi capitava anche di scassare delle cose quando uscivo, così come facevano alcuni miei personaggi... Poi ho imparato. Quando torno a casa, devo chiudere fuori dalla porta i miei ruoli!».

Pensa che i personaggi negativi possano essere educativi?
«Credo che da ruoli apparentemente negativi si possa imparare molto. Come in “Via da Las Vegas”: se un ruolo viene fatto bene, può insegnare agli altri uomini dove non si deve sbagliare».

Pensa che sia facile diventare un altro se stesso, recitando?
«Uno scrittore, una volta, ha scritto un libro sugli sciamani e mi è molto interessato questo mondo esoterico. Lui ha scritto poi un libro sugli attori e mi sono domandato come fosse possibile e che connessione ci fosse. Poi ho capito il nesso: l'attore deve cercare di rendere magico ciò che interpreta e prendere questa magia per andare oltre se stesso e rendere magica la vita degli altri. Queste cose, poi, però, le deve lasciare sul set».   



IL PIÙ GIOVANE PREMIO OSCAR
Nicolas Cage, pseudonimo di Nicholas Kim Coppola, nato nel 1964, è apparso in oltre 60 film, tra cui “Face/Off - Due facce di un assassino” (1997), “The Family Man” (2000), “Fuori in 60 secondi” (2000), “Il mistero dei Templari” (2004), “Il cattivo tenente” (2009). All'età di 32 anni, è diventato il quinto attore più giovane di sempre a vincere il Premio Oscar come migliore attore per la sua interpretazione in “Via da Las Vegas” (1995).


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