acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Mal di città

Rumorose, care e sporche, eppure sempre più piene: è così brutto vivere nei grandi centri?

Ven 28 Set 2012 | di Maurizio Targa | Attualità
Foto di 2

Un'abitazione costa in media più del doppio che nel resto del Paese, le strade sono sporche, il traffico intenso, l'aria infinitamente più inquinata, la qualità del tempo libero peggiore. Da scappar via subito, direte voi. Invece ci vivono due terzi degli italiani. Lo studio “Sussidiarietà e città abitabile”, condotto dal Politecnico di Milano, ha preso in considerazione dodici grandi città con popolazione superiore ai 250 mila abitanti, ovvero Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Genova quindi Bologna, Firenze, Bari, Catania, Venezia e Verona, raccogliendo impressioni dai cittadini stessi. La pagella redatta dagli abitanti è decisamente severa: bocciati trasversalmente la qualità dei servizi pubblici erogati, che il 60% ritiene scarsi o insufficienti; i servizi per l'edilizia popolare, stroncati da oltre due terzi degli intervistati, sgradimento che sale al 79 se si considera la soddisfazione per le iniziative messe in campo dai singoli comuni. Altro ambito assai contestato quello dei trasporti e della mobilità, giudicato negativamente dal 56% dei cittadini-campione.

Ambiente, che disastro
Una vera Caporetto arriva poi dai dati relativi all'ambiente: il 51% giudica scarsa o insufficiente la qualità dei servizi del verde pubblico, il 46% quella per la pulizia delle strade, meno peggio alle attività e alle strutture del tempo libero che fanno storcere il naso ad appena il 44% degli intervistati. A far da eco a questa sequela di numeri impietosi il rapporto Ecosistema urbano di Legambiente, anch'esso di recente pubblicazione. Brutte nuove sulla qualità atmosferica, specialmente per Milano, dove tira veramente una pessima aria: il capoluogo meneghino peggiora in tutti gli indici, in particolare per le concentrazioni di ozono (60 giorni di superamento, erano 41 lo scorso anno); Napoli, Roma e Palermo soccombono sotto i cumuli di rifiuti abbandonati, incapaci di intraprendere un sistema di raccolta differenziata col capoluogo siciliano sceso ad un ridicolo 3,9% (era il 4,3% nella scorsa edizione) e la Capitale immobile ad appena il 19,5% e proprio i romani patiscono ogni giorno gli effetti dannosi di una mobilità scriteriata, con centro e periferie invase dalle auto private. Notiziacce anche dalla mobilità pubblica, con Palermo che arretra con evidenza per quanto riguarda il numero di passeggeri trasportati, crollando dai 110 viaggi per abitante all’anno agli attuali 44. E la depurazione? Disastri pure lì: tutte le grandi flettono tranne Torino e Genova, che restano stabili. Un inferno, insomma.

Sfiducia nella casta
Che fare? Su questo, almeno, tutti d'accordo: la risposta ai diversi mali metropolitani, dicono i cittadini intervistati, dovrebbe arrivare da Comuni e altri enti pubblici, soprattutto per i trasporti e la mobilità (79%), per l'ambiente (69), per la casa (60), meno per il tempo libero (47,3). In linea teorica, però, se è vero che, sfiduciati totalmente rispetto alle capacità dei politici, due terzi del campione ritiene che risposte reali ci sia invece da aspettarsele con maggiori probabilità da iniziative riconducibili del terzo settore come cooperative sociali, associazioni di promozione sociale, di volontariato, in special modo per risolvere problemi di casa, assistenza, verde pubblico e tempo libero.

Viva il “terzo”
I mali sembrano infatti essere più sopportabili laddove l'intervento del terzo settore è già più forte, e sono sempre di più le persone che legano proprio all'impegno delle associazioni di famiglie, di residenti, cooperative e onlus, una maggiore qualità dei servizi. La fiducia maggiore è in esso riposta per ciò che concerne la gestione del tempo libero (39,7%), il verde pubblico (30,6), i problemi legati alla casa (18,7), traffico e mobilità (9,4).
Sono, aggiunge la curatrice del rapporto Paola Garrone, proprio le organizzazioni del terzo settore, più vicine alla gente, a saper individuare e interpretare meglio le "nuove" esigenze dei cittadini con una correlazione diretta tra qualità dei servizi e la diffusione delle iniziative di sussidiarietà: ecco così che nella classifica sull'abitabilità Firenze è prima quanto a qualità dei servizi (edilizia popolare e verde pubblico in primis); la seguono Bologna (medaglia d'oro per trasporti e mobilità) e Torino (prima per attività e strutture del tempo libero), mentre Verona si distingue per pulizia delle strade e gestione dei rifiuti. Altre iniziative spontanee concorrono a rafforzare questa convinzione: vedi il successo riscontrato a Milano con il Centro Pompeo Leoni, nato in risposta all'esigenza di trovare case a prezzi accessibili agli studenti universitari fuori sede; idem per Torino dove è nato l'Amicobus, per accompagnare gli anziani invalidi. Seguono Bologna con la storica Polisportiva Pontevecchio e Napoli con i Friarielli Ribelli, gruppo spontaneo che ha reclutato adepti via Internet e rimesso a nuovo piazze diventate discariche. Con la speranza di staccare la città dalla sua posizione fanalino di coda.


Si vive male? Ci vado!
Vita grama vuol dire fuga dalla città? Niente affatto: la sorpresa emerge dall’indagine elaborata dall'Università La Sapienza di Roma per ItaliaOggi, sempre sulla qualità della vita: le città crescono per abitanti. «Il motivo è semplice – ha spiegato il direttore del quotidiano economico Marino Longoni -: le città hanno ripreso ad attirare investimenti. Roma, che per molto tempo è rimasta sotto i 3 milioni di abitanti, ora è quasi arrivata a 4 mln. Lo stesso fenomeno si è registrato a Milano». Una criticità o una opportunità? Dal punto di vista ambientale l’inurbamento sembra un fatto negativo, in realtà il progredire della tecnologia sta risolvendo molti dei problemi che si ponevano fino a poco tempo fa. Si pensi solo alle energie sostenibili e alle possibilità che stanno aprendo per produrre energia senza inquinare. Altro fattore di sviluppo: l’istruzione. Roma e Milano hanno dato origine a decine di nuovi atenei che possono sopravvivere solo contando su una massa di studenti in grado di giustificare gli investimenti necessari a sviluppare nuove modalità di trasmissione del sapere. 




LATINA, PERCHÉ NO?
Pisa, Trieste, Bologna: queste le città con caratteristiche economiche, sociali e di servizi giudicate all'avanguardia, per trasferirsi nelle quali gli italiani sarebbero disposti a pagare anche fino a un quarto del proprio reddito annuo. Ma scorrendo la classifica non sono poche le sorprese: anche Latina, per esempio, risulta tra le città ambite. Certo siamo lontani dagli oltre cinquemila euro annui che gli italiani tirerebbero fuori per andare a vivere nelle città menzionate in apertura: comunque nel nostro Paese c’è ancora chi sarebbe disposto a pagare per trasferirsi nel capoluogo pontino, precisamente 1.065 euro l'anno! Sono i dati che emergono dalla ricerca condotta da tre economisti dell’università di Milano-Bicocca, Alessandra Michelangeli, Emilio Colombo e Luca Stanca, prendendo in considerazione le conseguenze delle caratteristiche di un territorio sui prezzi delle sue abitazioni e sulle sue retribuzioni, risultato che in sostanza indica quanto un cittadino sarebbe disposto a pagare per spostarsi da una città con caratteristiche economiche, sociali, climatiche e ambientali medie ad una con le caratteristiche ed i servizi di Pisa, che nel ranking conquista il primo posto. «Con questo lavoro – chiariscono Michelangeli, Colombo e Stanca – non vogliamo stabilire dove si viva meglio, ma, basandoci sui prezzi di mercato degli immobili a uso abitativo, rivelare le valutazioni implicite degli individui rispetto alle caratteristiche delle città». La presenza di un’amenità, ovvero elementi che hanno un impatto positivo sul benessere dei suoi abitanti come clima mite, buone scuole, bassa criminalità, in una data area territoriale, fa aumentare la domanda di abitazioni e l’offerta di lavoro. Pertanto, a parità di altre condizioni è possibile ottenere una valutazione monetaria dell’importanza che le persone attribuiscono a ciascun benefit. Le maglie nere? Crotone, Potenza e Caltanissetta, tutte attestate intorno ai quattromila euro in negativo; ultimissima Enna, dove ci si potrebbe trasferire, dice lo studio, solo dietro compenso di circa settemila euro annui!


Condividi su: