acquaesapone Mondo
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Quando l’assistenza uccide il guerriero

Viaggio missionario in Karamoja, africa, tra il popolo dei guerrieri-pastori

Ven 28 Set 2012 | di Alessandra Manni | Mondo
Foto di 16

I Karimojong
Non bastano le parole, bisognerebbe andare giù e incontrare i Karimojong.
Ho sentito molto parlare di loro prima di partire per la missione, anche Padre Angelo Benolli, fondatore di Italia Solidale Onlus (l'associazione con cui sono partita) molte volte ha raccontato di questo popolo fatto di guerrieri dediti alla pastorizia, dal carattere forte e pieno di energie, che vengono espresse anche in canti e soprattutto in altissimi salti. Canti e salti non sono certo mancati, anche quando, appena arrivati, siamo scesi dall'aeroplanino, stile Indiana Jones, che ci ha portato da Kampala, capitale dell'Uganda, a Moroto, capoluogo del Karamoja, in un'ora e mezza (a fronte delle 12 ore, se ti dice bene, di pullman). Noi “muzungu” (bianchi) siamo stati accolti a suon di battito di mani, musica e salti: un'accoglienza che di certo non ti fa sentire lontano da casa. Ma la realtà che poi ho vissuto nei giorni a venire mi ha permesso una conoscenza meno superficiale dei Karimojong. Insieme con gli altri missionari di Italia Solidale, ogni giorno abbiamo incontrato in media una trentina di famiglie dei bambini adottati a distanza con la nostra associazione. Con ognuna abbiamo parlato della loro vita, delle loro relazioni familiari, del loro lavoro.

Guerrieri seduti
I racconti di vita che sono venuti fuori non sono stati sempre semplici da affrontare: da donne abbandonate a bambini orfani accompagnati dai nonni o dai fratelli, molte persone non presenti perché malate o defunte, spesso per malaria o AIDS. Ma uno dei mali che era più presente, e nello stesso tempo il più nascosto, era la depressione, lo schiacciamento delle forze personali, che coinvolgeva i Karimojong soprattutto nella scelta dell'attività lavorativa. La maggior parte delle persone lavora con le pietre, spaccandole e vendendole. Qui ho visto un contrasto enorme con la loro tradizione: il popolo guerriero, dalle grandi mandrie, che si spostava per lunghe distanze alla ricerca di buoni pascoli, si era ridotto a spaccare pietre per ore e ore, stando seduti ad aspettare il camion di turno per venderle. Infatti lungo le strade era pieno di questi cumuli di sassi, che però, a causa delle piogge e delle strade impraticabili per il fango, non potevano essere raggiunti dai compratori e quindi le vendite erano ferme.

Aiuti pericolosi
Una delle cause maggiori della depressione che sta schiacciando le forze dei Karimojong si può riassumere in una parola: assistenzialismo. Da quando circa 30 anni fa l'Occidente si è mosso per combattere la carestia scoppiata in Africa, non è stato altro che un susseguirsi di aiuti umanitari da parte di associazioni e organizzazioni internazionali attraverso soldi, medicine, pozzi e cibo. Non ci si è resi conto, però, di quanto questi “aiuti” abbiano peggiorato la situazione, rendendo gli africani passivi e dipendenti. Ancora oggi 22.000 bambini muoiono di fame ogni giorno: questo non la dice lunga? Una passività “donata” dall’Occidente. Oltre ai soldi e al potere, abbiamo schiacciato l'Africa con la nostra superbia, che si traduce anche nella “scolarizzazione”. Mi raccontava Betty, la nostra animatrice karimojong, che adesso, poiché i bambini nelle scuole studiano solo l'inglese e la cultura anglosassone, molti di loro non riescono più a parlare con i nonni, che sanno solo il Karimojong, una lingua di tradizione orale che in pochissimi sanno anche scrivere, e così i bambini africani si allontanano sempre più dalla loro identità culturale. Io non sono totalmente contraria all'istruzione, è una possibilità, ma se fatta in questo modo, in che modo può essere d'aiuto? è solo un'ulteriore violenza all'identità dell'Africa. Non risolve niente nell'ambito familiare, dove la situazione più diffusa è quella di un padre violento ed assente, che spende i soldi erogati dalle ONG per bere e lascia a casa la moglie, debole e depressa, che non riesce a prendersi cura neanche del proprio bimbo. Molto diffusa in Africa è anche la poligamia che causa tante sofferenze soprattutto ai più piccoli. Alcuni uomini hanno 5 o più mogli e decine di figli, così però un padre non può essere mai tale e le madri soffrono molto per i contrasti interni ed esterni, per la gelosia con le altre mogli, ed anche per questi motivi i bambini muoiono. Questa mortificazione colpisce il bisogno di rispetto e di scambio di rispetto di cui ogni persona necessita.

Credere in se stessi e rinascere
Fortunatamente, incontrando le famiglie dei bambini adottati con Italia Solidale, ho ascoltato molte testimonianze di rinascita. Grazie alla proposta antropologica e missionaria dello sviluppo di vita e missione e all'esperienza di comunione tra loro in piccole comunità di 5 famiglie, molte persone, padri e madri, hanno ritrovato le loro energie personali, hanno tirato su una propria attività e stanno diventando sussistenti. Attraverso quest'antropologia, inoltre, molti sono riusciti a vedere le loro sofferenze interne, che li spingevano a bere, a non amarsi, riuscendo anche a superarle ed a portare questa gioia nella vita familiare. A testimoniarmi questo è stato proprio il padre della bambina che ho adottato in un'altra zona dell'Uganda, ad Orussi. Con lui ho avuto il piacere di parlare. Jimmy mi ha raccontato che prima di incontrare Italia Solidale la sua famiglia faceva parte di un programma di aiuti umanitari, attraverso il quale erano assistiti. La sua vita era un disastro, fumava oppio e beveva tutto il giorno, non si curava della sua famiglia, tanto quello che serviva per sopravvivere veniva dato loro dalla ONG, e la moglie era molto triste e sempre sola. Non avrebbe mai capito la gravità di questa vita, se non avesse incontrato l'antropologia di sviluppo di vita e missione che sta alla base delle missioni di Italia Solidale, che parte dalla bellezza e dalla forza delle energie che ogni persona possiede per natura. Sperimentando questo e trovando un supporto concreto nella sua comunità di 5 famiglie solidali, sta riuscendo a venire fuori da queste dipendenze, ritrovando un amore per sé, per sua moglie e per la sua bimba Silvia. Sentirmi dire che anch'io ho partecipato a questa rinascita è stata una vera gioia.

I frutti dell'impegno personale
Di testimonianze così ne posso raccontare a decine e non mi basterebbe tutta la rivista. Quello che posso dire è che ho conosciuto persone forti, testimoni della potenzialità che ognuno di noi ha dentro. Durante gli ultimi giorni di missione abbiamo incontrato le comunità che vivevano  lontane dalla città, una decina di chilometri circa, che impiegavano tre ore per arrivare a piedi nel luogo dell'incontro. Ma nonostante ciò, anche se con i tempi africani, erano sempre presenti. Parlando con loro ho trovato persone meno depresse e più creative nell'ambito lavorativo. C'era chi vendeva carne, chi coltivava mais, sorgo, chi vendeva tabacco, chi sale, molte sarte, chi aveva negozi di vestiti e solo in pochi spaccavano pietre. Mi ha colpito molto una donna giovane con 9 figli, senza marito, che era riuscita ad avviare una buona attività economica tanto da essere sussistente ed occuparsi della propria famiglia, contando solo sulle sue forze.

La forza delle donne
Ho visto come le donne sole in Africa siano proprio una vera potenza, perché, come ho già spiegato sopra, l'uomo la maggior parte delle volte può essere un blocco all'espressione delle energie personali della donna, perché violento ed autoritario. Non è sempre così, fortunatamente. Un altro aspetto che mi ha colpito delle famiglie africane è la grande generosità con i bambini orfani: molti padri e madri, quando chiedevo loro quanti figli avessero, mi rispondevano che oltre ai loro bambini (quasi mai meno di cinque) avevano degli orfani, la maggior parte delle volte figli di parenti. E pensare che qui da noi perfino avere due figli ci sembra una cosa da pazzi!

Testimoni di una vita semplice
Il momento in cui veramente mi divertivo era durante le foto alle famiglie. Mentre mi piegavo sulle ginocchia per inquadrare e mettere a fuoco, venivo circondata immediatamente da una schiera di bambini curiosi che partecipavano con me nel controllare l'inquadratura. Alla fine condividevo le immagini con loro e, a loro volta, volevano essere fotografati. Uno spasso! Hanno un'energia, una gioia coinvolgenti. E questa freschezza, bene o male, la mantengono anche da grandi: la loro semplicità nel modo di relazionarsi, senza schemi, maschere o difese, mi ha mandato in crisi più di una volta. Non sono abituata a persone così semplici, qui in Italia ci nascondiamo dietro la buona educazione, la paura di offendere l'altro o il cercare di usare gli altri per i propri scopi, e non siamo mai veri. Questa loro inconscia apertura, come i bimbi, mi ha aiutato a vedere quante chiusure ho vissuto e vivo nella mia vita, a quanto in Italia siamo abituati più a difenderci che ad amare. Siamo falsi, prima di tutto con noi stessi, non perché siamo sbagliati, siamo forse più ingannati.

I condizionamenti dei media
Non mi sono mai accorta, come quando sono tornata dalla missione, di quanto siamo costantemente bombardati da messaggi falsi e manipolatori. Viviamo in una società che gioca sulle debolezze personali di ognuno di noi per farci sentire inadatti e quindi bisognosi di avere questo o quello per essere apprezzati. Ci manca sempre qualcosa per essere veramente belle e quindi dobbiamo comprare quel prodotto, avere quel corpo o sembrare come quella tizia famosa. Ci serve qualcosa per essere veramente "fighi" e quindi bisogna farsi quella macchina, quel tipo di cellulare o comprarsi quel tipo di vestito. A Moroto tutte queste falsità non le hanno, la loro situazione umile li salva da tutto questo: infatti per esempio, solo in città qualcuno ha la TV, che va a generatore o a pannelli solari perché l'elettricità ancora non c'è. Non dico che giù non abbiano anche le loro falsità culturali, ma non sono bersagliati quotidianamente da falsi messaggi come noi.

Natura, non stress
Un pomeriggio, di ritorno da un incontro con le comunità, passando per il centro di Moroto, sono stata affascinata dalla tranquillità delle persone che camminavano lungo la strada e mi sono resa conto della semplicità della loro vita, senza orari, senza corse, senza stress. è veramente molto lontano da quello che siamo abituati a vivere qui. Stare così a contatto con la natura, viva e prorompente, rilassa l'animo umano. Io so solo che quando stavo giù ho capito che è possibile vivere in comunione con le proprie forze personali. Vivere la mia natura nella natura, senza stare a guardare continuamente l’ora, ti porta ad avere un rapporto molto più semplice e normale anche con Dio. Sono andata in missione per aiutare i Karimojong, ma spero di aver dato anche solo una briciola di quello che ho ricevuto io da loro.




IL KARAMOJA
Il Karamoja è una regione situata nel nord-est dell'Uganda, in Africa, al confine con Sudan e Kenya, dalla vegetazione tipica dell'ambiente di savana. La popolazione è di circa 440.000 abitanti, con un aumento di circa il 3% annuo, con una densità di abitanti tra le più basse dell'Uganda. Inoltre è tra le aree a più basso Indice di Sviluppo Umano del Pianeta (HDI - Human Development Index). Mentre l'Uganda realizza un HDI di 0.404, (158° posto sul totale di 174 nazioni della Terra), il Karamoja totalizza 0.18 (per un paragone, il più alto indice mondiale è raggiunto dalla Norvegia con 0,98 , mentre l'Italia si attesta a 0,92).




TUTTI POSSIAMO ESSERE MISSIONARI
Chi attiva un'adozione a distanza con Italia Solidale si unisce ad un grande movimento di vita, innanzitutto per sé. Non salva solo un bambino, ma dà una mano a tutta la famiglia e alla comunità in cui il piccolo è inserito. Questa relazione a distanza vuol dire anche una relazione diretta, personale e in spirito con il bambino. Vi scriverà insieme al missionario e ai laici volontari del posto e ne potrete seguire lo sviluppo. Italia Solidale: 06/68.77.999 – ww.italiasolidale.org


Condividi su:
Galleria Immagini