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Attimi di speranza

In attesa della quotidiana radioterapia di mio padre, osservo gli altri pazienti e rifletto

Ven 28 Set 2012 | di Stefania Terzetti | Io Giornalista
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Mi trovo con mio padre nella sala di attesa per la radioterapia, purtroppo non è la prima volta a cominciare da mio marito. Inizio a sfogliare una delle tante riviste che sono lì, poi, non so perché, inizio ad osservare nel profondo i volti, gli atteggiamenti di chi come mio padre, sta vivendo la fine di un percorso, più o meno lungo. è come se ad un tratto riuscissi a sentire i loro pensieri.
La sala è piccola, siamo in tanti, ognuno con la propria storia: i volti sembrano sereni, nessuno parla della malattia, ma del tempo, della crisi. Ogni tanto si sollevano dei sospiri, gli sguardi fissi oltre il muro, a volte scende una lacrima, ma viene subito catturata.
Si conoscono tutti, sono come una grande famiglia: l’appuntamento è sempre lo stesso, tutti i giorni alla stessa ora. Qualcuno si fa accompagnare, oramai stanco con la voglia di arrendersi, altri vengono da soli, per non darla vinta.
Quanto tempo sospeso tra la speranza ed il cielo: sei circondato da persone, ma ti senti solo con l’impotenza di fare, agire e pensare.
Chi ti accompagna cerca di farti coraggio, ti sistema il giaccone, ti offre un bicchiere d’acqua, tante premure. E mi domando: sarà stato sempre così o bisogna arrivare a tanto per far sentire il nostro amore a chi ci sta vicino? Cosa succede quando quell’amico di ieri non lo vedi per una, due, tre volte? Cerchi qualche notizia dai dottori, che non possono parlare, ma gli occhi lo fanno per loro: allora ti assale la paura, quell’amaro in bocca, quel dolore allo stomaco... Ti conviene fermare qui i pensieri ed andare avanti. Per alcuni, invece, è l’ultimo giorno della terapia, vanno via con il sorriso sulle labbra, salutano tutti, trasmettendo una speranza, con la promessa di rivedersi fuori con una nuova vita.
Allora penso: si trovano qui seduti costretti a dare via il proprio tempo per la stessa vita, mentre prima non lo avevi neanche per prendere un gelato con tuo nipote, o per essere presente alla recita di tuo figlio. Correre, lavorare: ti senti impotente, sei cieco, si litiga per niente, amicizie per interesse, orgoglio, apparenza, con il solo obbiettivo di superare il prossimo.
Voglio solo far riflettere tutti, su questi attimi di speranza: vivete ogni giorno come se fosse l’ultimo, perché un giorno lo sarà, lasciando indietro le ripicche, i musi lunghi, e a volte anche se è difficile, fate il primo passo.
Perché è molto più importante volersi bene da vivi! 


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