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I bambini di oggi e i giochi di ieri

Non è giusto che loro paghino per una società malata. E allora che ne dite dei gruppi di genitori solidali?

Ven 28 Set 2012 | di Claudia Garavani | Io Giornalista
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Quante volte ci è capitato di scuotere la testa guardando i nostri figli che passano le ore con gli occhi incollati alla televisione o sullo schermo dei video giochi oppure di fissare meravigliati il bambino che ci chiede candidamente “Come si gioca a campana?”. Perché noi diamo per scontato il giocare a campana, a mosca cieca, un due tre stella, rubabandiera, il salto della corda come un imprinting nel nostro dna e ci sembra incredibile che possano esistere bambini che ignorino la loro esistenza. Ma, ad un esame più approfondito, questa realtà non dovrebbe sorprenderci. Il carico di attività extrascolastiche al quale i nostri figli sono sottoposti, la mancanza di spazi utilizzabili nelle nostre trafficate città, ma soprattutto la mancanza di sicurezza ci costringe a tenere i nostri figli come guardati a vista. Siamo costantemente sottoposti ad un fuoco di fila di notizie di bambini vittime di pedofili, di ragazzine costrette a subire violenza anche dai loro stessi amici, dalla tentazione all’uso di sostanze stupefacenti da giustificare il nostro “no” a far vivere liberamente in gruppo i nostri bambini, preferendoli al sicuro nelle loro stanze, anche se questo li condanna ad un isolamento forzato e alla proliferazione di amicizie virtuali e sterili nei social network. Ma non è giusto che siano i bambini a pagare per una società malata e per la nostra, seppur legittima, voglia di sicurezza. E allora come risolvere il problema? L’idea mi è venuta pensando ai vari gruppi solidali che si sono creati in tempo di crisi e nell’ottica di salvaguardare l’ambiente. Perché non utilizzare lo stesso concetto per salvaguardare i nostri figli? Si potrebbero organizzare gruppi di genitori che a rotazione “sacrificano” un pomeriggio a testa per insegnare ai nostri figli i bei giochi semplici, ma divertenti, dei nostri tempi che riuscivano a coltivare un sano agonismo, che stimolavano la fantasia e insegnavano il gioco di squadra. A fronte di un piccolo impegno per ciascuno di noi, si otterrebbe un enorme risultato, innanzitutto facendo crescere in maniera più sana le nuove generazioni, dandogli la possibilità di vivere appieno la fase di “bambino” che, al momento, viene saltata a pie’ pari, facendo dei nostri figli dei piccoli adolescenti, ma anche dando a noi il tempo per vivere i nostri figli ed i loro piccoli grandi traguardi che, spesso, ci perdiamo perché troppo immersi nei nostri impegni di lavoro e per consentirci, anche se solo per un pomeriggio, di tornare bambini anche noi.   


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