acquaesapone Susanna Tamaro
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Il cerchio magico

di Susanna Tamaro

Mer 01 Feb 2012 | di Susanna Tamaro | Susanna Tamaro

Le prime luci dell'alba rischiaravano uno spettacolo terrificante. Al di là dei cancelli ancora chiusi c'era un uomo molto basso e molto grasso, Ulderico Triponzo in persona, il quale, in piedi su un rullo compressore, arringava un esercito di casalinghe, operai, impiegati e salumieri armati fino ai denti. A chiudere il sinistro corteo erano schierati sei bulldozer, dieci betoniere, tre rulli compressori e un centinaio di stradini e asfaltatori.
- Amici! - sbraitava Triponzo da lassù. - Amati concittadini! Siamo stati qui convocati, in questa splendida mattina di ottobre, per compiere qualcosa di importante. Qualcosa che, oso dire, lascerà il nome della nostra città scritto a caratteri d'oro nell'albo della storia. Per tanti anni, oserei dire per millenni, l'uomo è stato oppresso e perseguitato dall'arroganza della natura.
La folla assiepata ai piedi del rullo compressore lo ascoltava rapita.
- Chi di noi - proseguì Triponzo, gesticolando vivacemente - non ha dovuto subire l'oltraggio di un morso di zanzara? E quante vite sono state spezzate dall'allergia al polline dei fiori? E gli uccellini? Siamo o no stufi di essere svegliati ogni mattina dal loro indegno fracasso?
Ci fu un grande applauso. Qualcuno gridò: - Giusto! Basta con i cinguettii senza controllo!
- Non vorreste un mondo senza topi, senza ragni, senza api né vespe? Senza piccioni che sporcano i balconi?
- Síííí! Lo vogliamo - gridò la folla in estasi.
- E ancora, cari concittadini, pensate ai pipistrelli! Pensate ai pipistrelli e riflettete.
Riflettete se è giusto che alle soglie del Duemila, mentre siamo già padroni della terra e del cosmo, quelle orride e insensate creature vaghino tra di noi per spaventarci. È giusto, dico, che a causa loro le nostre notti siano piene di terrore?
L'Uomo! - esclamò Triponzo, con i doppimenti che gli vibravano come una mozzarella di bufala. - L'Uomo è l'unico imperatore del mondo. La sua intelligenza non ha uguali. Computer, automobili, frullatori, tutto ciò che esiste è frutto della sua grandezza. E allora, cari amici, allora, dico, non è forse venuto il momento di trasformare il mondo a sua - a nostra - immagine e somiglianza?! Pensate ai vostri tinelli, alle vostre stanze da bagno. Sono lindi, lucidi, disinfettati! Così deve essere, così vogliamo che sia il resto del cosmoooo!
A queste parole seguì un applauso frenetico. La folla si era surriscaldata e non vedeva l'ora di cominciare il grande progetto di pulizia. Intanto il sole aveva fatto il suo ingresso in cielo. Era arrivata l'ora X.
Triponzo si infilò il casco in testa e gridò: - A voi, miei prodi! - facendo un gesto rapido e deciso, da condottiero.
I cancelli del parco cedettero come burro sotto le ruote cingolate dei bulldozer. La grande operazione "Mondo pulito" ebbe così inizio.
Triponzo entrò per primo, sul bulldozer. I cittadini eccitati lo seguirono intonando il loro inno di guerra:
Bruciamo gli alberi, bruciamo l'erba,
bruciamo i fiori e i loro orridi odori!
Per il sonno dei nostri bambini
degli uccellini facciamo spiedini!
Prima di attaccare il ritornello, ad un cenno di Triponzo, imbracciarono i fucili.
Né starnutii, né becconii,
basta cacca sui balconiiiii!
A quel punto Ursula si era già precipitata giù dall'albero.
- Sveglia! Sveglia tutti! - strepitava, battendo due bastoni tra loro. - Allarme! Arriva il nemico! Allarme! Allarme!
Tutti si misero a correre disordinatamente. Chi aveva le ali spiccò il volo, chi aveva le branchie si tuffò in acqua, chi poteva arrampicarsi, salì in alto.
- Cosa c'è mamma? - domandò Rick.
Guendy levò il muso, inspirò due o tre volte l'aria. Aveva un'espressione molto preoccupata.
- Ci sono gli uomini - disse gravemente.
- Ma ci sono sempre gli uomini, nel parco - rispose Rick. Guendy annusò di nuovo. Snuff snuff. - Questi sono diversi - mormorò piano. - Hanno un odore acre. L'odore dell'odio.
- L'odio? Che cos'è l'odio?
- L'odio è quando non ci si vuole bene.
Rick la guardava dritta negli occhi, senza riuscire a capire.
In quel momento Guendy si pentì di non aver detto tante cose al suo bambino. Si era illusa, aveva voluto illudersi che il Cerchio Magico sarebbe durato per sempre. A un tratto, invece, aveva capito che il Cerchio Magico non c'era più. Era finito come finiscono tutte le cose del mondo.
- Rick - disse allora - abbracciami forte. Rick obbedì e tuffò il viso nella pelliccia folta e morbida del suo collo.
Il canto degli uomini e il rumore delle ruspe erano sempre più vicini.
Guendy gli bisbigliò in un orecchio: - Ricordati di quello che ti ho detto un giorno. Anche se tutto finisce, l'amore non finisce mai.
In quello stesso istante si sentì un boato. Al boato seguì un crepitio. Nel folto del bosco si aprì uno squarcio. Dallo squarcio, come un fiume in piena, entrarono le truppe con le ruspe.
Dopo meno di un secondo le fiamme cominciarono a lambire il bosco. Bruciavano i cespugli e l'erba. Bruciavano i tronchi.


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