acquaesapone Soldi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Lo scandalo delle tasse rubate

Così i partiti e la stampa hanno coperto per anni la maxitruffa di chi ha fatto sparire i soldi dei tributi locali pagati in 400 Comuni

Gio 25 Ott 2012 | di Francesco Buda | Soldi
Foto di 5

Milioni di italiani fregati. Noi ne abbiamo calcolati almeno 4 milioni nei circa 130 Comuni che avevano protestato. Ma sono molti di più, in tutta Italia isole comprese. Fiumi di denaro, pagato da famiglie ed aziende, e finito nel nulla.
È lo scandalo Tributi Italia Spa, la società che accertava e riscuoteva le imposte comunali in oltre 400 Comuni senza poi girarle nelle loro casse. Le ultime indagini parlano di almeno 100 milioni di euro spariti. Ma il malloppo evaporato è senz'altro più consistente.
Solo ad Aprilia, in provincia di Latina, per la Corte dei Conti mancano all'appello 85 milioni di euro. A Pomezia, a pochi chilometri da Roma, l'attuale Sindaco giura di non aver mai ricevuto da questi signori 49 milioni di euro. Lì il boss di Tributi Italia fu arrestato nel luglio 2001 insieme ai vertici della società delle tasse comunali di cui era socio e insieme all'ex Sindaco e vari esponenti della maggioranza. Nella vicina Nettuno l'ammanco oscilla tra i 12,7 e i 19 milioni. Ora il regista di questa inaudita truffa, Giuseppe Saggese, è stato arrestato e messo in galera. Lo scorso 2 ottobre la Guardia di Finanza lo ha prelevato eseguendo l'ordinanza di custodia cautelare.
Cioè, in attesa del processo, il soggetto (tra l'altro figlio di magistrato) potrebbe fuggire o inquinare le prove. Vanterebbe una “capacità criminale di eccezionale rilevanza”, “dominus” di un “meccanismo infernale” attraverso una “architettura intricatissima”, scrive il giudice per le indagini preliminari di Chiavari che ne ha ordinato l'arresto.

FREGATURA PERFETTA

La mega-truffa senza precedenti è stata confezionata alla perfezione. Il clan del “sistema Saggese”, come lo chiamano i magistrati, prometteva di aumentare le entrate comunali scovando gli evasori. Ma ha dirottato i soldi su conti correnti inaccessibili agli enti locali. E sarà difficilissimo che quelle somme versate dai cittadini tornino ai Comuni. Ora come prima.
Varie indagini già in passato avevano appurato in diverse regioni che le polizze fornite da Tributi Italia a garanzia verso i Comuni erano carta straccia, perché false, intestate a società inesistenti, oppure non coperte. In certi Comuni Saggese e i suoi si erano accaparrati il servizio accertamento e riscossione tributi impegnandosi a investire parte dei proventi per il verde urbano, come richiesto da certi curiosi bandi di gara. Un'astuzia che rendeva unica la loro società. Di solito, chi fa l'esattore non è giardiniere e così si è spesso visto passare davanti Saggese & co. Comunque i Comuni lamentano di non aver avuto le opere di manutenzione, miglioramento e tenuta del verde pubblico promesse da Tributi Italia. Un caso su tutti, la solita Aprilia: l'unica cosa che ha ricevuto da Tributi Italia, che comandava la municipalizzata A.Ser., sono state due palme. A fronte di 85 milioni di euro volatilizzati, finendo così sull’orlo della bancarotta.

COMUNI SUL LASTRICO

Come Aprilia, diversi Comuni sono finiti sul lastrico a causa dei mancati introiti delle tasse sull'immondizia, sugli immobili, sull'occupazione di suolo pubblico, delle multe automobilistiche.
La gente a pagare Tarsu, Tosap, Ici e salassate degli autovelox. E loro – il clan acchiappa-tasse – a succhiare il sangue facendo sparire gli incassi. Soldi con cui le amministrazioni dovevano provvedere ai servizi pubblici: mense dei bambini ed ospedali, strade, stipendi e tutto ciò che serve alla vita di un paese o di una città. In qualche rarissimo caso hanno potuto tamponare la botta. Ad Alghero, per esempio, il municipio è riuscito faticosamente a recuperare 4,3 milioni di euro.

SI ROMPE IL PATTO CON I CITTADINI

Tutto questo è di una gravità pazzesca. Significa rompere quel che resta del patto tra il lacerato Stato e i cittadini, esausti e impoveriti. Una vicenda del genere rischia davvero di far sentire legittimato chi non paga le tasse. Se questa è la fine che fanno i soldi frutto di sacrifici e lavoro, perché uno dovrebbe pagare? Se la Repubblica ormai non è più nemmeno in grado di raccogliere i denari dei contribuenti, a che serve pagare le imposte?
Chi dovrebbe risponderne, ancora una volta, è la casta politico-affaristica annidata nelle istituzioni ed amministrazioni pubbliche, a cominciare da certi Ministeri e dal Parlamento. Ma pure negli enti locali. Spesso e volentieri, infatti, Tributi Italia operava come socio di minoranza in aziende municipalizzate controllandole. Ai politici locali andava qualche poltrona in consiglio di amministrazione e magari un po' di assunzioni ad amici e parenti.

IL VERO SCANDALO:
I PARTITI HANNO LASCIATO FARE

135 Comuni avevano presentato esposti alla magistratura e moltissimi avevano chiesto di cancellare Tributi Italia dall'Albo dei riscossori. Tanto più che la società continuava ad accumulare debiti, nonostante le ingenti somme raccolte nei vari Comuni. Era stata dichiarata insolvente dal tribunale, passo che prelude, nelle storie normali, alla dichiarazione di fallimento. Tra omertà, ricorsi e controricorsi la definitiva cancellazione arrivò solo a dicembre 2010. Ai piani alti della politica nazionale, gli amministratori locali dei Comuni inguaiati dal clan Saggese venivano persino redarguiti, invitati a lasciar stare, a darsi una calmata. Più di qualcuno fu convocato a Roma dai “capi”. Ad esempio, l'ex sindaco facente funzione di Aprilia, Paolo Verzili, ricorda che nel 2005 fu chiamato dal postdemocristiano Publio Fiori, che a quel tempo era vice presidente della Camera con An, affinché trovasse un accordo con l'A.Ser (controllata da Tributi Italia) invece che rompere. «Andai a quell'incontro con Domenico D'Alessio, consigliere delegato alla risoluzione del contratto con l'A.Ser. Quando Fiori ci disse cosa voleva – ricorda Verzili –, ci alzammo e ce ne andammo. E poi ci costituimmo parte civile in tutti i processi incaricando l'avvocato Coppi». A nome dell'ex deputato di An Fiori la Guardia di finanza di Genova ha trovato una fattura di 1,2 milioni nella contabilità di Tributi Italia.
«Ma anche nel centrosinistra hanno fatto lo stesso», aggiunge l’ex Consigliere di Aprilia, Mario Berna. «È strano che il caso sia scoppiato e fermato solo ora con l'arresto di Saggese, potevano farlo almeno 8-9 anni fa, perché già allora erano state accertate irregolarità nell’operato di Tributi Italia», racconta ad Acqua & Sapone un avvocato tributarista, esperto consulente di varie Prefetture ed enti locali. Il professionista di fama nazionale, che preferisce l'anonimato, ricorda che i Saggese boys erano stati cancellati diversi anni fa dall'Albo dei soggetti che possono riscuotere le tasse. «Nel 2002 la Publiconsult (poi divenuta Tributi Italia) fu sospesa dall'Albo dei riscossori, ma puntualmente le si consentì di operare».

… E poi LI HANNO SALVATI
Con il decreto “incentivi” numero 40 del 25 marzo 2010, firmato dal Ministro Giulio Tremonti, arrivò il salvagente per Tributi Italia: con una norma ad hoc fu ammessa all'amministrazione straordinaria sulla base della cosiddetta «legge Marzano», che va incontro alle aziende in crisi offrendo loro la possibilità di ristrutturarsi. La holding delle tasse ha così evitato la dichiarazione di fallimento ed ha potuto tranquillamente continuare a svolgere le attività di accertamento e riscossione dei tributi locali. Loro, che nel giugno 2010 risultavano avere un patrimonio negativo di quasi 11 milioni di euro, solo 11 agenzie aperte rispetto alle 400 originarie, 128 convenzioni rispetto alle originarie 508, di cui 184 cessate per inadempimento del concessionario. Oltre a conti correnti bancari e postali pignorati, un sequestro disposto dalla Procura della Corte dei conti del Lazio per un importo di 45 milioni di euro e 32 procedimenti di sfratto per morosità. Loro, che risultavano morosi nel pagamento di luce, gas, acqua e telefono per circa 1 milione e 800 mila euro, andavano in giro a chiedere le tasse ai cittadini e alle imprese e magari a pignorargli i beni. Come scriveva Giovanni Galli sul quotidiano economico “Italia Oggi” nel marzo 2010, “la parte più scottante della norma è quella in cui si dispone che fino all'esaurimento delle misure in questione si verifica la 'persistenza nei riguardi delle predette società delle convenzioni vigenti con gli enti locali immediatamente prima della data di cancellazione dall'albo'”. Vale a dire: sebbene estromessa dall'Albo, la ditta poteva continuare il suo business nei Comuni in virtù dei vecchi contratti. Tributi Italia, inoltre, percepiva compensi anche del 75% sulle imposte accertate o riscosse. Un assurdo. Basti pensare che l'aggio riconosciuto oggi ad Equitalia per legge è del 9% e dal 2013 scenderà all'8% per poi arrivare al 4%, se tutto va bene, cioè se Equitalia diventa più efficiente.

C’ERANO GIA' 13 INCHIESTE
L'arresto di Saggese ad ottobre riguarda solo l'ultima di quattordici inchieste aperte dalle procure di tutta la penisola. Si era capito che il sistema era marcio. E si poteva intervenire, bastava applicare la legge. Ma i partiti non solo non hanno fatto finta di non vedere, ma hanno anche coperto. Lo scandalo arrivò infatti in Parlamento più volte, sin dal 2008, con interrogazioni degli onorevoli Ludovico Vico (Pd) e di Rita Bernardini (radicale nel Pd). Ci vollero 3 anni per avere qualche straccio di risposta dal Governo. «Chiedevamo un'indagine ispettiva e la trasmissione degli eventuali atti alla Corte dei Conti per configurare un danno erariale -  ha ricordato la Bernardini all'indomani dell'arresto di Saggese –. Sollecitavamo leggi per fissare la misura massima dell'aggio concedibile alle società di riscossione, garanzie per le somme incassate e limiti temporali per l'affidamento». E invece nulla di tutto ciò è accaduto: il gruppo di Saggese ha continuato a riscuotere tasse, con aggio fino al 75%, per tutto il tempo che ha voluto e senza garantire nulla, con tanto di fidejussioni (polizze assicurative) tarocche.  «Denunce inascoltate fino al 20 giugno 2011 - sottolinea la Bernardini - quando il sottosegretario all'Economia Sonia Viale ci fornisce risposte insoddisfacenti. Il governo Berlusconi ha voluto salvare la Tributi Italia tollerando nella Commissione Finanze la presenza di un membro che curava gli interessi del Saggese». 

CHE FARANNO I PARTITI ORA?
Molto difficilmente i Comuni rivedranno i soldi fatti sparire. Ma i partiti e il governo devono pure dare delle risposte concrete. Ad esempio, il Senatore Elio Lannutti ha chiesto al Ministro dell'Economia e delle Finanze se e come il Governo intenda evitare che si ripetano simili scandali che possono davvero far crollare il sistema Italia. L'ex Ministro  Tremonti ha scritto al sito Dagospia i motivi per cui fu salvata Tributi Italia con il decreto fiscale nel marzo 2010: «Tributi Italia fu commissariata per tre ragioni – scrive Tremonti -: per evitare che molte migliaia di dipendenti perdessero il posto di lavoro; per mantenere i flussi di riscossione fiscale (flussi comunque enormemente maggiori dei 20 milioni che sarebbero stati sottratti);  infine, per evitare che andasse perduta la relativa importantissima banca dati». Risultato: centinaia di dipendenti senza lavoro; milioni di euro di tasse incassate e sparite anziché finire nelle casse comunali; Comuni in crisi e spesso senza gli elenchi aggiornati dei contribuenti.

 



TG E GIORNALI hanno sempre coperto, tranne A&S e il caffè
Lo scandalo Tributi Italia si conosceva. In qualunque democrazia normale e seria avrebbe fatto cadere il governo, messo in crisi maggioranze, generato scompiglio nel mondo politico e in quello economico finanziario. Una notizia da farci la prima pagina per mesi. Uno scoop clamoroso da edizione straoridinaria dei telegiornali. Ma a parte qualche sporadico articolo, anche l’informazione ha coperto lo scandalo, con un silenzio interessato. L’azienda editrice della rivista Acqua & Sapone, anche in questa vicenda ha invece mostrato indipendenza vera. Con il periodico locale “Il Caffè”, che esce anch’esso gratis, la Medium srl da anni racconta cosa combina Tributi Italia. E lo fa in modo autorevole. Tanto che gli articoli de “Il Caffè” sono finiti davanti al governo e alla Camera dei deputati, che però si sono adoperati per insabbiare lo scandalo. Dove erano i Tg e le blasonate testate nazionali? Perché i telegiornali pubblici pagati dai cittadini non hanno dato tutto il risalto che una vergogna del genere meritava?  E gli autorevoli periodici e quotidiani a pagamento perché non ci hanno puntato? I giornali della Medium queste cose le hanno approfondite e urlate, senza sconti, per anni. E gratis.

 


 

2 palme 85 milioni di euro
Dovevano curare anche il verde pubblico, con una parte dei compensi presi dalle imposte riscosse ad Aprilia. L’A.Ser, società mista comandata da Tributi Italia, anche grazie a questa presunta attività aveva scalzato la concorrenza per accapararsi il servizio tributi nella quarta città del Lazio. Alla quale oggi mancano 85 milioni di euro di tributi pagati dai cittadini. In compenso, l’A.Ser ha piantato due palme in oltre 10 anni di attività. Che tra l'altro sono pure morte, attaccate dal terribile punteruolo rosso. Tanto per restare in tema di parassiti...

 


Condividi su:
Galleria Immagini