acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Cecile De France: “Non ho paura dell’anonimato”

La piů affascinante attrice francese

Gio 25 Ott 2012 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
Foto di 6

Intanto chiariamo subito una cosa importante: a dispetto del suo cognome, la più affascinante delle attrici del cinema francese è belga. È nata a Namur, 37 anni fa, città raffinata e meravigliosa, come lei. L’abbiamo incontrata a Venezia, all’ultima Mostra del Cinema, per il film di Xavier Giannoli “Superstar”, in cui è una dirigente televisiva dal cuore troppo d’oro per essere spregiudicata. Un personaggio controverso e difficile. Ma certo, per lei questi ruoli non sono un problema: dai fratelli Dardenne a Clint Eastwood, ha lavorato con i migliori.

Come si prepara un personaggio così?

«Ho parlato a lungo con Xavier del lavoro che avremmo fatto e della personalità di questa donna, che all’inizio non immaginavo così sfaccettata. Abbiamo parlato molto e ci sono entrata dentro. Poi, ho incontrato molti giornalisti e, in particolare, una persona che lavora in tv. Lei fa un lavoro simile alla donna che interpreto. Abbiamo assistito a delle riunioni, a delle prove, siamo andati dietro le quinte. Così abbiamo capito come in quell’ambiente si rapportino alle storie e ai fatti che portano in trasmissione, quale sia il loro reale interesse per ciò che raccontano. Abbiamo capito che l’esclusiva, la spettacolarizzazione, per loro è comunque più importante di tutto. La verità è che lì l’obiettivo principale, come in molti settori della società, è fare soldi, tanti. E lo capisci dalle scelte che fanno: i temi, per esempio, vengono decisi anche in base alla loro redditività: sesso, vendetta, morte. Chi lavora come fa il mio personaggio, spesso deve trovare in questa situazione un compromesso, tra il canale e la persona. Ed è molto difficile che ci riesca, prevarrà in lei sempre l’interesse per il primo».
 
Lei cosa pensa della tv?
«Sarei una bugiarda a dire che la tv mi entusiasma, ma allo stesso tempo sottolineo che ci sono molte trasmissioni diverse e alcune di esse sono interessanti. Il fatto è che c’è tanta… mèrde (prova a trovare un’altra parola, ma non la trova – ndr) – so che voi in Italia potete capirmi – e questo peggiora la qualità della vita e della cultura di tutti. Credo si approfitti del fatto che ormai chi la guarda lavora troppo ed è così in difficoltà quando arriva a casa che non vuol pensare, non vuole impegnarsi in qualcosa di complesso. E allora sceglie programmi oggettivamente stupidi, squallidi».
Entrare in un ambiente che disprezza tanto non deve essere stato facile.
«Giannoli non è mai stato compiacente: ci ha costretto a scavarci dentro, anche ad arrivare alla parte più disturbante della storia e di noi stessi, tirar fuori da noi il peggio, perché la storia lo richiedeva. C’è una certa violenza nella tv che viene raccontata nel film e che a mio parere ritrae bene quella vera. Si cerca qual è il confine da poter superare ogni volta, fino a che non si è costretti, temporaneamente, a fare un passo indietro. E l’uomo è curioso di guardare oltre, soprattutto in senso negativo. Un incubo parossistico: ma siamo sicuri che sia così lontano da noi?».

Il film parla in particolare dei pericoli della fama. Lei li teme?

«Come attrice non ho questa forma di celebrità, né la desidero. Per natura, carattere, istruzione e cultura, ma anche per le scelte di vita che ho fatto: sono andata a vivere in campagna, mi tengo lontana dai riflettori. E non sono neanche una che va sui social network. No, quel tipo di fama non fa per me».
 
Questo tipo di celebrità “colpisce” soprattutto le donne?
«In Italia forse sono le donne a finire più spesso negli ingranaggi della società dello spettacolo. Almeno è quello che mi viene in mente, quando vengo qui e vedo che persino la Rai fa programmi indecenti. Ieri sera ero davanti alla tv e c’era una trasmissione incredibile con ragazzine vestite con pantaloncini cortissimi e un numero addosso. E ballavano e venivano giudicate. Non capivo a cosa servisse, era terribile».
 
In Francia la situazione è migliore?
«Noi abbiamo la fortuna di avere canali come Arte e comunque non si arriva a quei livelli. Detto questo, non è che voglio giudicare. La tv è uno specchietto per le allodole che attrae molti. Penso a cosa ha fatto Berlusconi in Italia e come ha sfruttato il piccolo schermo, così come da noi ha fatto Sarkozy, peraltro. E non è il mezzo a far la differenza, ma chi lo usa: ci puoi trovare ancora cose belle. Il punto è che, se nasce un fenomeno discutibile, la tv lo amplifica fuori da una dimensione accettabile».
 
Questo mondo ti obbliga a dei compromessi?
«A volte non è facile resistere alle tentazioni, ai compromessi. Perché è facile sentirsi lusingati da un articolo, è facile farsi blandire da una copertina che ti mostra bellissima e un po’ eterna. Non è tanto il denaro o la fama a “corromperti”, a volte è solo un po’ di vanità, magari ciò che ti toglie qualche insicurezza. E poi un attore ha bisogno dei media per lavorare, per avere mercato. La celebrità però ha anche dei vantaggi: spesso ti permette di scegliere e soprattutto di rifiutare, uno dei privilegi più grandi. Devi saperla gestire, però».
 
Se dovesse un giorno scegliere tra l’essere famosissima o sconosciuta, cosa farebbe?
«Tra il diventare troppo famosi o diventare anonima, tra l’essere, insomma, un’Angelina Jolie o tornare una signora nessuno, credo proprio che preferirei comunque la seconda possibilità. Perché anche tornata nell’anonimato potrei fare comunque quello che mi piace, recitare, magari in un piccolo teatro. E credo che sarei felice lo stesso. In ogni caso – conclude ridendo - credo che la mia situazione sia ideale, quindi perché cambiare?».

 


 

BELGA NON FRANCESE
Nata nel 1975 in Belgio, a 17 anni si trasferisce in Francia. Nel 2001 si fa conoscere con la commedia di Richard Berry “L'art (délicat) de la séduction”. Nel febbraio del 2003, riceve il premio Lumière ed il César come miglior attrice esordiente per “L'appartamento spagnolo”. Seguono “Alta tensione”, “Il giro del mondo in 80 giorni”, “Un po' per caso, un po' per desiderio”, “Hereafter” di Clint Eastwood.


Condividi su:
Galleria Immagini