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Tosca: L’anima non invecchia

Da Sanremo alla musica sacra, il percorso di una artista che esplora l’animo umano

Gio 25 Ott 2012 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Tiziana Tosca Donati, questo il suo nome all’anagrafe, ma per tutti noi è semplicemente Tosca, la cantante di “Vorrei incontrarti tra cent’anni”. Anche se lei è molto di più. 

È difficile definire un’artista come te: sei passata dal Festival di Sanremo ai più importanti palcoscenici teatrali, fino al musical e alla musica sacra…
«Nasco come artista di teatro e, appena diplomata, alla fine degli anni ’80 ho iniziato subito a sperimentarmi in alcune compagnie teatrali; però, sin da bambina, mi è sempre piaciuto molto cantare».


Come furono gli inizi della tua carriera?
«Sono nata nella periferia romana, in un ambiente umanamente povero e degradato: solo la mia passione per l’arte e la musica mi ha salvata. Appena possibile, ho cercato di essere indipendente: recitavo in una commedia dialettale romana e poi, appena finito lo spettacolo, andavo in un locale a esibirmi come cantante con una vena goliardica. Da lì è cominciata la mia avventura!».

Quali sono state le figure che più hanno influito sulla tua formazione artistica?

«Renzo Arbore mi notò giovanissima, apprezzò subito il mio modo di cantare e mi coinvolse in molti suoi progetti, anche tv. Oltre a Gabriella Ferri, mio principale riferimento artistico, Renzo è stato un maestro unico: mi ha insegnato a giocare con questo mestiere, a trovare il bello nel mio lavoro».

Qual è stato il tuo rapporto con Gabriella Ferri?
«Il suo modo di vivere e intendere l’arte è sempre stato per me molto importante. Avevo otto anni quando mio padre mi portò a vedere per la prima volta un suo spettacolo: rimasi folgorata e decisi che avrei fatto quello nella vita, era l’arte nel popolo! Qualche anno dopo, quando la conobbi, m’incitò a impegnarmi per la cultura romana. Più tardi, ritrovando la mia radice popolare, sono diventata consapevole di aver assunto la difficile eredità di Gabriella».
Com’era la tua famiglia?
«Era una famiglia semplice, di modesta estrazione che mi ha sempre sostenuto in tutto e mi ha donato l’abitudine a mantenere la mente libera, lontana dagli schemi precostituiti. Ho imparato presto cosa vuol dire guadagnarsi da vivere: mi sento una donna fortunata perché so cosa significa avere poco o molto, so dare il giusto valore alle cose e, soprattutto, al miracolo quotidiano che è la vita».

Come valuti la condizione femminile in Italia?

«Mia mamma è stata una figlia dei fiori e, come molte altre donne, ha combattuto e sofferto per la libertà femminile: io stessa, da bambina, mi sono trovata coinvolta in alcune manifestazioni. Quelle lotte furono importantissime, ma purtroppo, con il passare degli anni, sono state spesso mal interpretate: oggi molte donne pensano che il proprio corpo sia un’azienda per produrre profitti. Ma è uno schifo puntare solo sul proprio involucro esterno!».
Su cosa dovremmo investire?
«Sulla cultura e sulla cura della propria anima. La cultura è l’arma più potente per vivere bene ovunque. Io stessa ho imparato a leggere ed informarmi molto tardi e sono rimasta sconvolta dalla bellezza che prima non comprendevo».

Siamo ancora in grado di coglierla?

«Ormai riusciamo difficilmente a cogliere la bellezza della semplicità, perché siamo troppo condizionati, bombardati da continui messaggi fuorvianti: non si lavora più sull’anima, ma solo sulle cose materiali e sul corpo. Siamo diventati incapaci di invecchiare, non riuscendo più ad accettare le rughe dell’anima e i segni che lasciano anche sul nostro viso. Provo pena per il dolore interiore di molte persone, che sperimentano la più grande delle sofferenze: vivere nella falsità senza riuscire ad esprimere ciò che sono veramente».

L’Italia è tra i primi cinque Paesi al mondo per numero d’interventi di medicina e chirurgia estetica in rapporto alla popolazione. Cosa ne pensi?
«Avere cura del proprio aspetto è importante, ma credo che la bellezza esteriore non può esserci se non si ha un’anima che si rispecchia sul proprio viso e corpo. Sono assolutamente contraria alla chirurgia estetica: farvi ricorso è ridicolo, significa non voler accettare il corso dell’esistenza e, spiritualmente, voler fermare il tempo. Vedo tante donne tiratissime e uguali una all’altra, chiaro sintomo di una ribellione dell’anima: se con la chirurgia non hai più un’espressione personale, significa che ciò che hai dentro è paralizzato!».

Come stai vivendo la difficile situazione sociale e politica del nostro Paese?
«Amo moltissimo l’Italia, ma sono disgustata da tutto quello che sta succedendo; spero che emergano nuovamente delle persone per bene: l’ultimo politico che ho stimato è stato Enrico Berlinguer, che aveva già previsto quello che sarebbe successo. Ora va di moda quell’orrenda parola che è rottamare, un termine stupido e violento; gli unici che devono essere rottamati sono i figli di questa società dell’apparire che non sanno costruire nulla e non hanno il senso del sociale».

Come alimenti la tua anima?
«Anzitutto stando insieme alle persone che stimo ed amo, ma anche appassionandomi del mio lavoro e della mia crescita personale; inoltre, imparo molto dai bambini, figli e nipoti del mio compagno, ed anche dal mio cane. Con gli anni ho capito che è bello prendersi del tempo, soffermarsi anche su una parola, una pennellata di un quadro o sull’armonia di un’opera d’arte: questa è la ricchezza dell’invecchiare».
 
Ti fa soffrire non aver ancora vissuto l’esperienza della maternità?

«No, anche se a volte penso che sarebbe bello avere dei figli. Ritengo importante rispettare il corso della natura ed eventualmente comprendere il motivo per cui non sono riuscita ancora a diventare mamma. Non sono d’accordo con la ricerca della gravidanza a tutti i costi, quasi fosse una pretesa. In ogni caso, non mi sento di giudicare le donne che si sottopongono alla fecondazione artificiale, perché anche loro possono essere ottime madri. Trovo molto più violento il comportamento di tante donne che, pur di avere un figlio, si mettono con un uomo, ingannandolo e poi lasciandolo: è assurdo, soprattutto per le sofferenze che provocano ai bambini».

Negli ultimi anni hai tenuto molti concerti di musica sacra e partecipato a diverse manifestazioni organizzate dal Vaticano. Che cosa hai imparato?
«Lavorando sulla spiritualità senza cadere nella retorica della religione, ho incontrato da una parte l’assurda opulenza della Chiesa, dall’altra tante persone semplicissime, laiche e religiose, che realizzano delle opere incredibili in ogni parte del Pianeta, soprattutto per salvare tanti bambini, donando la propria esistenza e facendo una vera evangelizzazione».

Come vivi la tua Fede?
«La mia cristianità la esprimo in modo semplice, cercando di rispettare me stessa, gli altri e la comunità. Credo in Dio, che non è certamente cattivo e non sta nei personaggi del Presepe; credo nell’energia positiva e nell’armonia interiore presenti in ognuno di noi, che ci permettono di stare bene e di relazionarci. In questi anni mi ha molto allontanato l’errato atteggiamento della Chiesa che spesso propone una religione fatta di divieti e regole, cose che non c’entrano nulla con l’Amore. Per quanto mi riguarda, sono consapevole che mi manca la forza di dedicare tempo ed energie a chi ha più bisogno. Amare chi soffre è l’unica cosa che fa davvero la differenza in questo passaggio terreno: però spero di migliorare, perché l’anima non invecchia ed è sempre possibile ripartire e aprirsi di più alla Vita».  

 


 

Artista poliedrica
Tiziana Tosca Donati, nata a Roma il 29 agosto 1967, debutta giovanissima sotto la guida di Renzo Arbore. Nel 1992 pubblica il suo primo album e, con il brano “Cosa farà Dio di me”, debutta al Festival di Sanremo, dove trionfa quattro anni più tardi cantando in duetto con Ron la canzone “Vorrei incontrarti tra cent’anni”. Artista dalle grandi potenzialità, nel 1998 doppia insieme a Fiorello il cartone animato “Anastasia” ed è la protagonista del musical “Sette spose per sette fratelli”. In coincidenza con il Giubileo del 2000, inizia la sua collaborazione con il Vaticano e la sua avventura nella musica sacra che propone tuttora in tutto il mondo, cantando spesso in varie lingue originali ed antiche. Ultimamente ha riproposto vari spettacoli che si rifanno al teatro canzone e alla musica popolare romana. Vive nella Capitale con il regista Massimo Venturiello con il quale condivide spesso anche il palcoscenico.


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