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Il quartiere, la mia felicità

Per il benessere individuale, spiega uno studio americano, l’ambiente conta più dei soldi

Gio 25 Ott 2012 | di Maurizio Targa | Ambiente
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Quanto incide sulla felicità e il benessere individuale il posto in cui viviamo? Secondo uno studio pubblicato su “Science”, rivista scientifica americana, stare in un quartiere piuttosto che in un altro può fare la differenza, in termini di soddisfazione, di salute e felicità: questa la conclusione alla quale  si è giunti analizzando l’esperimento durato quindici anni e condotto dal Department of Housing and Urban Development degli Stati Uniti.
Ma come si è svolto lo studio? I ricercatori hanno assegnato a migliaia di famiglie residenti in quartieri molto popolari di New York, Los Angeles, Chicago, Boston e Baltimora dei voucher per alloggi situati in quartieri vicini ma più residenziali. Dalle risultanze dei test, gli studiosi si sono resi conto che coloro che si erano trasferiti stavano sperimentando una sensazione di benessere complessivo e addirittura di felicità maggiore rispetto al gruppo di controllo che, non avendo ricevuto il sussidio, non si era mai mosso dal quartiere popolare in cui abitava. Tutto ciò anche se la stragrande maggioranza delle famiglie non aveva affatto migliorato la propria situazione economico-sociale.

Il quartiere? come La mamma

L'attaccamento al quartiere, gli aspetti emotivi della relazione fra la persona e l’ambiente possono essere messi in parallelo con l’attaccamento che unisce il bambino alla persona che si prende cura di lui. L’investimento emozionale sui luoghi favorirebbe quindi un’identificazione con essi, promuovendo il coinvolgimento politico e sociale, l’attivazione delle risorse e la partecipazione. Tutto ciò è facilmente verificabile quando l’attaccamento alle case, al rione, al vicinato è messo in crisi dai cambiamenti forzati di residenza; chi per motivi di lavoro o altro è stato costretto a trasferirsi lo sa bene: cambiare città o a volte anche solo zona all’interno di essa può peggiorare notevolmente il nostro benessere. «Attraverso i dati raccolti in questi anni – spiega ancora il direttore del Cirpa - abbiamo potuto dimostrare che questo sentimento esiste perché le persone sviluppano un vero e proprio legame affettivo sia con le case che con i posti in cui vivono. Così come esiste l'identità di luogo, ovvero lo sviluppo delle caratteristiche personali che sono dovute proprio al posto in cui viviamo».  

La scelta più importante
A sostegno della tesi anche il parere del “guru” statunitense degli studi sull'urbanistica, Richard Florida, che nel suo libro "Who's your city" sostiene che la scelta del luogo e della città in cui vivere sia addirittura la decisione più importante della nostra esistenza. La città e più ancora il quartiere scelto - sostiene Florida - hanno un impatto molto forte, perché determinano il tipo di persone che s’incontrano e, quindi, la rete sociale che si instaura, lo stile di vita e anche il tipo di lavoro a cui avremo accesso.

Gli stressor, i nostri nemici
In Italia proprio il Cirpa da anni lavora sulla misurabilità degli effetti che l'ambiente può avere sulla vita di ciascuno. Chi vive nell'urbano è sottoposto in modo continuativo a molteplici stressor (rumori, inquinamento, traffico, ecc.) che possono provocare disturbi di tipo respiratorio, cardiocircolatori, cognitivi (incapacità di concentrazione, deficit mnemonici), affettivi, ovvero l’induzione a stati di tensione e nervosismo legati ad un ripiegamento su se stessi, che possono assumere delle importanti conseguenze anche dal punto di vista relazionale, aumentando l’aggressività, riducendo la propensione a mettere in atto comportamenti prosociali e di scambio interpersonale.

Amico verde
Gli ambienti naturali sono un toccasana per il benessere psicologico degli individui e alcune ricerche in ambito ospedaliero hanno evidenziato il ruolo rigenerante dei paesaggi verdi nel favorire i decorsi post-operatori e i processi fisici di guarigione.

Green therapy, perché funziona?
«Da un punto di vista razionale - spiega il professor Florida nel suo libro -, i contesti naturali non sono sempre luoghi in cui è piacevole soggiornare: foreste buie e tempeste in mare aperto sono un buon esempio in senso negativo, ma è stata registrata a livello globale la tendenza a preferire ambienti verdi, possibilmente con piante e fonti d’acqua a quelli costruiti, indipendentemente dall’età e dalla cultura di provenienza». Per queste preferenze istintive sono state elaborate due principali spiegazioni: la prima sostiene che questa predilezione dipende dalle nostre origini animali e primitive, quando i paesaggi verdi e rigogliosi potevano assicurare un sostentamento prolungato e un riparo dai possibili predatori. La seconda attribuisce gli atteggiamenti positivi verso gli ambienti naturali a valutazioni cognitive, culturalmente mediate, nelle quali spiccano ricordi d’infanzia legati ad attività all’aperto. Ma a determinare il livello di benessere sono anche l'intrusione o al contrario la chiusura dei vicini, la presenza di servizi che rendono la vita più comoda e più piacevole: dalla vicinanza ad ospedali o ambulatori, alle Poste o al Comune, alla presenza di Chiese, palestre, cinema e teatro.         


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