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La luce costa meno... aumentano la bolletta

Grazie alle rinnovabili il prezzo dell’elettricità scende, ma ci costa di più perché la casta dà nuovi sussidi alle fonti sporche

Gio 25 Ott 2012 | di Francesco Buda | Energia
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Sventato il nuovo bidone nucleare con cui ci volevano appioppare 4 centrali atomiche, ora ci accollano il flop delle centrali elettriche a gas, messe in crisi dalle fonti pulite. È l'assurdo paradosso della legge con cui il Parlamento ha approvato il decreto “sviluppo” del Governo Monti: in sostanza, siccome grazie alle rinnovabili infatti il costo dell'elettricità è sceso, allora... bisogna aumentare la bolletta. È il “capacity payment”, il nuovo aiuto di Stato alla lobby elettrica delle fonti “sporche”, introdotto con il voto favorevole trasversale, di centrodestra, Lega Nord inclusa, e centrosinistra. Le sovvenzioni andranno alle centrali termoelettriche a ciclo combinato, anche dette “turbogas”, per l'elettricità che metterebbero a disposizione per coprire eventualmente il fabbisogno che le rinnovabili non sarebbero in grado di soddisfare. Una gabella sulla energia di riserva. Infatti l'elettricità pulita per legge dev'essere venduta con priorità rispetto a quella generata da fonti “sporche”. E, come anticipato da Acqua & Sapone a luglio, c'è una sovraccapacità delle centrali non pulite, che ormai non sanno più cosa farsene dell'enorme potenziale, dovendo cedere il passo alla corrente da rinnovabili che attinge da fonti a costo zero (sole, acqua, vento, calore della terra). Terna, il grande operatore delle reti elettriche italiane,  ha spiegato che per ogni punto percentuale in più di elettricità da rinnovabili il prezzo diminuisce di 2 euro per ogni megawattora. E invece dobbiamo pagare di più per le centrali non pulite.

TASSA SULLE FONTI SPORCHE
Come se non bastasse, pagheremo a queste nuove ma ormai superate centrali a gas non per l'elettricità che ci darebbero effettivamente, ma in base a tutta quella che sono in grado di produrre,  con la scusa di garantire la fornitura elettrica. È in soldoni un mega-indennizzo alla lobby per gli investimenti sbagliati che ha fatto negli ultimi anni, scommettendo ben 25 miliardi di euro in queste centrali, presentate come gioielli tecnologici e come il futuro dell'energia italiana. Una mezza bufala che ora ci presenta il conto. E puntualmente il potere politico obbedisce e offre sul piatto questi nuovi aiuti pubblici. Dall'altro lato, il governo ha ridotto gli incentivi alle rinnovabili. «Il capacity payment – denuncia il Cetri Tires, Circolo europeo per la terza rivoluzione industriale – è illegale, un aiuto di Stato inammissibile ai sensi della legislazione europea della concorrenza». Un’assurdità, che non piace nemmeno alla potente associazione degli industriali italiani. Confindustria ha infatti criticato questa scelta di dare altri sussidi di Stato a chi produce corrente con centrali a gas, esprimendo “forte preoccupazione per la misura introdotta, che può innalzare ulteriormente il costo della bolletta energetica italiana per un valore compreso tra i 500 e gli 800 milioni di euro”.

FORZATURA MALATA
Questa doppia forzatura premia chi ha fatto investimenti sbagliati. Eppure si sapeva, concordano gli esperti, che ci sarebbe stato il boom delle rinnovabili. «Esatto, del resto ce lo chiedeva l'Europa. Questa misura del capacity payment non la vediamo affatto di buon occhio, perché significa dare una sorta di risarcimento per il cattivo investimento fatto con le tante centrali a gas che si sono ostinati a costruire in questi ultimi 5-6 anni», conferma ad Acqua & Sapone il dottor Andrea Zaghi, responsabile del Centro Studi dell'Aper, l'associazione dei produttori di energia da fonti rinnovabili. «Sembra quasi che il legislatore – sottolinea l'esperto –, attraverso la riduzione degli incetivi alle rinnovabili e altre misure decise negli utlimi mesi, prenda con una mano dalle fonti pulite per dare con l’altra mano a quelle fossili. Quanto sta avvenendo comunque va contro il libero mercato e poi, nel caso delle fonti pulite, gli incentivi sono stati una scintilla che ha fatto esplodere un settore che prima non esisteva con grossi vantaggi per tutti». L'esatto opposto di quanto sta accadendo con le centrali a gas: le hanno volute fare per forza, ci hanno speso 25 miliardi di euro con prestiti delle banche e ora la lobby di riferimento non vuole assumersi i costi dell'investimento azzardato e sbagliato. E i kilowatt che producono costeranno sempre di più: «Dal 2013 – aggiunge Zanghi – l'energia da fonti fossili sarà gravata dal nuovo obbligo di acquistare diritti sulle emissioni di anidride carbonica per l’intera produzione». Il sole, l'idroelettrico, il vento, il geotermico, invece, continueranno a non inquinare, saranno più efficienti e genereranno corrente a costi ridotti. Ma la casta ha deciso che gli italiani dovranno pagare di più e coprire i buchi della lobby che punta su tecnologie sporche e vecchie. Come fossili.

 



Gli incentivi all’­­energia pulita FRUTTANO al paese
Un tormentone che blocca lo sviluppo vorrebbe far credere che l'aumento della bolletta dipenda dagli incentivi alle rinnovabili. Ma è falso. Anzi, proprio grazie ad esse, specialmente con il fotovoltaico, abbiamo ridotto l'impennata del prezzo della corrente nelle ore di punta centrali della giornata (cd. effetto “peak shaving”); solo nel 2011 il risparmio grazie al Sole è stato di 400 milioni di euro. Secondo una ricerca dell'Università Bocconi di Milano, se l'Italia raggiungerà gli obiettivi fissati dall'Unione Europea entro il 2020, l'industria dell'energia verde avrà creato nel Belpaese 250mila nuovi posti di lavoro e quasi 228 miliardi di euro di benefici netti a fronte di 133 miliardi di incentivi statali. Certo le fonti pulite hanno ricevuto e ricevono aiuti dallo Stato, ma si sono rivelate un vero investimento pieno di frutti buoni. Tanto che “i benefici netti complessivi stimati con prudenza al 2030 ammontano a 76 miliardi di euro”, a fronte di oltre 13 miliardi di incentivi, afferma l'Osservatorio internazionale sull'industria e la finanza delle rinnovabili, presieduto dal Prof Andrea Gilardoni dell'Università Bocconi di Milano. I risultati della ricerca partorita nel “tempio” della cultura capitalistica e manageriale italiana, non lasciano dubbi: il vero investimento intelligente e remunerativo, per l'industria, per i cittadini, per i lavoratori e per il Paese, sono le rinnovabili (quelle vere, però, non gli inceneritori e le centrali a gas). E continuerà ad essere un ottimo affare per l'Italia, che ne trarrà maggiore occupazione, maggiore export, riducendo la dipendenza energetica dall'estero. In soldoni: 130mila nuovi posti di lavoro dal 2011 al 2020, 3 miliardi di euro l'anno di export in più, 13 milioni di bcm di gas in meno ogni anno. “Dal 2012 si raccolgono i frutti”, dice l'analisi della Bocconi: 46 miliardi per maggiore occupazione, 29 miliardi di euro di risparmi sull'acquisto di combustibili fossili, 22 miliardi in più di export netto per l'industria e 13 miliardi risparmiati grazie alla riduzione del prezzo di picco (nelle ore di punta del giorno).     

 


 

Vantaggi del fotovoltaico

• Prezzi minori quando c'è più richiesta: 400 milioni di         euro risparmiati nel 2011

• Risparmi sui costi futuri dell'energia

• Meno anidride carbonica nell'aria con benefici tra 107     e 131 miliardi di euro al 2030

• Meno dipendenza dall'estero

• Sanzioni Ue evitate per 590 milioni di euro negli ultimi 3 anni

• 76 miliardi di euro entro il 2020, tra più occupazione, minore import di combustibili fossili, export netto e riduzione del prezzo di picco dell'energia

Fonte Solarebusiness – Università Bocconi – Irex annual report– Kyoto Club, Anie Gifi


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