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Nina Zilli: Basta dirmi di no per farmi fare qualcosa

Il tour nei teatri, un nuovo disco in arrivo, il rapporto con Sanremo e quel confronto con Winehouse

Gio 25 Ott 2012 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Pantaloncino corto, capelli tiratissimi a formare una crocchia, zeppe ai piedi che la rendono ancora più alta, irraggiungibile, come la sua voce. Ha un viso cinematografico e lo ha visto subito il regista Ozpetek quando l’ha incontrata la prima volta. Ma per ora lei pensa solo a cantare “perché per ogni cosa ci vuole preparazione e io, per apparire sul grande schermo, dovrei studiare. Quando vado al cinema mi piace vedere attori che non diano l’idea di recitare, ma che sembrino naturali…”.

Eppure proprio il cinema ti ha resa famosa!
«Con la canzone “50mila” sono stata la “colonna sonora” del film “Mine vaganti” di Ozpetek. Come regista lo adoro! Mi piace il suo cinema. Ricordo che andai a vedere “Le fate ignoranti” e da lì sono stata folgorata. Vidi poi “Il bagno turco” e da allora non ne ho perso uno! Con Ozpetek ci sentiamo».


Paragonata spesso ad Amy Winehouse, come vivi il confronto: ti lusinga o ti inquieta?

«Lo capisco, anche se lei aveva una voce, a mio avviso, molto più bella della mia. Tale da entrare nella storia della musica. Aveva un dono di cui, purtroppo, non si è mai resa conto. È stata lei a portare luce su un certo tipo di musica e sono stata contenta quando è successo, perché erano anni che scrivevo queste canzoni e partecipavo ai festival beat d’Europa. Un mondo considerato di nicchia, pur trattandosi di artisti che negli anni Sessanta erano ai primi posti nelle classifiche, quindi appartenevano alla musica pop. Ma poi hanno cercato di ghettizzare le cose e quindi ora il pop sembra una cosa banalotta, fatta con una chitarra acustica senza troppo carattere. Io odio ghettizzare la musica, perché è quando si fondono le cose che nascono nuovi generi e stili. Comunque non è lei la mia fonte di ispirazione».

A Sanremo 2010 hai portato “L’uomo che amava le donne” e ti sei classificata terza. Poi sei stata ospite nel 2011 e nel 2012 hai partecipato con “Per sempre”. Come vivi Sanremo?

«Sanremo fa impressione. È una cosa strana. Quando uno arriva lì, vede il palco così piccolo e ti colpisce questa cosa. Perché pensi che sia facile. E invece no: perché lì è tutto rarefatto. C’è una tensione fortissima. C’è un casino, ti “lanciano” sul palco. Poi ti dicono che tocca a te, poi dicono di no, bo, forse…».

Cantare a Sanremo era il sogno della tua vita?
«Quando ero piccola, stavo sul divano con mamma e papà a guardare Sanremo e dicevo: “anche io voglio andare là” e mia madre mi diceva “sì, certo”, dandomi una pacca sulla spalla. Salire su quel palco, davvero, è stato un sogno che si è realizzato per me. Certo io penso ai Sanremo di Tenco, Dalidà, quando Sanremo era Sanremo. Poi ha vissuto anche anni bui, negli anni Ottanta, quando si “cantava” in playback… Comunque, quando sono stata lì, ho fatto tutto ciò che dovevo fare. Ovviamente, quando ti riguardi non sei mai contento!».

Spesso i genitori dicono di no alle nostre passioni, che poi diventano lavori: lo hanno fatto anche con te?

«I miei, quando feci capire che avevo la passione per la musica, mi dissero di studiare prima. In sostanza mi dissero di no… Loro, da piacentini, lavoratori, non vedevano la musica come un lavoro. E poi, ho fatto proprio la cantante! Spesso mia madre mi dice che, per farmi fare una cosa, basta dirmi di no!».

Stai lavorando ad un nuovo disco?
«Ho scritto poche canzoni. Ho portato a termine “L’amore è femmina tour” e dal 5 novembre sono in tour nei teatri: la ciliegina su questa splendida torta!».

Tu sei un’outsider…

«Sono una selvatica...».

Cosa pensi della musica italiana?
«Se guardiamo al nostro passato, anche le canzonette, che uno dice vabbè “cosa vuoi che siano”, sotto avevano l’arrangiamento di Ennio Morricone! Se pensi ad oggi, un po’ di tristezza ti viene. Ma forse, credo ci sia spazio per tutti. L’underground non morirà mai: quando ci sono le crisi, le sottoculture esplodono. Poi penso a Tiziano Ferro, Jovanotti, Elisa, Carmen Consoli che a me piacciono e mi consolo. Certo non sono paragonabili a Tenco, ma a lui non sarà paragonabile mai nessuno: lui è il mio preferito. Comunque, penso al Teatro degli Orrori che fa un casino con testi non banali. Certo poi vedi la classifica in tv… ma la musica non si fa in televisione!».

Cosa è per te la felicità?

«È un attimo, è un istante che quando arriva lo devi prendere tutto. Perché poi va via. Secondo me è preziosa anche per questo, altrimenti non varrebbe così tanto. Nella canzone, che mi piace moltissimo, dico che la felicità “è il mio gioiello per te”, “è il mio stipendio”: della serie, non ho nulla, ma ho “solo” la felicità».   

 


 

IN ARTE NINA
Maria Chiara Fraschetta nata a Piacenza nel 1983, nel 2001 pubblica per Sony il singolo “Tutti al mare”. Nel 2009 firma il contratto con la Universal. Pubblica il singolo “50mila”. Arriva terza al 60º Festival di Sanremo. Da maggio a luglio 2011 conduce “Stay Soul” su Radio 2. Partecipa a Sanremo 2012. Dal 5 novembre è in tour nei teatri. Il 24 novembre sarà in concerto presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, nella Sala Sinopoli. Si conclude così un anno intenso che l’ha vista anche condurre con Giorgio Panariello il programma “Panariello non esiste” su Canale5.


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