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L’aldilà e la scienza

Un neurochirurgo di Harvard racconta di aver sperimentato la vita oltre la morte. E per lui cambia tutto

Gio 25 Ott 2012 | di Alberico Cecchini | Attualità
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“Mi rendo conto di quanto il mio racconto suoni straordinario e, francamente, incredibile - ha dichiarato Eben Alexander -: se qualcuno avesse raccontato questa storia al vecchio me stesso, sarei stato sicuro che fosse preda di illusioni. Quanto mi è capitato è reale quanto e più dei fatti più importanti della mia vita, come il mio matrimonio o la nascita dei miei due figli”.  Una storia finita sulla copertina di Newsweek e su molti giornali e Tv in tutto il mondo, ma di cui si parlerà ancora molto. Eben Alexander, neurochirurgo a Harvard, con un curriculum accademico importante, non è cattolico e non aveva mai creduto nella vita eterna. Ma, poi, ha sperimentato "qualcosa di così profondo" da fargli riconsiderare in chiave scientifica le esperienze al confine della morte (NDE, Near Death Experience).
Il monitoraggio costante del suo stato cerebrale mostra che il cervello era sostanzialmente inattivo, durante quello che lui definisce come un'esperienza in un altro mondo, quello dopo la morte, dove esiste un'altra forma di coscienza, puramente spirituale. I neuroni della corteccia erano inattivi a causa dell'infezione e qualcosa, come una coscienza slegata dalla mente, è arrivata in un altro universo.

NDE. Le Near Death Experience, esperienze (o presunte tali) di "pre-morte" non sono eventualità rare. Sono anzi migliaia i casi ogni anno di persone che raccontano di aver vissuto, in un "aldilà" dalla realtà terrena. Sono tutte esperienze accomunate da almeno un elemento, ovvero la costante, profonda e pervasiva sensazione di pace, riservata a chi attraversa il confine tra la vita e la morte. Molti parlano di una vera e propria estasi. E nella stragrande maggioranza, chi è tornato indietro non aveva alcuna intenzione di farlo, e i racconti convergono tutti sull'intervento di una forza non meglio specificata, in grado di riavvicinare la coscienza al corpo "abbandonato".

Dopo un attacco di meningite nel 2008, fu ricoverato in coma al Virginia Hospital. Il suo cervello non comunicava attività, il suo corpo non rispondeva agli stimoli. In questo stato e per una settimana Alexander racconta di essere arrivato, volando come su ali di farfalla, in un luogo con nuvole rosa, in cui si udivano musica e canti con creature angeliche, trasparenti che lasciavano scie scintillanti in cielo. Un viaggio molto intenso in un universo coerente molto simile a ciò che si può associare alla concezione comune del Paradiso. Un luogo pieno di nuvole bianche e rosa e farfalle, accolto da una donna "bellissima, con gli occhi azzurri". Dalla quale ha percepito di essere amato incondizionatamente e con cui parlava senza usare le parole, inviando messaggi «che gli entravano dentro come un dolce vento». I messaggi che ricevette furono: «Tu sei amato e accudito»; poi «non c'è niente di cui avere paura» e infine «non c'è niente che tu possa sbagliare». Ma l'accompagnatrice del medico aggiungeva anche: «Ti faremo vedere molte cose qui. Ma alla fine tornerai indietro».
Proseguendo il cammino, l'autore di “Proof of Heaven” è giunto in un vuoto immenso, completamente buio, infinitamente esteso e confortevole, illuminato solo da una sfera brillante, «una sorta di interprete tra me e l'enorme presenza che mi circondava. È stato come nascere in un mondo più grande e come se l'universo stesso fosse un gigantesco utero cosmico».

E racconta di incontri con creature "diverse da qualunque altra abbia mai visto su questo pianeta": "Erano più avanzate, forme più alte. E poi il canto corale che arrivava dall'alto, mi riempiva di gioia e stupore". Tutto questo, dicono i referti, durante uno stato in cui la corteccia cerebrale, la parte che controlla le emozioni e il pensiero, costantemente monitorata, è risultata priva di attività.

“Questo viaggio ha profondamente inciso sulla mia attività professionale e sulla mia sfera spirituale: ora vedo tutto con occhi nuovi. Entrando in una chiesa, percepisco nuovamente quell'amore universale attraverso i vetri colorati, le note basse dell'organo e le immagini di Gesù”.

La persona, dunque, libera dal corpo e dalla mente, sperimenta con intensità una immensa pace ed un amore così profondo da non poterlo descrivere e che rimane indelebile nella sua memoria.                     

Al di là della veridicità di questa o altre testimonianze, forse le prove scientifiche dell’esistenza del Paradiso non le avremo mai. Così come non potremo mai avere le prove della non esistenza di esso. E sarebbe molto coerente con la libertà che un Dio che è amore dovrebbe lasciarci.

O forse perché la scienza è un luogo della mente. Invece il Paradiso è un luogo dell’anima, quindi non si può osservare scientificamente, tanto quanto non si possono osservare, l’anima stessa, l’amore e Dio. Probabilmente le attuali conoscenze scientifiche sono molto limitate rispetto a questi argomenti. E forse lo saranno sempre. 

 


 

I casi sono molto numerosi, LA SCIENZA INDAGA
Insieme a Jung, il più noto studioso di questi fenomeni è il medico e psicologo americano Raymond Moody, che ha pubblicato testi e raccolto informazioni e testimonianze sui cosiddetti fenomeni di pre-morte, in cui pazienti che si sono trovati in situazioni di coma, infarto, ecc. hanno raccontato le sensazioni provate durante la fase di incoscienza. Il suo testo “La vita oltre la vita” ha venduto 13 milioni di copie in tutto il mondo.

A livello scientifico, lo studio più importante è stato pubblicato nel 2001 dalla rivista medica “The Lancet” da un cardiologo olandese Pim Van Lommel e altri colleghi. In 10 anni hanno intervistato 344 pazienti cardiopatici nell’ospedale di Arnhem (Olanda) che sono rimasti “clinicamente morti” per cinque minuti o più, prima di “ritornare in vita”. Ben il 18% di questi ha riferito di avere provato esperienze di tipo NDE durante la morte clinica, ciò dopo che (secondo le indicazioni dei monitor) avrebbero dovuto essere considerati deceduti. Circa la metà di loro erano stati consapevoli della propria morte e 15 avevano avuto esperienze fuori dal corpo durante le quali erano consapevoli di tutte le complesse manovre mediche attuate su di loro. Un paziente fu in grado di riferire dove un’infermiera bionda aveva conservato la sua dentiera, che gli era stata rimossa durante le manovre rianimatorie, ovvero in una bacinella posta dall'altro lato della stanza.

 


 

DANTE SI ISPIRO' ALLE VISIONI DI UN FRATE
Per scrivere la “Divina Commedia”, Dante Alighieri trasse ispirazione dalle visioni dell’Aldilà di alcuni mistici, in particolare dalle visioni di Alberico, un frate dell’Abbazia di Montecassino. Di nobile famiglia, il frate nacque nel 1101. All’età di dieci anni si ammalò gravemente e per 9 giorni rimase come morto. Al risveglio, raccontò di essere stato accompagnato in cielo da una colomba, dove San Pietro lo condusse a vedere l’Aldilà. Le sue visioni fecero molto scalpore e sono arrivate sino a noi. Per leggere le visioni http://www.settefrati.net/visione.htm     


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